Chi volle sfondare la piazza
   
   
In un'intervista del 2013 l'ex sindaco Gabriele Doratiotto spiega perché via Vivaldi fu disegnata dove si trova 
L'attuale sede del municipio sarebbe poi stata decisa da un tornado

 
21 maggio 2021

 
Rispuntano di tanto in tanto nei gruppi di discussione dei social network le considerazioni sull'attuale assetto del centro storico di Roncade, accompagnate da memorie, ormai quasi scomparse, su come era il paese prima che la strada Zermanesa, (via Giovanni XXIII), provenendo da Casale sul Sile, fosse stata fatta proseguire sul tracciato della via Vivaldi di oggi.
Per realizzarla fu necessario abbattere, nei primi anni Sessanta, due palazzi seicenteschi (la ex Casa del Fascio poi caserma dei Carabinieri e l'allora Cinema Teatro Comunale) che si trovavano a fianco di quello della famiglia Segato, in largo Giustiniani.
 
In un'intervista del 2013 contenuta nel libro "Chiacchiere e distintivi" (Gianni Favero - Piazza Editore) l'ex sindaco Gabriele Doratiotto, in carica fino all'inizio degli anni Novanta, ricostruì le ragioni che portarono a quella scelta, seguita, qualche anno dopo, da quella di collocare il Municipio dove adesso si trova.
 
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D: In quegli anni Roncade subì anche le trasformazioni urbanistiche più profonde e, viste da oggi, più discutibili

  
- Era in costruzione la strada provinciale che da Mogliano doveva raggiungere Sant'Andrea di Barbarana, all'estremità orientale di San Biagio di Callalta.
Il progetto iniziale prevedeva che passasse all'altezza della trattoria "Garibaldi", fra Roncade e San Cipriano, sulla terra di Schiavon, per uscire dov'è oggi il campo sportivo.
I notabili della piazza, invece, si opposero, sostenendo che la via avrebbe dovuto passare più vicina al centro e dunque ai negozi. Posso anche fare i nomi dei più accesi, parlo di Mirko Guerretta, Aldo Dalla Tor, Gino Cigoli e altri, i più 'vicini' a Battistella (l'allora sindaco Gilberto Battistella, ndr.).
Il quale, occorre dirlo, è stato a volte anche remissivo.
Alla fine vinsero loro. Si buttò giù il vecchio teatro accanto al palazzo dei Segato e il resto lo sappiamo.
Poi l'altra debolezza, le brutture del centro storico. Sto parlando delle case di Gabrielli e di Davanzo. I cittadini insistevano, non c'erano né piano regolatore né controlli e il capoluogo è stato storpiato.
Si potrebbe continuare. Un'altra cosa imperdonabile, nel 1964, fu l'operazione sulla villa Perinotto, dove fu realizzata la mostra dei mobili di Davanzo. Villa Perinotto era del Comune, si era deciso di trasferire là il municipio, era già tutto deliberato.
  
D: E invece?
- Invece il 4 luglio 1965 si abbattè un nubifragio che fece cadere quattro grossi pini nel parco che c'era al posto dell'attuale municipio.
La mura che termina con il palazzo sulla strada, infatti, proseguiva fino al portico, limitando un grande parco della famiglia Grosso.
Fu un'occasione ghiotta per quei roncadesi, e ripeterei i nomi di poco fa, che volevano avere il municipio in piazza, vicino ai negozi.
Si propose perciò di acquistare l'area rovinata dal fortunale, buttare giù un pezzo di mura e costruire là il municipio nuovo.
Eppure sarebbe bastato aspettare un attimo, se era questa la volontà prevalente. Il palazzo comunale poteva restare un altro po' dov'era, cioè dove ora si trova il ristorante "Ai Galli", e la villa di fronte, ora di proprietà di Sergio Vianello, avrebbe potuto acquistarla il Comune. Sarebbe cioè stato possibile trasferirsi di là. Dai Grosso del resto era già stata acquistata la ex filanda per trasformarla in scuola media.
  
D: Insomma, la ragione vera della sede attuale del municipio, attivata nel 1970, allora quale fu?
- Con l'area del municipio c'erano altri tre lotti, a lato, che interessavano a qualcuno. Ivano Tonon, Gino Santolin ed un terzo, che sarebbe andato allo stesso Battistella.
 
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Nota
  
Benché il testo sopra riportato sia la riproduzione di quello contenuto in un libro uscito nel 2013 e reperibile in biblioteca, benché uno stralcio più ampio di questa intervista sia già presente su Roncade.it dallo stesso anno, benché il testo sia la trascrizione fedele di una registrazione audio realizzata in occasione dell'intervista a Gabriele Doratiotto, benché quelli trattati siano eventi risalenti a più di mezzo secolo fa e benché ogni fatto attribuito dallo stesso Doratiotto alle persone nominate sia assolutamente regolare e legale, oltre che già noto per altre vie, al fine di assecondare un'esigenza di chiarezza solo oggi manifestata dai discendenti di Gilberto Battistella si sottolinea che lo stesso NON acquistò in seguito alcun lotto di terreno nel citato ex parco Grosso.
  

  
    
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