Una madre, due bambine e una casa che non riesco più a trovare

Una richiesta di aiuto per poter ricominciare

Mi chiamo Nadia Lunazzi e scrivo queste parole con la speranza che la mia storia possa arrivare alle persone giuste, sensibilizzare l’opinione pubblica e contribuire a trovare una soluzione concreta a una situazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile da sostenere.
Non scrivo per cercare compassione, né per sottrarmi alle mie responsabilità. Scrivo perché sono una madre che sta cercando, con tutte le proprie forze, di proteggere le proprie figlie e garantire loro un futuro dignitoso.
Oggi mi trovo ad affrontare una difficoltà che da sola non riesco a superare: trovare una casa in cui poter continuare a vivere con le mie due bambine.

La nostra storia

Nel febbraio 2020 mio marito aveva avviato un’attività, un locale bar. Io avevo firmato come garante, fidandomi di quel progetto e credendo che potesse rappresentare un’opportunità per il futuro della nostra famiglia.
Pochi mesi dopo, nel marzo 2020, è arrivato il lockdown. La pandemia ha stravolto la vita di tantissime persone e ha avuto pesanti conseguenze economiche anche sulla nostra situazione.
Poi, nell’aprile 2022, la mia vita è cambiata per sempre: mio marito è morto in un incidente stradale.
Da quel momento mi sono ritrovata sola, con due bambine che oggi hanno 9 e 10 anni, da crescere, educare e proteggere. Ho dovuto affrontare il dolore di una perdita immensa e, allo stesso tempo, trovare la forza di andare avanti per loro, facendo i conti anche con le conseguenze economiche e con le responsabilità che avevo assunto firmando come garante.
Non è stato soltanto un problema economico. È stato ritrovarsi a dover ricostruire una vita intera senza il proprio compagno, cercando di mantenere un minimo di serenità per due bambine che hanno bisogno di sicurezza, stabilità e punti di riferimento.

Il tentativo di ripartire

Nel gennaio 2026 è stata avviata la procedura di esdebitamento, un percorso che ho intrapreso per affrontare la mia situazione debitoria e cercare di ripartire nel rispetto delle regole e delle possibilità che mi sono state riconosciute.
Attualmente il reddito mensile consentito è di 1.700 euro, con la possibilità di un aumento quando riuscirò a trovare una sistemazione in affitto.
Sto cercando di fare la mia parte, di rispettare il percorso intrapreso e di ricostruire, passo dopo passo, una condizione di maggiore stabilità.
Ma proprio mentre cerco di rimettere insieme i pezzi della mia vita, mi trovo davanti a un altro ostacolo che rischia di compromettere tutto.

Il problema della casa

Il 9 ottobre 2026 la casa in cui vivo è stata aggiudicata all’asta. Mi trovo quindi nella necessità di trovare una nuova abitazione per me e per le mie figlie.
La ricerca, però, si sta rivelando estremamente difficile.
Gli affitti a canone libero hanno costi troppo elevati rispetto alle mie possibilità economiche. A questo si aggiunge la difficoltà di trovare una soluzione che accolga anche il nostro cane lupo cecoslovacco, che fa parte della nostra famiglia e della vita quotidiana delle mie bambine.
Non si tratta semplicemente di trovare quattro mura. Si tratta di trovare una casa sostenibile, nella quale poter vivere insieme, senza dover rinunciare a un membro della nostra famiglia e senza compromettere ulteriormente una situazione economica che sto cercando con fatica di risanare.

Mi trovo davanti a un paradosso: devo trovare una casa per garantire stabilità alle mie figlie, ma le condizioni del mercato degli affitti rendono questa possibilità estremamente difficile.
Ho chiesto aiuto, ma ho ancora bisogno di una soluzione.
Il Comune, il sindaco e i Servizi sociali sono già stati informati della mia situazione. Mi sono rivolta alle istituzioni perché credo che chiedere aiuto, quando ci si trova in una difficoltà così grande, sia un atto di responsabilità, soprattutto quando ci sono due bambine da tutelare.

