Medici di base, Roncade rimane Cenerentola

Stimato direttore buonasera.
Mi permetto di condividere con Lei un mio pensiero.
Faccio riferimento all’ultimo consiglio comunale che ho avuto modo di seguire attraverso il relativo link.

Mi riferisco nello specifico alla solita questione del medico di base, che ancora a distanza di mesi a Roncade manca sempre.
Mi sia concesso dire che certe considerazioni dette mi fanno sorridere…

So per certo che ultimamente un medico di Preganziol è andato in pensione ed è stato prontamente sostituito con una dottoressa. Lo stesso è accaduto per altre cessazioni per pensionamento e sempre negli ultimi mesi.

Mi chiedo, allora: se la dottoressa Facchin ancora lo scorso maggio ha ultimato il suo incarico per noi, perché il medico non c’è?
Non sarebbe stato logico risolvere prima la questione del nostro comune?
Esiste solo, come riportato dell’assessore De Vidi, l’ipotetico professionista che vince il concorso e poi rinuncia?

Per gli altri casi, invece, la questione è andata in porto ed i medici ci sono a quanto pare.
Ha davvero dell’incredibile questa situazione.

Io non intendo uscire allo scoperto con questo mio ragionamento, ma se Lei pensa di poter fare qualcosa a tal riguardo la ringrazio.

Allego lo screenshot di alcuni riferimenti che magari Le possono essere utili. e che soprattutto trovano giustificazione a quanto riportato

Buona serata

Lettera firmata

Gentile lettrice,
l’unico potere che ha la stampa nell’intervenire su temi collegati, come in questo caso, alla pubblica amministrazione è quello di far leva sulla pubblica opinione, cioè l’ambiente in cui, in un contesto democratico, maturano i consensi o i dissensi dell’elettorato.
Il tema della sanità è, assieme al caro-vita, quello a cui la popolazione è da sempre più sensibile e non è un caso, perciò, se molto frequentemente le comunicazioni che giungono dalle strutture di pubblica sanità del Veneto parlano del successo di interventi di straordinaria complessità portati perfettamente a termine attraverso tecniche pionieristiche e inedite in ambito almeno nazionale. Seguono foto dell’equipe medica di questo o quell’ospedale, sorridente e soddisfatta per la riuscita di un’impresa che troverà sicura risonanza sui media.

In sé lo schema di comunicazione non è sbagliato ed è giusto dimostrare con orgoglio le eccellenze che il sistema pubblico sa esprimere.
Il fatto è che dei grandi campioni del calcio teniamo a mente soltanto i gol: è molto difficile che un portiere, un terzino o un mediano, pur delle grandi squadre, passino alla storia come i favolosi attaccanti di quelle stesse formazioni. In tv una rete ce la fanno rivedere ossessivamente dieci volte da angolature diverse, l’azione sulla quale è stata costruita, però, è assente, come non ci fosse stata.

Uscendo dalla metafora veniamo a noi. In campo medico abbiamo specialisti strepitosi ma l’ampio parterre dal quale inizia sempre un percorso di guarigione, quello della medicina di base, è indiscutibilmente in dissesto.
Le cause sono molte, i tentativi di metterci delle toppe qui e là sono fantasiosi e le giustificazioni date in sede pubblica, come quelle che anche Lei ha ascoltato, fanno quasi tenerezza da quanto sono imbarazzate.

Alla fine del gioco la questione si riduce al consueto cul de sac: servono tanti più soldi per pagare meglio medici che non vedono l’ora di scappare da dove si trovano.
Ma i soldi la politica sceglie di metterli altrove. Mettere altrove il nostro prossimo voto, se riteniamo tutto questo una ragione sufficiente, è l’unico preziosissimo strumento che abbiamo.

Molto cordialmente

Gianni Favero