Racconti e consigli per spostamenti a breve raggio, con ruote sull'asfalto o sui binari, a dimensione di week end o poco più

A cura di Aldina Vincenzi

GENOVA PER NOI
 
26 novembre 2020

 
Fa freddo o c’è quell’umidità carogna che la Pianura Padana sa infliggere alle ossa. O entrambi. Il rapporto è sadomaso. E noi siamo maso, senza speranze.
Sì, riusciamo ad amare il nostro carceriere. In Padania siamo orgogliosi della nostra sindrome da Stoccolma, pure se non siamo mai stati in Svezia.
Ma, ogni tanto, giusto per far finta di dar credito alle infondate critiche che il resto del mondo infligge ai nostri smisurati metri quasi al livello del mare, ci viene la sfrontatezza di muoverci, di innalzare lo sguardo alle Dolomiti, o di raggiungere spericolatamente il Conero o la Maremma. L’Umbria, addirittura.
Però.
Però, quasi mai ci viene in mente di andare a Genova.
Genova per noi, che stiamo in fondo alla campagna, è stipata in file zippato negli emisferi cerebrali come repubblica marinara. Ci viene in mente che potrebbe centrare in qualche modo con Colombo e con De Andrè. Beh, anche con Paolitencofossatiendrigo, per i migliori. Per gli altri, coll’immarcescibile Genoa.
Quindi perché andarci?
L’acquario? Obsoleto.
La casa del navigatore? Ricostruita.
Lo stadio Ferraris? Dai, mo.
E allora, perché farsi quattro ore e mezza d’auto (senza soste, lavori in gallerie crollate, pneumatici scoppiati di Tir e allegri tamponamenti)?
Che poi, quando arrivi, ti ritrovi sulla sopraelevata Aldo Moro che taglia orrendamente lo skyline del capoluogo ligure osservato dal mare e t’impanica per cercare di raggiungere il centro?
Ecco, vai oltre queste ridicolaggini. Parti.
Perché Genova è stupenda.
Anche i genovesi, spesso.
Le genovesi, sempre, soprattutto le focacce.
Adesso cerco di dimostrartelo.

Il clima!
Prenditi due o tre giorni, almeno, e sappi che, quando scenderai dall’auto (un secondo prima di svenire per lo sfinimento del viaggio), avrai già modo di assaporare l’indiscutibile differenza meteorologica (e di svenire pure per la sindrome di Stendhal, tanto, sindrome più sindrome meno, a noi padani…). L’aria frizzante, spesso in movimento, il cielo quasi sempre azzurro, il netto contrasto col mare blu scuro e i suoi abissi misteriosi, il clima mite ti estorceranno a forza un vivo “E va in emme anche la pianura…” Ponf, andato.

La vita!
Ma poi, subito, ti rianimeranno il formicolio di gente colorata, il profumo della fugassa e del pesto, lo sciabordio del mare, i volteggi dei gabbiani e l’intrigante intrico dei caruggi.

Il panorama!
- Se non guidi, sull’Aldo Moro concediti di far spaziare lo sguardo a destra e a sinistra.
Gli antichi palazzi anche di 13 piani descritti con stupore da Paul Klee sono la nota caratteristica dell’imponenza di questa città storica, che si staglia contro le colline di due incredibili parchi naturali tutti da scoprire (ma non ti basterà il weekend, prenditi l’aspettativa dal lavoro per le camminate su quello delle Capanne di Marcarolo e sull’Antola, soddisfazione garantita, a prova di capufficio).
Verso la distesa salata del golfo, invece, lo sguardo verrà rapito subito dalle poderose braccia metalliche del Bigo, griffate da Renzo Piano, che si è ispirato alle antiche gru: anticipano il porto antico. Sì, sì, ci sono anche l’acquario, il museo del Genoa e Eataly… (ho gli occhi rivolti all’empireo, li vedi?).
Mille alberi di barche ormeggiate, uno dopo l’altro, condurranno i tuoi occhi alla Biosfera e al suo piccolo ecosistema tropicale. E poi girati, non perderti la vista sulla magnifica Lanterna, il più alto faro del Mediterraneo e, di certo non il più giovane, con circa nove secoli sulle spalle.
- Se guidi, prendi fiato, inspira, regalati un “ommmm” e concentrati sull’inversione di marcia, tanto hai sbagliato uscita anche col navigatore google.
 
