E' mancato Leonida, "il" medico di famiglia
   
   
Sartori è morto giovedì a 70 anni, di cui 30 trascorsi in carrozzina 
"Seguiva i corsi di aggiornamento mentre i colleghi
giovani e sani li disertavano"

 
6 marzo 2021

 
Leonida Sartori si accomiata definitivamente dalla sua Roncade.
Giovedì pomeriggio, 4 marzo, il medico settantenne ha dovuto cedere ad una broncopolmonite bilaterale che lo aveva costretto al ricovero nel reparto di Medicina del Ca’ Foncello.
 
Ufficialmente in pensione da fine gennaio di quest’anno, aveva una familiarità continua con la sofferenza. Dal 1990 una malattia invalidante progressiva lo costringeva in sedia a rotelle, ma non inficiava affatto la sua professionalità.
Noto per il suo intuito, per la passione, la pazienza, il sorriso e la grande umanità, era il medico di base roncadese con il numero più alto di pazienti. Ha esercitato a San Cipriano subentrando al padre Luigi nello storico ambulatorio. Con l’arrivo di altri colleghi non ha perso uno solo dei suoi assistiti, benché visitasse regolarmente alla presenza di un infermiere, dato che gli era diventato impossibile toccare direttamente i malati.
  
Quando si parla di un faro, a Roncade, spesso ci si riferisce a lui.
La famiglia, affranta, lascia che a testimoniare della grandezza del medico siano i colleghi, gli amici e chi si è affidato alle sue preziose cure.
Pietro Tullio, medico nutrizionista e amico, parla a fatica, mentre la commozione interrompe i ricordi. “Ho incontrato anch’io momenti difficili, ma il suo esempio mi ha sempre confortato e indicato la via da seguire. Direi che la definizione ‘eroe della medicina’ gli calzi a pennello. Seguiva i corsi di aggiornamento nonostante i dolori e le difficoltà che la malattia gli imponeva, mentre altri colleghi giovani e sani li disertavano. Lui era il vero medico di famiglia, un professionista completo e affidabile, di quel genere oggi così raro.”
  
“Il suo era un grande amore per i pazienti - racconta Marco Zerbini, il farmacista de La Dogaressa di San Cipriano - e la sua dedizione alla professione rimarrà in eterno una presenza nella nostra comunità.”
"Ha salvato me, mia madre e curato mio padre fino ai suoi 90 anni. Per venire a visitarlo si faceva prendere in braccio per superare i 5 gradini di casa. Sempre disponibile, mai stanco, mai sgarbato. Quanto ci mancherà..."
 
Rosanna Favaretto parlerebbe per ore di Sartori, che per tutti era Leonida.
Il medico lascia la moglie Carla, i figli Alberto e Tito, i fratelli Claudio, Carlo Augusto, Pierantonio e Marilì, quasi tutti medici.
Le esequie si terranno martedì 9 marzo in Duomo, a Treviso, alle 15,30.
 
    
Aldina Vincenzi
   
  
Addio Leonida Sartori, dottore in carrozzina amato da tutti

G.F.

Ci sono ambulatori di medici di famiglia in cui si entra solo per uscire con una prescrizione o un’impegnativa, e nei quali il dottore ti osserva appena al di sopra del margine di un monitor.
Ce ne sono altri, pochissimi, nei quali se il professionista non c’è è perché si è recato a domicilio di qualche assistito che non si può muovere.
E poi ce n’era uno, l’unico, a San Cipriano di Roncade, il cui titolare era immobilizzato su una carrozzina per una malattia degenerativa progressiva, non poteva più nemmeno toccare con un dito il corpo dei suoi pazienti ma che, prima di rincasare, si faceva accompagnare nelle abitazioni di chi avesse bisogno di lui, spesso superando le rampe di scale grazie alle braccia di qualche volonteroso.
Leonida Sartori, 70 anni, da 30 su una sedia a rotelle, come precisava lui stesso nel profilo di Linkedin, se n’è andato per una broncopolmonite due mesi dopo aver raggiunto la pensione al termine di 43 anni di servizio, tutti nella stessa comunità.
Da quando aveva perso il controllo anche degli arti superiori nelle visite si faceva affiancare da un’infermiera che eseguiva per lui le palpazioni, posizionava il disco dello stetoscopio sul torace dei soggetti da esaminare, ne rilevava la pressione sanguigna e poi scriveva i referti e le ricette sotto dettatura.
E, nonostante l’anomalia, nessuno dei suoi 1.200 assistiti ha mai chiesto il trasferimento ad altro professionista.
Pure se esiste il caso, inqualificabile, di una turista capitata per caso nel suo ambulatorio che, trovando un medico in carrozzina, nel marzo del 2009 scrisse una lettera di protesta al Ministero della Sanità e persino a Striscia la Notizia.
La replica dei roncadesi fu compatta. «Se la signora dovesse nuovamente trascorrere una vacanza nel nostro comune – scrisse un collega ed amico – volentieri sarei disponibile a metterle le mani addosso, magari non solo per palparle l’addome». Il funerale di Leonida Sartori è fissato per martedì nel duomo di Treviso.
 
da Corriere del Veneto del 7 marzo 2021
 
 
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