Covid, 13 giorni da solo con l'ossigeno
   
   
Dino Lorenzon: "Il virus non lo auguro a nessuno e mi rivolgo a chi nega l'epidemia" 
Un ringraziamento enorme per l'umanità e la professionalità dei medici dell'ospedale di Treviso e dell' Usca

 
29 marzo 2021

 
Tempi di pandemia, sono stato contagiato con buona parte della mia famiglia dal Covid 19.
Per me che sono il più “maturo” di tutti è stata più dura. Dopo pochi giorni e dopo che la mia nuova giovane ma efficientissima dottoressa di base ha cercato di gestire la malattia da casa è stato necessario il ricovero in ospedale.
 
Non è un'esperienza facile da descrivere e tantomeno piacevole da ricordare ma è il caso che ci provi con qualche banale consiglio perchè nessuno la provi.
 
Tredici giorni sotto ossigeno solo con te stesso, quattro pareti per 24 ore al giorno e non sai cosa accade il giorno dopo. E' terribile e da non augurare a nessuno.
Mi rivolgo ai negazionisti e a quanti non rispettano le regole o abbassano la guardia, l'ho imparato sulla mia pelle, bisogna usare le mascherine e non si snobbano leggi e regolamenti.
  
Non trovo le parole ma devo un immenso grazie per il grado di professionalità e umanità che ho trovato nel reparto di malattie infettive dell'ospedale di Treviso, dal primario, il professor Piergiorgio Scotton, ai medici suoi collaboratori, per non parlare del personale infermieristico.
Ho visto tecnologia, efficienza, professionalità e le condizioni di difficoltà estrema di lavorare in un ambiente e con pazienti che possono contagiarti e non posso non pensare che tutte quelle persone hanno una famiglia e un ambiente domestico dove tornare ogni sera...
  
Non è piaggeria di chi ce l'ha fatta ma la prova di chi ha visto con i propri occhi le cose che fino a pochi giorni prima vedeva solo al telegiornale.
Devo infine un ringraziamneto speciale alle due giovani dottoresse dell'USCA (Unità speciali di continuità assistenziale), i team medici preposti alla gestione del Covid e delle visite in casa.
Silvia e Giulia (e questi non sono nomi di fantasia) sono venute a casa mia, potevano essere mie nipoti, brave, serie professionali e con quel qualcosa in più che si chiama cuore che per chi vive un momento di paura, fragilità e sofferenza è un farmaco speciale.
 
Teniamoci stretti e valorizziamo e premiamo questi giovani medici, non facciamoceli scappare, sono il nostro futuro.

Ancora grazie.
 
    
Dino Lorenzon
   
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