 
Cominciamo a fare sul serio
Ovvio, devi trovarti una camera.
Il mio consiglio è quello di concentrarti sulla zona di via Balbi. Il perché è presto detto, essendo facilmente raggiungibile in auto, avendo la stazione ferroviaria e un buon parcheggio vicino, non annoverando saliscendi stressarotule ed essendo una delle migliori basi di partenza per visitare agevolmente tutto il centro storico. Friggitorie, panifici, ristoranti e bar per ogni tasca sono a portata di mano. Non ultimo, anche un prestigioso jazz club è attivo nelle vicinanze, il Count Basie, dove ho assistito ad un fantastico concerto intimo e avvolgente, un po’ elitario, ma ogni tanto è bene viziarsi.
Genova non mi è sembrata cara, ho trovato un perfetto B. & B. appena ristrutturato dotato di camere moderne e reception professionale, cordialissima. Me la sono cavata con poche decine di euro/notte ad inizio dello sventurato 2020.
Non perdere tempo a disfare valige, hai pochissime ore a disposizione, approfittane, ci sono troppe magnificenze da vedere. Doccia veloce consentita, lascia che sia Genova ad odorare.

Storia
Se vorrai approfondirai personalmente, io ti anticipo che è un centro fondato dagli antichi popoli Liguri, distrutta dai cartaginesi e ricostruita dai romani. In seguito, con le vittorie di Curzola (1294) e Meloria (1284) è diventata Repubblica Marinara (detta La Superba dal Petrarca) assieme a Venezia, Pisa e Amalfi.

Palazzi dei Rolli
Devi vederli, sono semplicemente spettacolari e caratterizzano tutto il centro storico. Il 13 luglio 2006 il sito “Genova: le strade nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli” è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO della Convenzione per la Protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale, mica balle, perché gli splendidi edifici “esprimono una singolare identità sociale ed economica che inaugura l’architettura urbana di età moderna in Europa”.
Si tratta di dimore storiche nobiliari riccamente decorate sia all’esterno che all’interno, spesso erette su suolo impervio, che presentano la caratteristica sequenza atrio-cortile-scalone- giardino. Alcuni sede di museo, sono spalmati su tre Strade Nuove.
 
 
Su oltre 110 palazzi, 42 edifici che si contendevano l’ospitalità delle figure più eminenti di passaggio a Genova sono entrati di diritto nella lista Unesco.
Un buon punto di partenza, se non si ha molto tempo, può essere la zona di via Garibaldi. Come consiglio, vedi almeno Palazzo Nicolosio Lomellino, Palazzo Doria Tursi, Palazzo Stefano Balbi (cioè Palazzo Reale), Palazzo Bianco e Palazzo Rosso. Vero, certe volte sono chiusi in strade con poco ossigeno. Non perderti d’animo. Genova è una città che va vista anche col naso all’insù.
Se arrivi ad ottobre, puoi incappare nel Rolli Days Live & Digital, una tre giorni durante la quale potrai prenotare le visite dal vivo oppure seguire quelle virtuali. Ma tieni presente anche la prima domenica di ogni mese, quando musei ed edifici storici sono aperti gratuitamente, cosa di cui ho potuto approfittare bellamente io.
 
 
Chiese
Che dire… Seguendo l’itinerario a caso da via Balbi ne ho scoperte di straordinarie. Mi limito a elencarne tre, le mie preferite.
 
 
1) San Pietro in Banchi, un gioiello di epoca romanica, ricostruito nel 1572. L’unica navata con affreschi del 600 ti avvolge con la sua bellezza, ma lo stupore nasce ancor prima di entrare. In via Orefici, di spalle a palazzo san Giorgio (da visitare senz’altro), ci si imbatte in questa chiesa alla quale si può accedere - se si è fortunati e si trova aperto - tramite una breve scalinata. Sotto la balaustra che introduce ai tre archi della facciata, ci sono… alcuni negozi.
Hai capito bene. Credo sia l’unica chiesa al mondo con degli esercizi commerciali al piano terra. Pare servissero a finanziare le spese del sacro edificio. Ora è curata amorevolmente da una comunità d’indiani, anche se alcune statue risultano purtroppo rovinate.
 
    
2) Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, dalla facciata neoclassica imponente e dalla pianta a croce latina. Una volta dentro manca il fiato. Lo stile barocco può uccidere, sappilo. Specialmente se consiste in una profusione di stucchi dorati e affreschi seicenteschi, con sontuose colonne ioniche che delimitano le tre navate e una quantità inverosimile di cappelle laterali.
  
Barocco è anche il presepe meccanico che viene allestito ogni anno. Che ci vuoi fare, non sono riuscita a staccarci gli occhi per lunghissimi minuti.
 


