Argini a rischio, il Consorzio non ha soldi

Il progetto di riqualificazione del parco pubblico di Roncade prevede una pista ciclopedonale sulla sponda del fiume Musestre, ma l’argine è troppo indebolito e il Consorzio di Bonifica Piave non ha risorse da destinare al suo rinforzo. Così il Comune dovrà metterci in proprio più di 100 mila euro pena il rinvio dell’opera a tempo indeterminato.

“Dal Consorzio ci hanno detto che, al massimo, possono portarci i pali – spiega l’irritato sindaco, Marco Donadel – ma a piantarli dovremmo provvedere noi. Su un piano da 350 mila euro che riguarda la valorizzazione di un’area verde così preziosa destinarne il 30% per interventi di competenza di altri non è certo il massimo”.
La vicenda, ad ogni modo, è una delle molte che riguardano i territori coperti dal Consorzio, cioè quasi tutta la provincia di Treviso e con uno sconfinamento a sud, nel Veneziano, a Meolo.

“La bonifica degli argini è oggetto di discussione con moltissime amministrazioni – rileva il presidente, Amedeo Gerolimetto – e la lista di opere da eseguire sui corsi d’acqua del nostro bacino avrebbe un valore stimato di circa 10 milioni. Nei fatti riusciamo a coprirne non più del 5% l’anno e ovviamente scegliamo i casi più urgenti sotto il profilo idrogeologico” (nella foto un intervento sul Musestre del 2021).

E non è una novità.
L’erosione delle sponde di fiumi e canali di pianura sarebbe un fenomeno sorto ormai alcune decine di anni fa a causa prevalentemente della proliferazione delle nutrie, problema contro il quale palificazioni e cortine di roccia si sono dimostrate efficaci. Però costose, e non tanto per il materiale. “Nel caso di Roncade, ad esempio – prosegue Gerolimetto – dovremmo intervenire non da terra ma dall’alveo utilizzando particolari imbarcazioni. Perciò non abbiamo altri strumenti se non cercare di individuare con le amministrazioni pubbliche accordi di compartecipazione quando vi siano cantieri che implicano necessità di bonifica. Con Donadel ho avuto un confronto recente e ho ben presente il problema. Ho fiducia che con la prosecuzione del confronto riusciremo a trovare una soluzione che non blocchi il piano della sua amministrazione”.

Le risorse sulle quali il Consorzio può contare, del resto, non sono che quelle provenienti dai contributi versati dai cittadini. Occasionalmente possono giungere finanziamenti ministeriali come quello da 800 mila euro corrisposto dal Ministero dell’Ambiente, alcuni anni fa, ricorda infine Gerolimetto, “grazie ai quali fu possibile mettere in sicurezza il canale ‘La Fossetta’”.

Gianni Favero – Da Corriere del Veneto del 26 agosto 2025 –