Piazza sfondata, l'errore di prospettiva
   
   
Non si può giudicare con il metro di oggi ma questo non sia un alibi
per amministratori condiscendenti 

A differenza che negli anni Sessanta, adesso la memoria non perdona più
devastazioni paesaggistiche e ambientali irreversibili

 
25 maggio 2021

 
C'è un errore di prospettiva nei giudizi che sono stati espressi in questi giorni, come accaduto in altre circostanze precedenti, nel commentare le pesanti trasformazioni del centro storico di Roncade avvenute nella seconda metà del Novecento (e sorvolando sugli allegri via libera dati ad interventi in luoghi meno centrali).
Lo sbaglio di posizionamento è quello di pensare che sia ragionevole esprimere opinioni su scelte concepite più di mezzo secolo fa usando per metro la sensibilità media attuale su argomenti come il paesaggio, l'ambiente e molte altre sfere di interessi immateriali diffusi.
  
Oggi, ovviamente, in nessun modo sarebbe consentito radere al suolo due palazzi dei seicento per farvi passare una strada e le persone di cui parla l'ex sindaco Gabriele Doratiotto in “Chiacchiere e distintivi”, indicandole come gli ispiratori dell'operazione, fossero vissuti in questo tempo, non sarebbero nemmeno stati sfiorati da un'idea simile.
  
Se poi facciamo i conti con il Far West di allora e la febbre di una malintesa modernità che contagiava un nutrito gruppo di imprenditori commerciali e industriali influenti, Roncade avrebbe potuto essere stravolta in modo ancora più pesante. Ci sono mille esempi anche nei dintorni di come le cose avrebbero potuto andare peggio.
  
Assoluzione, dunque? Anche questo è un tema che ha poco senso e che rischia di essere scivoloso.
Dire che quei signori e che gli amministratori dell'epoca non hanno colpe tout court introduce un pericolo, quello di rappresentare un criterio di possibile giustificazione futura per chi sia chiamato oggi ad assumere scelte di questo genere.
Adesso, a differenza che negli anni Sessanta, non si può non essere consapevoli delle conseguenze imperdonabili connesse a interventi urbanistici e ambientali non reversibili, e nessuno accetterebbe più decisioni di amministrazioni molli inchinate al vantaggio economico di pochi.
  
La memoria oggi dispone di cavalli molto migliori per lanciarsi avanti nel tempo, e stiamo parlando di quelli digitali che un po' tutti contribuiamo ad alimentare.
Non si dimentica più nulla e anche quando si ha l'impressione che su qualcosa sia sopraggiunto l'oblio il fiume carsico rispunta.
La storia siamo noi, dice il poeta, e non ha nascondigli.
  
    
Roncade.it
   
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