3) Cattedrale di San Lorenzo.
Ah, io, al gotico non riesco proprio a resistere.
Anche se la facciata è incompleta e il soffitto è privo di affreschi.
Anche se doveva avere due torri campanarie e invece una è stata abortita.
Anche se i due leoni stilofori sulla gradinata d’accesso hanno uno sguardo tristissimo, anche se il progetto è gotico ma il risultato è normanno, io non resisto.
Mi basta ammirare il gioco cromatico del marmo optical, mi basta annientarmi dentro la profondità dei portali d’ingresso.
E poi, diciamolo, ma la casa di Dio dev’essere per forza sfarzosa?
Direi che sufficit anche solo il tesoro di San Lorenzo custodito all’interno, con il Sacro Catino (reliquia dell’ultima cena portata a Genova dai Crociati) e il piatto dove Erode pose la testa del Battista decollato. Oh.
 
Vichi o caruggi? E le creuze?
Trova la differenza. No, non puoi.
Il vico è un caruggio, i caruggi sono i vichi, ossia vicoli, come meno spesso vengono comunque chiamate le strette stradine che intersecano il centro storico in una fitta ragnatela di passaggi d’aria a spiffero, quasi tutti bui per l’altezza delle costruzioni, sfruttata al massimo.
 
Le creuze, invece si distinguono dai vichi o caruggi perché, pur rimanendo di anguste proporzioni, sono caratterizzate da salite o gradinate. Oppure sono piccole mulattiere che salgono ripide sulle alture collinari di città. Se invece si avvicinano al mare, viene in mente subito Fabrizio De Andrè e la sua Creuza de ma. E anda o meu ee anda o meu ei ei anda io.
Sali, scendi, inspira nelle piazzette, negli slarghi, sulle terrazze e poi riprendi a salire, a scendere. Perditi.
 
Porto Antico
Se poi vuoi luce, quella seria, puoi sfruttare una grossa possibilità. Una passeggiata lungo i moli e le banchine dell’immensa e soleggiata ‘piazza’ sul mare, nata dalla matita dell’architetto Renzo Piano. E vabbè, lì trovi anche l’Acquario.
Del resto, l’edificio a forma di nave rimane comunque la più grande esposizione di biodiversità acquatica in Europa, non ci son santi.
Poco prima trovi il sommergibile Nazario Sauro. E pure la ricostruzione del galeone spagnolo del ‘600.
  
Io mi faccio sedurre di più dal fatto che il porto Antico è un meraviglioso progetto di riqualificazione urbana che ha interessato ben 130.000 mq di superficie, i cui spazi sono stati riconvertiti in strutture dedicate alla città, alla socialità, alla cultura. Ogni tanto, gli Expo lasciano opere valide e sfruttabili all’infinito.
 
Lanterna di Genova
Simbolo di Genova ad honorem, la Lanterna è il faro più alto del Mediterraneo, il quinto più alto del mondo e il terzo più antico ancora in attività.
I suoi 77 metri raggiungono i 117 con lo scoglio di cui sembra far parte. Documenti non ufficiali parlano della Lanterna già nel 1128, ma la costruzione visibile oggi è stata realizzata nel 1543 per volontà del doge Andrea Centurione Pietrasanta.
365 gradini, di cui 172 percorribili e il resto di proprietà della Marina.
Una leggenda genovese narra che il progettista della Lanterna fosse stato lanciato nel vuoto proprio dalla sua cima, affinché non potesse ricreare in altro luogo una costruzione analoga, mentre un'altra leggenda simile narra che fu lanciato di sotto per non essere retribuito. ‘Sti liguri…
Anche uno zio di Cristoforo Colombo fu guardiano del faro.
 
Porta Soprana
Nel 1155 è stata costruita, e ancora regge, la poderosa Porta Soprana, una delle ultime testimonianze della cinta muraria di Genova realizzata per resistere agli attacchi del Barbarossa.
Su una targa all’ingresso si legge, in latino, l’ammonizione “Se porti pace, puoi toccare la porta”.
Io me la son persa, la pace, perché non sono riuscita a vedere la porta. Ma torno. Ah, se torno.
 
Palazzo San Giorgio
Ho già accennato al fatto che meriti una visita. Sorge prima della promenade realizzata per l’Expo ’92 però è antichissimo, sfarzoso d’affreschi e, in origine, dava direttamente sul mare. Era la dimora del Capitano del Popolo poi divenuta dogana e infine sede del Banco di San Giorgio, istituto bancario celebre in tutta Europa.
Dopo la battaglia di Curzola tra genovesi e veneziani, qui venne imprigionato niente meno che Marco Polo. E indovina cosa ha cominciato a scrivere tra le sue mura? The Million. Yessa.
 
