“Se fossi uno dei 600 utenti rimasti senza medico di base e assegnati d’ufficio a professionisti di comuni vicini anch’io mi arrabbierei con il sindaco”.
Espressione dello stesso primo cittadino, Marco Donadel, con riferimento al disagio lamentato – e segnalato in modo non di rado stizzito via social – dagli assistiti di Fulvia Facchin, in procinto di entrare in quiescenza con il 1 giugno. Gli interessati hanno ricevuto una comunicazione per lettera dall’Ulss n.2 solo pochi giorni fa.
“Hanno ragione. Con la premessa, tuttavia – aggiunge – che l’argomento non è di competenza di un sindaco. E’ naturale che in questo caso io faccia da parafulmine, però neppure i nostri uffici sono stati informati. Non è dovuto, probabilmente. Avendolo saputo per tempo magari avremmo potuto cercare qualche sistema per ammorbidire il problema”.
Il dato di fatto all’origine sarebbe un bando per la ricerca di un medico disponibile ad assumere l’incarico vacante a Roncade al quale non ha risposto nessuno.
A giugno si riproverà, nel frattempo i cittadini coinvolti sono stati “disseminati” sugli ambulatori dei più vicini professionisti risultati disponibili ad incrementare il proprio pacchetto di assistiti. Che ha un limite di legge al quale, però, in casi di emergenza si può derogare.
“Con un po’ più di tempo a disposizione – aggiunge Donadel – avremmo magari potuto fare una ricognizione per verificare se tutti gli otto medici che resteranno attivi a Roncade dopo il pensionamento di Facchin abbiano raggiunto il tetto e se avrebbero accettato una quota di utenti rimasti scoperti”.
La questione, ad ogni modo, non è solo roncadese, dinamiche di questo genere si ripetono frequentemente un po’ ovunque.
La carenza di personale medico e l’innalzamento dell’età media della popolazione, con l’ovvio incremento di patologie legate all’età, rendono il tema un nervo sempre più scoperto, e il tamponamento delle situazioni acute non potrà continuare a lungo senza una contestuale revisione strutturale della medicina di base.

