Caro Direttore,
ho letto le notizie di questi giorni dedicate alla “svolta” nelle indagini sulla terrificante morte di Sandra Casagrande, l’amica “pasticcera” di Roncade avvenuta 35 anni fa.
Personalmente ricordo ancora, in quella nebbiosa notte, quel carabiniere (o poliziotto) appoggiato alla colonna del portico che vomitava, tale dev’essere stata la scena che gli si era presentata, mentre rientravo a casa dopo un’asta d’Arte e del tutto ignara di quanto accaduto.
Lo seppi la mattina dopo, al mio arrivo in ufficio, e fu uno shock indescrivibile!
Ma al di là dei ricordi, quello che mi ha spinto a scrivere è stato un commento letto sotto al post pubblicato nella pagina Facebook di Roncade.it, dove un “signore” si chiedeva se fosse ragionevole “usare risorse per una pena già prescritta”.
Ecco, a parte la dimostrazione d’ignoranza rispetto alle leggi, il solo fatto di pensare che il rendere giustizia ad una donna barbaramente ammazzata (oggi lo chiameremmo femminicidio!), solo perché sono passati trentacinque anni e il reato “potrebbe” essere caduto in prescrizione, sia un inutile dispendio di risorse è allucinante!
Vorrei vedere si fosse trattato di un suo familiare o parente!
A me il fatto che dopo trentacinque anni ci sia ancora qualcuno che indaga sull’assassinio di Sandra non può che far piacere (specie visto come sono state fatte le precedenti indagini!) perché è un omicidio, barbaro come già detto, che grida verità e giustizia e di risorse sprecate, per ben altri futili motivi, di cui lamentarsi ce ne sarebbero a iosa… ma nessuno sembra accorgersene o deliberatamente sorvola.
Grazie dell’attenzione.