 
Castello Mackenzie
Affascinante, articolatissimo esempio di architettura di Gino Coppedè, sede della casa d'aste Cambi. Peccato ora si possa visitare solo nelle domeniche antecedenti le settimane di asta, io non ho potuto farlo. Svetta eclettico in via Cesare Cabella, lungo le mura di San Bartolomeo. Dite che non c’entri nulla col circondario? Beh, rispondo con le parole della proprietà. “Sarebbe più corretto dire che sono gli edifici circostanti che non si integrano con il Castello, dato che quando è stato eretto, tra fine '800 e inizio '900, svettava solitario sulla collina ove oggi è invece circondato da altre costruzioni erette nel corso del XX secolo.” Riguardo lo stile invece, si possono trovare buone indicazioni anche su Wikipedia.
 
  
Altro
Una cosa da fare senz’altro é riuscire ad abbracciare con lo stesso sguardo il maestoso anfiteatro naturale e l’ampio golfo.
Ci sono diversi punti panoramici in città. Io ho scelto di salire in ascensore al Castelletto. Confesso, volevo mantenere le energie per sgambettare ancora un po’.
Poi ci sono i musei. Ho visitato quello di Palazzo Ducale, ovvio, e ho tentato di entrare anche a Palazzo Reale, che mi ha chiuso la porta in faccia, colpa mia. Ma puoi dirigerti con soddisfazione alle Gallerie Nazionali di Palazzo Spinola, al museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone e pare sia molto interessante anche Galata, il museo del mare. Se vuoi approfittarne, chiedi la Museo card, valida 24 o 48 ore.
Uh, stavo per dimenticare. Le botteghe storiche. Caffetterie, farmacie, barberie, sartorie. Per censirle e tutelarle, più di 70 anni fa è stato creato un albo che ne conta una trentina, con arredi originali e, spesso, attrezzature d’epoca ancora funzionanti.
Hai per caso voglia di passeggiare lungo il mare? Il mio consiglio è di andare ad abbronzarti e iodarti lungo la passeggiata di Nervi dedicata ad Anita Garibaldi. C’è gente in canottiera anche in gennaio. Posso provarlo, come puoi notare guardando le foto, miscredente.
 
 
Bene. Altro che weekend. Se sei riuscito a vedere tutte queste meraviglie, sei diventato cittadino onorario del belin. Ahah. Ma c’è ancora molto altro. Molto, molto altro che non vorrei tu ti perdessi. Weekend? Ri-ahah. Ti arrangi e te lo cerchi.
Dài, un’ultima dritta. Via del Campo. Ti dice niente?

Curiosità, fantasmi e leggende
 

1) Case chiuse. Prima che le ricche famiglie genovesi costruissero la Strada Nova (l’attuale via Garibaldi), la zona era appaltata dal Comune alle donnine allegre, che dovevano sborsare 5 genovini per esercitare l’antica professione. La strada era controllata. Alle sue estremità c’erano cancelli e guardiani. Il Comune, come canta De Andrè, pare si sia riempito bene i forzieri con le tasse delle prostitute, fino all’Unità d’Italia. Una delle case chiuse, in vico delle Carabaghe, nota per le pareti viola, sembra abbia ispirato Gino Paoli per “Il cielo in una stanza”.
 
2) La colonna Infame. In via del Campo (e vai con De Andrè e le sue citazioni) c’è una colonna eretta in ricordo di un fatto di sangue risalente al 1628. Quando cioè Giulio Cesare Vacchero e i Savoia tentarono di uccidere il Doge e i maggiori rappresentanti della Repubblica Marinara di Genova. Il tradimento fu scoperto e Vacchero venne decapitato. Una targa ricorda la sua fine da infame e molti testimoni affermano di aver visto il suo fantasma irrequieto aggirarsi nelle vicinanze della colonna.
  
3) Il cane di San Lorenzo. Durante la costruzione della cattedrale, uno scultore perse il suo amato cagnolino mentre lavorava alla facciata. Inconsolabile, decise di raffigurarlo scolpendolo ad altezza d’uomo accanto al portale destro della chiesa. Una notissima leggenda narra che chi riesce ad individuarlo troverà l’amore della sua vita.
 
