E’ forse successo qualcosa?

Stupisce chi si stupisce.
Cosa si muovesse in un appartamento nell’area artigianale di Roncade, a partire dalla mattinata fino a notte fonda, era noto a chiunque da tempo immemore, bastava fare due chiacchiere al bar o sulla poltrona di un barbiere.

Naturalmente i rumors non bastano da soli; l’attività degli investigatori ha una grammatica precisa, occorre far maturare il momento giusto e intervenire quando la base di indizi diventa incontestabile. Quindi chapeau.

Il contesto: cinque donne che vivono insieme, le tre più giovani che “lavorano”, le altre due che procurano clienti e si trattengono una quota sulle fatiche delle altre.
E’ un meccanismo che si chiama sfruttamento: prostituzione, accattonaggio o raccolta di pomodoro non cambia.
O i due euro per consegna riconosciuti a chi recapita cibi tiepidi fino ai nostri pianerottoli.

Stupisce un po’, se vogliamo, lo stupore delle donne sfruttate alla vista dei carabinieri: “che stiamo facendo di male”?
Voi nulla, siete solo le vittime. “Ma di che?”
Sappiate che a vostra disposizione in Italia ci sono strutture di accoglienza protette. “Ma protette da chi?”

Le interlocuzioni sono con donne cinesi, senza fissa dimora, una delle quali pure con un compagno ingenuo ma per finta. Culture lontanissime.

Cinese non è però la clientela: Casale sul Sile, Quarto d’Altino, Scorzè, Zero Branco, per qualcuno anche Roncade, le provenienze degli habituè di via Tintoretto.
Attorno, in località lontane da qui pochi chilometri – quel tanto che basta ad attenuare il rischio di qualche imbarazzante incontro – il giro dei “centri massaggi” periodicamente smantellati è analogo.
La domanda e l’offerta fanno il mercato. Il codice penale fa il reato.
Tutto chiaro e tutto qui?
Chi paga il sushi al ragazzo del delivery o si chiude la zip e, uscendo, la porta alle spalle di via Tintoretto, dedicherà mai un pensiero di dieci secondi a queste vite a perdere?