30 mila euro per revisionare il Piano
   
   
E' la somma stabilita dal Comune per affidare a consulenti esterni la riscrittura delle linee di sviluppo economico sostenibile del 2008 
Troppo tempo è stato lasciato passare, il documento di Matteo Caroli va rivisto in profondità

 
14 gennaio 2021

 
Chi si ricorda del “Piano per lo sviluppo economico sostenibile del Comune di Roncade”?
E' un documento ampio, approvato nel 2008 ma della cui gestazione si trova già traccia nel 2004 e di cui abbiamo scritto all'epoca in modo molto esteso.
 
Si tratta, in estrema sintesi, di una specie di manifesto con cui si indicavano le linee sulle quali strutturare l'evoluzione socioeconomica del paese in un periodo lungo, temi per mettere a fuoco i quali venne incaricato un docente dell'università degli studi sociali (Luiss) di Roma, tale Matteo Caroli.
Il professore si dedicò per mesi a raccogliere questionari compilati dalla popolazione in generale e da soggetti “qualificati” per redigere, alla fine, un documento di 84 pagine con finalità di indirizzo.
  
Sono passati 13 anni e adesso su quel materiale occorre rimettere mano, con una spesa prevista, così si legge in una determina del 31 dicembre, di 30 mila euro.
Tanto ci si attende che costi, infatti, la consulenza di soggetti con “competenze tecnico-scientifiche in materia di pianificazione, di marketing territoriale, di strategie competitive e di internazionalizzazione, non presenti all’interno dell’Ente”.
  
Ed è fuori discussione che il testo di Caroli sia nel frattempo invecchiato, dato che in esso si trovano paragrafi in cui si parla, ad esempio, di “promozione del sistema delle ville venete e del turismo fluviale”, di un progetto di “Eco-Museo”, di un modello di “albergo diffuso” da strutturare anche in collaborazione con Fondazione Cassamarca, dell'ideazione di un “festival da realizzarsi a Roncade e nei comuni limitrofi” su temi come “fotografia; olimpiadi della cucina; bioarchitettura” e di un piano per “l'integrazione dell'Outlet”. Così come di “un centro di ricerche molto qualificato a livello internazionale” già insediato nell'area di Ca' Tron, di “potenziamento dell'area industriale” eccetera.
  
Da allora, va tenuto presente, l'Italia è stata interessata da almeno due crisi internazionali, nel 2008 e nel 2011, i trasferimenti statali ai Comuni sono diminuiti drasticamente, di festival delle ville e turismo fluviale qui nessuno ha più parlato.
Cassamarca se n'è andata, il centro di ricerca sulle biotecnologie adesso è una residenza per studenti, le olimpiadi della cucina sono state declinate in tour primaverili a base di radicchio verdon.
L'Outlet, come sappiamo, è rimasto un'astrazione, così come fantasiosa e velleitaria si è rivelata l'integrazione di quello che è stato creato al suo posto con il contesto cittadino.
Si potrebbe continuare ma, va detto subito, è chiaro che di questo non si può incolpare (quasi) nessuno.
E' ovvio che il mondo cambia e che i progetti, se non hai tempo e modo di concluderli, nella velocità della globalizzazione e della digitalizzazione diventano come testi arcaici scritti su rotoli di papiro.
In qualsiasi azienda strutturata, ormai, i piani industriali difficilmente hanno una visibilità superiore a due o tre anni, la differenza è che c'è una data di scadenza entro la quale certi obiettivi devono essere raggiunti altrimenti il Consiglio di amministrazione viene sostituito.
 
Sarebbe profondamente sbagliato confrontare un'impresa privata con una pubblica amministrazione. Però chi è nato nel 2004, quando si cominciò a ragionare sul Piano di sviluppo roncadese, l'anno prossimo sarà maggiorenne e i propositi non realizzati sembrano oggettivamente troppi (non si provi a mettere nel conto quelli che soggetti privati hanno intanto concretizzato: sull'esperienza di H-Farm, a Ca' Tron questo municipio è indiscutibilmente andato a traino, peraltro con un approccio sostanzialmente ancillare).
 
Domanda.
E' necessario affidare ad esterni la revisione (possiamo dire riscrittura) delle molte parti del Piano rimaste sulla carta? Non dovrebbero essere gli amministratori – la politica con la P maiuscola - ad occuparsi di elaborare una visione della città?
Risposta.
Sì, è necessario, non ci sono dubbi. I consiglieri sono forze di volontariato che per vivere svolgono altri mestieri, gli assessori si distinguono solo per il fatto di ricevere un compenso.
Dunque le competenze di professionisti sono indispensabili, non si tratta di riparare marciapiedi.
 
Altra domanda. Cosa ci garantisce dal rischio, fra una dozzina d'anni, di dover mettere altro denaro per una successiva revisione? Quanto dobbiamo andare avanti a rifinanziare questo genere di letteratura?
Ecco, qui gli amministratori possono fare qualcosa.
Esigere che gli estensori rimangano con i piedi per terra, che non si lascino ispirare dai voli pindarici del loro predecessore. Che restino nel campo del “verosimilmente fattibile a breve” perché, abbiamo visto, sul panno del biliardo le palle non stanno mai ferme e un colpo di stecca può rimettere in un attimo tutto in discussione.
    
Roncade.it
   
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