E' emergenza educativa
   
   
Giacometti: "Sono in crisi scuola, parrocchie, mondo sportivo, associazionismo, politica..."
Usciamo dai nostri salotti, perché il domani lo costruiamo noi e oggi e gli adolescenti hanno bisogno di una proposta coerente

 
2 marzo 2021

 
Gentile direttore,
scrivo senza nessun istinto polemico o accusatorio, ma solo perché mi piacerebbe aprire un dibattito, su queste pagine o in altri luoghi anche istituzionali, su una questione, che è di tutti e che dovrebbe essere affrontata.
 
E’ innegabile che questo anno ci ha profondamente segnato, nelle nostre abitudini, nei nostri modi di fare, nei nostri equilibri, ma tra coloro che più sono stati segnati, secondo me ci sono gli adolescenti e i giovani, che per un lungo periodo si sono visti precludere la possibilità di incontro di socializzazione e peggio ancora di quella socializzazione anche fisica che è fondamentale in una età di passaggio e di crescita, anche per una affermazione della propria identità.
Recentemente, da queste pagine, sono state rilevate, a Roncade capoluogo e all’Arsenale, situazioni di disagio sfociate in micro furti, assembramenti con episodi che hanno sfiorato il teppismo, altrettanti episodi accadono nelle singole frazioni, assembramenti di adolescenti davanti alla chiesa, taglio della rete del cancello del campo sportivo per poter andare a giocare a calcio (cosa ancora vietata da uno dei tanti DPCM intercorsi che, se rilevata da una qualche autorità, comporterebbe una sanzione all’innocente parroco) a San Cipriano e penso che l’elenco potrebbe proseguire con le singole frazioni non penso che a Musestre o Biancade piuttosto che a Ca’Tron o Vallio la situazione sia diversa.
 
Morale, siamo di fronte ad una emergenza educativa, grave, sarebbe troppo semplicistico dire che è colpa delle chiusure dovute al Covid, forse queste sono state l’ultimo episodio di una situazione che covava da tempo.
Queste emergenze, come tutte le questioni educative non possono essere affrontate unicamente con il proibizionismo o le repressioni, nella storia abbiamo visto come questi strumenti, non solo siano inefficaci, ma addirittura diventano occasione di sfida e di affermazione di un ruolo di leader negativo per qualcuno.
 
Ma andiamo con ordine, perché emergenza educativa.
Facciamo sempre più fatica ad intercettare i bisogni veri dei nostri adolescenti e compensiamo queste richieste di aiuto proponendo cose e strumenti, al posto di ascolto e scoperta assieme di una strada per uscirne vincitori.
Come società adulta non possiamo delegare unicamente ai classici enti educativi la soluzione del problema.
La famiglia, a volte, non ha il polso della questione, troppo coinvolta affettivamente, confronta il momento attuale con quanto vissuto con i propri genitori, qualche o tanti anni fa, in realtà la situazione attuale è imparagonabile ad un vicino o lontano passato, mezzi diversi, contesti rivoluzionati, realtà nuove e prospettive con molte incognite.
  
La scuola dell’obbligo, alle prese con una grossa crisi di identità, alla ricerca di una proposta educativa che vada oltre le programmazioni e delle competenze, ma che non dimentichi i fondamentali necessari poi per uno sviluppo delle conoscenze e delle abilità che dovrebbero permettere al giovane di diventare adulto ed essere se stesso, Non può essere solo un tablet la risposta educativa alla apatia conoscitiva che oramai coinvolge le nostre generazioni.
  
Le parrocchie e l’associazionismo di ispirazione cristiana, le collaborazioni dovevano portare ad uno scambio di esperienze, un confronto una voglia di comunità più allargata, in realtà abbiamo in questi mesi, anche causa la sospensione delle attività, assistito ad una fuga generalizzata e ad un progressivo silenzio rotto da qualche momento di interesse collettivo rivissuto, vedi nomina di un nostro concittadino vescovo, ma sono occasioni estemporanee, un po' come il ricorso ai sacramenti.
  
Il mondo sportivo, sospeso e in attesa di un qualche DPCM che permetta ai ragazzi di fare sport anche se non sono campioni a livello nazionale.
  
Il mondo della partecipazione politica “non pervenuto”, esistono ancora e in particolare quali giovani coinvolgono?
  
Il mondo della partecipazione sociale, non esprimo giudizi, anche alla luce della manifestazione “no Amazon” vista sabato.
  
In questo quadro che potrebbe sembrare fosco, se non buio siamo chiamati a muoverci e quindi ho l’ardire di porre alcune domande:
 
Qualche anno fa esisteva il centro giovani a Roncade, che attraversò una serie di proposte riusciva ad intercettare una fascia giovanile, che altrimenti sarebbe stata lontanata da parrocchie e associazionismi vari. In particolare esistevano le figure degli educatori di strada, giovani capaci di incontrare gli adolescenti laddove si ritrovavano, senza aspettarli al centro. Esiste ancora questa esperienza e se si come si esplicita la proposta?
  
Quali proposte educative vengono poste in essere da questi enti in questo momento di distanziamento sociale ?
  
È pensabile un tavolo, tra tutti i soggetti coinvolti nei percorsi educativi per leggere la realtà e proporre dei percorsi nel merito. Ma la cosa non può essere né episodica, né solo teorica, ma neanche troppo strutturata, deve essere operativa, perché la fuori il mondo sta cambiando velocemente e le grandi analisi che escono dai mega questionari sono già vecchie quando si è finito di rispondere.
Meglio la sensibilità di chi si sporca quotidianamente e con costanza le mani, con la realtà e magari anche la fantasia, di chi riesce a destrutturare un pensiero nostalgico di un passato, che rimane tale e non tornerà nel presente se non rifatto e imprevedibile.
  
Mi piacerebbe che a questa mia provocazione qualcuno rispondesse uscendo da quel torpore che ci porta al vecchio detto: “chi pensa per sé, pensa per tre”.
No signori il nostro futuro è anche questo, usciamo dai nostri salotti, perché il domani lo costruiamo noi e oggi e gli adolescenti hanno bisogno di una proposta educativa coerente per poter diventare gli adulti che poi prenderanno in mano la nostra socialità.  
    
Paolo Giacometti
   
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