C’è un monumento, firmato dal designer e ceramista vicentino Alessio Tasca (1929 – 2020) dedicato a Carlo Menon nel giardino della biblioteca comunale di Roncade, un opera di grandi dimensioni installata una quindicina di anni fa e che ora, grazie al posizionamento di un sistema di illuminazione, è diventata finalmente ben visibile anche di notte.
“Da troppo tempo – fa presente l’assessore alla cultura, Paola Carrettin – non viene valorizzato come merita”.
L’opera, a prescindere dal suo valore e dal suo significato, ha però una storia combattuta che risale ai primi anni Duemila.
Rapido riassunto.
Nell’agosto del 2005 venne esposto un prototipo di cartone di un primo progetto di monumento a Carlo Menon, sempre siglato da Tasca, che ebbe scarsa fortuna.
Da dove usciva?
Il 3 dicembre 2003, una volta conclusa la riqualificazione della piazza del Municipio, in precedenza ben diversa da quella attuale, il sindaco di allora, Ivano Sartor, convocò la giunta e, con delibera n.167, vennero nominati – su proposta dello stesso primo cittadino – quattro consulenti di una commissione incaricata di giudicare i progetti di cinque artisti veneti invitati a concorrere alla realizzazione di un’opera a ricordo dell’eccellente roncadese di fine Ottocento.
I giudici designati furono Eugenio Manzato, storico d’arte già direttore del museo civico di Treviso, il professore universitario Nico Stringa, l’architetto Alberto Prandi ed il direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, Riccardo Rabagliati.
La scelta di un gruppo di esperti mise fuori gioco un comitato spontaneo di cittadini che, da tempo, sollecitavano la realizzazione del monumento giungendo ad avanzare proposte proprie.
All’invito del Comune risposero solo tre progettisti e, il 29 luglio 2004, con delibera n.375, fu scelto Alessio Tasca (nel frattempo nella commissione Isabella Reale, conservatore dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, sostituì Stringa).

Il disegno di Tasca era quello di una specie di fungo con cappello all’incirca ellissoidale e con superfici laterali piane sulle quali avrebbero dovuto essere fissate formelle in ceramica ispirate ai principali momenti della vita di Carlo Menon.
I commissari concordarono sul fatto che tutto ciò era “coerente con il linguaggio personale dell’artista” e tale da “inserirsi in maniera armonica nel contesto della piazza, aggiungendovi, anzi, un elemento formale focalizzante”. L’operazione aveva già un supporto finanziario da 50 mila euro promesso all’amministrazione comunale con una lettera dalla società immobiliare trevigiana “Lefim Spa” (la stessa che stava costruendo l’Outlet oggi l’Arsenale) ma arrivò una doccia fredda.
Laura Menon, nipote dell’inventore al quale il monumento avrebbe dovuto essere dedicato, in una lettera scrisse di ritenere, dritto per dritto, che il modello installato su un vertice dello spiazzo “di artistico non abbia niente”. “Abbiamo molti amici artisti – aggiunsero poi i discendenti con una lettera al sindaco – che avrebbero piacere di collaborare per onorare Carlo Menon”.
Insomma, per quanto illustre la commissione non si era preoccupata si ascoltare un parere dei parenti di Carlo Menon. Ne nacque una discussione a mezzo stampa, partecipata da più concittadini, in seguito alla quale Tasca decise di rinunciare.
Solo in seguito i rapporti tra artista, Comune e parenti dei Menon si ricucirono, la scultura cambiò decisamente impostazione e il luogo scelto per posizionarla passò dalla piazza del Municipio al giardino della biblioteca.

