Il primo mattone di Rino

La testimone più anziana al momento della già storica posa della prima pietra delMuseo auto e moto d’epoca, sabato 14 marzo, a San Cipriano, ha 92 anni. E’ l’ultima motocicletta uscita dall’Officina meccanica Carlo Menon e, nelle foto, compare legittimamente allineata con autorità comunali, parroco e ospiti, al centro della piattaforma in cemento di 350 metri quadrati poco a lato di via Guglielmo Marconi.
Esemplare da competizione, completamente restaurato e funzionante, rappresenta la divinità laica a cui il futuro tempio della tecnologia voluto da Rino Nogarotto sarà dedicato, cioè la passione per i motori e per come il genio dei loro costruttori si è evoluto nella storia.
Per il taglio del nastro occorrerà attendere un paio d’anni, mese più mese meno.
Poi la struttura, nella quale troveranno spazio le 45 moto e cinque automobili di cui il fondatore è proprietario, sarà aperta al pubblico con formule da definire a ridosso dell’inaugurazione.


“Non vedremo uno spazio con una semplice sequenza di mezzi a due e quattro ruote – anticipa il collezionista roncadese, ideatore e ad oggi unico sostenitore finanziario del Museo – ma un ambiente in cui i visitatori avranno modo di percepire lo spirito che lega nel tempo i diversi modelli esposti, e assorbire, insomma, un po’ della tradizione motoristica che caratterizza la nostra città”.
Il riferimento è ovviamente tutto ciò che la presenza dell’Officina ha lasciato nella memoria popolare, a cominciare dalla straordinaria personalità di Carlo Menon, progettista e costruttore della prima automobile a quattro ruote e differenziale nella storia italiana, nel 1895.

Se l’unico esemplare di “vetturetta Menon” rimasto, a tutt’oggi conservato in un luogo non accessibile alla cittadinanza, un giorno potrà avere un posto nel Museo, rimane una intramontabile speranza di sottofondo. Non occorre precisare che sarebbe un formidabile moltiplicatore di flussi turistici, con incalcolabili effetti sulla risonanza del nome di Roncade in Italia e all’estero.
Altrimenti pazienza.
Andare a Roma rimane pur sempre un’esperienza meravigliosa anche se non riesci a vedere il papa.