4) Il Balilla. Il nome deriva da Balin o Balletta, cioè ragazzino, figlio della città. C’è una statua davanti al palazzo del Tribunale che lo raffigura. La storia di questo fanciullo è documentata. Fu il ragazzo che scagliò la prima pietra contro un sergente o un caporale nemico, nel 1746, quando Genova si arrese agli austriaci. Mentre un gruppo di soldati cercava di trascinare nel fango un pesante mortaio, il loro superiore chiese l’aiuto dei genovesi. Per tutta risposta senti il Balilla gridare “La tiro?” e i suoi concittadini dire “Tirala!” in coro. Seguì una fitta sassaiola che mise a tacere gli invasori.
 
5) Asinello. Il drink dei giovani poeti universitari locali, dei camalli (scaricatori di porto) o dei cantautori qui non è lo spritz, è l’Asinello. Meglio berlo al Canneto, nei locali dal sapore verace, però. La ricetta originale è del 1886 e ha come base vino bianco (in origine quello di Coronata) aromatizzato con 16 erbe. Sull’etichetta c’è tutt’oggi l’asino con le due ceste e il Pacingo di Coronata, antica maschera e simbolo della tradizione popolare del Ponente genovese.
 
6) I primati di Genova. Comincerei dalla prima banca: nasce con un orefice genovese che iniziò a prestare i valori che aveva in custodia chiedendo in cambio la restituzione del valore più un compenso aggiuntivo. Proseguirei con i jeans. Il nome deriva da Genes, cioè Genova in francese. A fine ottocento un mercante locale decise di commercializzare in America un tessuto fino ad allora usato solo per sacchi e teloni. Pensò inoltre di confezionare con questo tessuto anche delle tute che ebbero molta fortuna tra i cercatori d’oro. Poi arrivarono Levi Strauss e Jacob Davies che, furbacchioni, lo brevettarono. Ancora, il gioco del Lotto, che nasce a Genova nel 1576.
 
7) La Vespa. L’azienda Piaggio è sorta a Genova nel 1884. All’epoca si occupava di arredamento di navi, carrozze e treni. In seguito sviluppò la realizzazione di motori che, con la guerra, convertì per l’aeronautica. Enrico Piaggio, nel 1946, pensò ad un veicolo economico che potesse “scavalcare” le moto e che, una volta disegnato, gli sembrava una vespa. Eccallà, nata la lambretta più famosa di sempre.
 
8) La Focaccia. Inventata per evitare il pranzo agli scaricatori del porto (i già citati camalli), è oggi il prodotto locale più noto e appetitoso. Ma bisogna mangiarlo esclusivamente a Genova. Solo qui riesce come si deve, anche se i panettieri sanno bene che devono evitare con cura di prepararla nelle giornate di macaia, cioè quando soffia lo scirocco, il cielo è coperto e c’è molta umidità. Insomma, quando sembra di essere in Pianura Padana, (òstrega). Ogni occasione è buona per gustare una slerfa de fugassa. La sua variante più classica? La fugassa con la çioula (con la cipolla), che discorsi!
 
9) Il pesto e la spilorceria. Non ne parlo, sapete già tutto, tranne che, te pareva, per i genovesi non si tratta di spilorceria, ma di parsimonia. La barzelletta del caso? “Mmmmh, senti che profumo, amore, davanti a questa pasticceria!” “Davvero, tesoro, vuoi che ci ripassiamo davanti?”. Ecco.
 
   
 
Frasi celebri in onore a Genova

Paul Valery: “ Preferisco Genova a tutte le città che ho abitato. Mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero.”
 
Mark Twain: “Queste donne genovesi sono incantevoli.” E, ancora, nel 1867: “Mi piacerebbe restare qui. Preferirei non procedere oltre.”
 
Dino Campana: “Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia urgente al mare: Genova canta il tuo canto!”
 
Anton Cechov ne Il Gabbiano: “Genova è la città più bella del mondo.”
 
Valery Larbaud: “Città a sorpresa, il cui uso insinua un’astuta saggezza.”
 
Friederch Nietzsche: “Quando uno va a Genova è come se fosse riuscito ad evadere da sé.”
 
Richard Wagner: “Tutti devono vedere Genova!”
 
Conclusioni
Sarò breve. Se organizzi qualcosa per andare a vedere la Superba, chiamami, che ottimizziamo le spese. Sono discreta, non rompo tanto, mi lavo, offro caffè e pure croissant.
Perché sono veneta, non ligure, ma innamorata irrimediabilmente di Genova.

A presto
Aldina
    
Aldina Vincenzi
   
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