La domanda a questo punto è quando abbiamo cominciato a diventare così brutti.
Un articolo in cui si fornisce un aggiornamento sugli sviluppi di un episodio di cronaca – certamente detestabile – e nel quale si propone una riflessione che cerchi di guardare oltre gli ordinari percorsi giudiziari diventa l’occasione per tirare fuori il peggio, del pensiero e nel linguaggio.
Non era mai successo che si rendesse necessario – non fosse altro che per carità di patria – oscurare il canale dei commenti social.
Non è accettabile in alcun modo sentir definire “feccia” dei ragazzini di 15 anni, come fossero vuoti a perdere, persone irrecuperabili di cui la società per bene debba solo sbarazzarsi.
Non è concepibile l’idea di una donna e madre che inciti a spaccar loro le ginocchia.
Non è comprensibile chi invochi schiaffi ben assestati, “come negli anni 80”, dimenticando che da allora sono state aggiunte leggi sacrosante a protezione di chiunque subisca violenza sotto il tetto familiare.
Ed è impressionante che, nella mazzetta di pollicini alzati sotto concetti di questa risma, si leggano nomi riconducibili a persone il cui lavoro consiste nel fare gli educatori.
Non parliamo poi della trivialità nelle parole di gente senz’altro adulta e forse anche con figli e nipoti. Dunque educatori naturali e, per definizione, portatori di buoni esempi.
Quando, a Roncade, abbiamo cominciato a diventare così brutti?
O forse qui esageriamo e stiamo parlando di pochissime persone mentre c’è invece una maggioranza fatta di gente per bene che non vediamo? Qualcuno dirà: ci sono centinaia di cittadini che si dedicano al volontariato e si impegnano gratuitamente per fare cose bellissime. E’ vero. Purtroppo però oggi come oggi è il web la principale cassa di risonanza di ogni fenomeno e che genera – propagandole – velenose percezioni distorte.
La porta è aperta: se qualcuno in grado di ragionare per più di tre righe ha qualche ipotesi la scriva per e-mail (redazione@roncade.it) e la pubblicheremo senz’altro.
Social congelati in autotutela della reputazione della città: le dita su uno smarphone – abbiamo visto – sanno essere più violente di qualche minorenne cretino che vuol fare il maranza.
