Piccoli furti e grandi problemi

C’è una piccola storia di un piccolo furto, forse troppo piccola per entrare nei mattinali delle forze dell’ordine benché questo non renda giustizia all’intervento preciso e risolutivo dei carabinieri della nostra stazione locale.
Una piccola storia di piccoli malviventi, dietro la cui ricostruzione, però, c’è un tema immenso che, non avendo gli ingredienti emotivi della radice criminale, rimane poco o nulla illuminato.

In sintesi: alcuni giorni fa un gruppetto di minorenni, guidati da due fratelli più “intraprendenti”, entra di notte in un cantiere di Biancade, porta via un altoparlante da un’automobile, un amplificatore Bluetooth nella disponibilità di chi vi lavora e alcuni attrezzi.
I ladruncoli se ne vanno, coprendosi malamente il capo e non tenendo conto delle videocamere in zona.
Le immagini permettono ai militari di riconoscere qualcuno – minorenni sì, ma facce note – e di orientare rapidamente le indagini nella direzione giusta.
Li trovano, infatti, in casa dei fratelli. Cosa stanno facendo? Ascoltando musica con la cassa Bluetooth appena rubata.

Li chiamiamo malviventi? Sì, è corretto: nel senso di mal-viventi.
Ragazzi con un’esistenza disgraziata, con genitori più assenti che altro (non aggiungiamo dettagli per evitare il più possibile che i soggetti siano identificati) e nonni che per un po’ hanno cercato di far da supplenti ma che oggi non ne possono più e si chiamano fuori.
Allargano le braccia, neutralizzati dall’impotenza normativa, anche gli investigatori – i quali, tecnicamente, la loro parte l’hanno fatta in modo ineccepibile – e il sindaco, al quale non spettano certo compiti di gestione delle devianze dei minori.

E gli organi che, invece, di questo si dovrebbero occupare? Carte bollate, procedure intricate, giudici dei minori pochi e sommersi dalle carte. Tocca a me, no, tocca a te. Muro di gomma.
La cassa Bluetooth sarà pure stata restituita ma la musica non cambia.