Nonostante abbia già segnalato la mia situazione, il problema abitativo rimane e la mia preoccupazione più grande è non riuscire a trovare in tempo una sistemazione adeguata per le mie figlie.
Per questo sento il bisogno di rivolgermi anche all’opinione pubblica, nella speranza che la mia storia possa raggiungere persone, associazioni, enti o realtà del territorio in grado di aiutarmi a individuare una soluzione.
Non voglio alimentare polemiche e non intendo puntare il dito contro nessuno. Vorrei soltanto che la mia situazione non rimanesse sospesa tra richieste, segnalazioni e difficoltà burocratiche, mentre il tempo passa e il problema resta.

Dietro le difficoltà economiche ci sono delle persone

Dietro una procedura di esdebitamento, una casa aggiudicata all’asta e una situazione economica difficile non ci sono soltanto numeri, documenti e scadenze.
Ci sono una madre e due bambine che hanno bisogno di un posto sicuro in cui vivere.
Le mie figlie non hanno scelto le difficoltà economiche della nostra famiglia. Non hanno scelto di perdere il loro papà. Non dovrebbero essere costrette a vivere anche nell’incertezza di non sapere dove potranno continuare la loro quotidianità, andare a scuola, tornare a casa e sentirsi al sicuro.
Ogni bambino dovrebbe poter contare su un luogo stabile in cui crescere. Una casa significa protezione, serenità e continuità. Significa avere un posto in cui sentirsi al sicuro, soprattutto quando la vita ha già portato via tanto.

Io non sto chiedendo che qualcuno risolva tutti i miei problemi al posto mio. Sto cercando di affrontarli, di rispettare il percorso intrapreso e di ricostruire una vita dignitosa per me e per le mie figlie.
Ma ci sono momenti in cui la volontà individuale non basta. Ci sono situazioni in cui una famiglia ha bisogno che le istituzioni e la comunità collaborino per individuare una strada percorribile, prima che una difficoltà economica si trasformi in un’emergenza ancora più grave.

Il mio appello

Per questo chiedo che venga valutata concretamente la possibilità di accedere a un alloggio temporaneo, a una soluzione di emergenza abitativa, a un alloggio di edilizia residenziale pubblica, qualora ne ricorrano i requisiti, oppure a qualsiasi altra forma di sostegno disponibile che possa permetterci di trovare una sistemazione sostenibile.
Chiedo di essere aiutata a individuare una possibilità concreta, non soltanto di raccontare ancora una volta la mia situazione.

Mi rivolgo anche ai proprietari di immobili, alle associazioni e a chiunque possa conoscere una soluzione abitativa accessibile e compatibile con le esigenze della nostra famiglia.
A volte una possibilità che per qualcuno sembra piccola può rappresentare per qualcun altro l’inizio di una nuova vita.
Non so se questa lettera riuscirà ad aprire una porta, ma so che non posso smettere di cercare una soluzione. Le mie figlie hanno bisogno di una madre che continui a lottare per loro, e io continuerò a farlo con tutte le forze che ho.

Non chiedo privilegi. Chiedo una possibilità concreta di ricominciare.

Chiedo che due bambine possano continuare a crescere nella sicurezza di una casa. Chiedo che una madre che sta cercando di rialzarsi non venga lasciata sola proprio nel momento in cui ha più bisogno di trovare una via d’uscita.
Se questa lettera arriverà a qualcuno che può fare qualcosa, se contribuirà ad aprire una porta, a individuare un alloggio o anche soltanto a indicarmi la strada giusta, allora sarà valsa la pena di raccontare la mia storia.

A chi leggerà queste parole chiedo di ascoltare, di condividere e, se possibile, di aiutarmi a raggiungere chi può intervenire.
Perché una casa non è soltanto un tetto sopra la testa. Per una famiglia che ha già attraversato tanto dolore, è la possibilità di ritrovare un po’ di serenità e ricominciare a guardare al futuro.
Chiedo di essere ascoltata. Chiedo un aiuto concreto. Chiedo che io e le mie figlie possiamo avere ancora un posto da chiamare casa.

Grazie a chi vorrà dedicare un momento alla mia storia e contribuire, anche con una semplice condivisione, a far arrivare questa richiesta alle persone giuste.

Nadia Lunazzi

nadialunazzi@gmail.com