Due riflessioni en passant sui Centri estivi.
La prima: un’amministrazione pubblica non ha come obiettivo quello di accontentare tutti – proposito di per sé impossibile anche in comunità limitate – ma di scontentare il meno possibile.
L’unica misura è quella dei numeri, in democrazia i numeri sono tutto e la statistica è la strada maestra.
Dato che gli amministratori non sono oracoli, dagli stessi ci si deve aspettare un onesto tentativo di previsione sulla base di una serie di dati noti. Trattandosi di Centri estivi, cioè di servizi da rendere alle famiglie attraverso attività da proporre ai loro figli in un ambiente protetto e in un certo arco di tempo, una proiezione la si può compiere ad esempio sulle iscrizioni dell’anno prima, sull’andamento demografico per le singole classi di età, sui tempi di lavoro più frequenti dei genitori, su eventuali preferenze espresse, eccetera.
Alla fine bisogna scegliere, viene elaborata una “proposta media” la quale, appunto, si spera vada incontro ad una platea maggioritaria.
Non totalitaria: come detto è impossibile. Inevitabilmente qualcuno si sentirà deluso perché gli orari non vanno bene, perché la sede non permette di far combaciare i tempi con il lavoro, perché in caso di figli di età diversa ci sono due schemi scombinati, per le tariffe, per i pasti, perché “a Casale è meglio” e così via.
Segnalare il disagio va bene, sarà un dato di cui tener conto la prossima volta. Protestare però vuol dire non aver capito che un servizio pubblico non è una sartoria su misura e nemmeno un film on demand su Netflix.
La seconda: ci sono imprenditori privati che da qualche anno si impegnano ad offrire servizi analoghi ai Centri estivi, con qualche differenza che potrebbe andare ad intercettare esigenze a cui la proposta Comunale non sa rispondere.
Questi imprenditori si pongono, cioè, in una posizione di sussidiarietà, un po’ come avviene per le scuole materne private paritarie rispetto agli asili comunali.
La pubblica amministrazione storicamente supporta il lavoro delle scuole materne private – dalle nostre parti, di fatto, le parrocchiali – con contributi dedicati.
Ora, il problema lamentato in questi giorni da uno di questi soggetti privati nel campo dei Centri estivi non è finanziario ma squisitamente logistico: ha bisogno di individuare un luogo adeguato in cui operare, essendo indisponibile la sede utilizzata in passato.
E’ un tema che rientra a pieno titolo nell’alveo delle attività produttive, si tratta di un’azienda roncadese che produce Pil, non diversamente da una fabbrica, un ufficio, un negozio.
L’interrogativo è se, nelle attenzioni degli amministratori di riferimento per le imprese, tale azienda sia presente come tutte le altre partite Iva.

