Medici di base a Roncade, facciamo un po’ di chiarezza su quanto è accaduto relativamente ai disagi registrati in seguito al pensionamento di Fulvia Facchin, lo scorso 1 giugno.
Primo: comunicazioni in ritardo
La professionista, riferiscono gli ambienti municipali, avrebbe correttamente avvertito l’Azienda sanitaria Ulss n.2 delle proprie intenzioni con un anticipo di 60 giorni ma non era tenuta a informare le autorità comunali.
Le quali sarebbero venute a conoscenza della sua entrata in quiescenza solo attraverso le proteste di pazienti rimasti senza il medico di riferimento e assegnati d’ufficio ad altri ambulatori, quasi sempre fuori comune. Una decisione che la Ulss n.2 aveva comunicato per lettera agli assistiti ma non all’amministrazione comunale, una “dimenticanza” per la quale sono comunque giunte le scuse della direzione generale.
Secondo: i circa 600 assistiti di Facchin potevano essere spalmati sugli altri medici di Roncade?
A quanto pare no: tutti, meno due, hanno nel loro elenco già cifre vicine ai 2 mila nomi, cioè il tetto considerato come massimo e in via straordinaria. Questo anche in seguito ad un altro recente pensionamento, quello di Manuela Trevisin, in questo caso però avvenuto con una ampiezza di informazione maggiore e tempestiva, così da ottenere una ripartizione dei pazienti interna al comune abbastanza “normale”.
Al netto del fatto che è discrezione dei medici di famiglia accettare o meno nuovi ingressi nei rispettivi schedari e che molti sono già sopra quota 1.800.
Terzo: che si fa?
Intanto si conta su un prossimo concorso, in questo mese, sperando non vada deserto come il precedente.
A Roncade vivono parecchi giovani medici ma l’opzione dell’assistenza di base a quanto pare non seduce, e non certo per questioni di retribuzione.
Dovesse andare male anche la nuova occasione di arruolamento, una delle carte che il Comune potrebbe giocare è la richiesta alla Ulss n.2 di aprire il servizio di guardia medica anche di giorno, almeno due o tre volte la settimana.
Nel frattempo si pensa di provare a garantire gli spostamenti di persone impossibilitate a muoversi da Roncade verso gli ambulatori ai quali sono stati destinati, distanti anche una quindicina di chilometri. Ci sono organizzazioni di volontariato che in questo potrebbero rendersi disponibili (Ceriape, ad esempio).
In conclusione.
Queste sono tutte pezze applicabili in emergenza ad un sistema che non regge più e rispetto al quale le competenze sono altrove. Anche perché, tornando a Roncade, ci sono medici in attività i quali, per ovvie ragioni anagrafiche, non dovrebbero tardare molto ad entrare a loro volta in quiescenza.

