Nei nidi degli Azzeccagarbugli

Chi abbia assistito al Consiglio comunale dello scorso 9 aprile – e abbia avuto la fortuna, nella vita, di incontrare chi gli abbia fatto leggere I Promessi Sposi – avrà capito lo stato d’animo del povero Renzo Tramaglino nello studio del dottor Azzeccagarbugli.
Il riferimento è al tema iniziale della seduta, nato da una “domanda di attualità” avanzata dal gruppo di minoranza su soldi pubblici che potrebbero spettare o meno agli asili nido.
Chi abbia voglia di (ri) leggerla la trova qui.

Al di là del consueto festival di acronimi (Ifel, Fism, Fels, Fsc) – perpetua linfa degli ambienti pubblici in cui ci si scorda di essere al servizio di una pluralità di persone con un vocabolario medio assai più ordinario – la questione si riduce a questo: gli asili nido hanno difficoltà economiche crescenti, per una complicata ragione tecnica le risorse statali degli anni passati sono venute meno ma forse c’è una pista alternativa che si può battere per averne di nuove. Il Comune, almeno per provarci, dovrebbe cominciare iniziando a sottoscrivere convenzioni con le tre strutture private che ora accolgono 274 bambini, visto che di pubbliche non ce ne sono. Questo, almeno, a quanto sostengono i consiglieri di “A Roncade”. E allora – è la domanda posta – se questo è vero perché non lo si fa?

Il personale tecnico replica apparendo molto scettico, il sindaco – anima veneta baricentrica tra Rumor e Zaia – chiude con un “chissà vedremo”.

Fosse una questione di quali piantine mettere a dimora al centro di una rotatoria, noi ascoltatori diremmo vabbè, pazienza, ci siamo solo annoiati.
Trattandosi però di una questione spesso fondamentale nella vita delle famiglie la storia è diversa. Il tema della disponibilità di asili nido, delle loro rette e della loro fruibilità è quello che può far scegliere ad una coppia il luogo in cui andare ad abitare, può far loro cambiare gli orientamenti lavorativi in base, ad esempio, a turni, orari e distanze da casa, e può financo pesare in modo determinante sulla decisione di avere o no altri figli.
E in ballo, sempre a detta di “A Roncade”, ci sarebbero cifre non trascurabili, centinaia di migliaia di euro l’anno.
E’ possibile, per una volta, almeno nel linguaggio e almeno per cose molto serie, accantonare espressioni da legulei e arrivare ad un si o ad un no in tempi ragionevolmente brevi?

Lo scorso anno per due incauti vermetti su un piatto di maccheroni a Roncade lievitarono segnali di rivolta. L’argomento di oggi, anche politicamente, non è da meno.