In Panda tra i ghiacci lontano dai virus
   
   
Jacopo Tonon: "Torno o non torno?"
La difficile scelta del 30 enne roncadese fra le aurore boreali artiche
e una quarantena dentro casa

 
5 aprile 2020

 
Con la Panda al circolo polare, venti gradi sotto zero e vivere felici. Vista dalla tepidità immobile delle nostre case è un’ottima ragione di invidia. E può essere ammirevole pure la capacità di lasciare la sicura busta paga da caporeparto metalmeccanico a tre chilometri da casa per chiudersi nel garage, modificare un po’ un motore da 900 cc con sei anni di vita, avviarlo e puntare senza esitazioni verso il Grande Nord. «Sono come una bussola. Fin da ragazzo lo sognavo. Ho visitato Helsinky e ho capito tutto».
 
Jacopo Tonon, 30 anni, di Roncade, due mesi fa ha incontrato l’immensa quiete artica, nella parte alta della Scandinavia. Più o meno casualmente ha trovato anche un lavoro, quello di accompagnare i turisti stranieri nelle terre dei ghiacci per conto di un’agenzia locale. Un’ attività entusiasmante, che ha funzionato bene ma solo fino a una trentina di giorni fa. Dal mese scorso dalle basse latitudini non è arrivato più nessuno: il coronavirus ha paralizzato il mondo anche se ad Haparanda, città svedese da 10 mila abitanti sul punto più alto del golfo di Botnia, attuale residenza di Tonon, la gente vive come sempre.
«Capiamoci, da queste parti gli abitanti sono per cultura così riservati che nemmeno si porgono la mano. Questo racconto di un mezzo pianeta chiuso negli appartamenti per difendersi dal virus lo seguono alla tv come fosse un film».
 
Jacopo divide una casa con tre colleghe, tutte di nazionalità diverse. Spazi ampi ma a lui, ultimo arrivato, è toccato il divano. «Non è male ma non è neanche un divano letto. Forse era meglio dormire in auto, questione di privacy e silenzio».
Perché la Panda, va detto, è stata arrangiata per poterci vivere come fosse un mini camper. Per scaldarla si adopera un bruciatore a gasolio fatto apposta per scaldare un po’ anche il motore dell’auto, dato che sotto i -15 gradi si rischia di non partire più.
  
La parte svedese di Haparanda ha comunque un problema «che è trovare alcool di qualità. Non intendo quello che state tutti cercando in Italia per disinfettare di continuo tutte le cose attorno. Dico qualcosa di valido da bere, con queste temperature...».
Le bevande alcoliche in Svezia sono gestite dal governo e sono dozzinali.
Per fortuna nella parte finlandese di Haparanda, che è sempre la stessa città divisa in due dal fiume Tornio, la situazione è molto migliore e c’è stato il tempo di organizzarsi. Amici fidati di tanto in tanto, con le motoslitte, attraversano discretamente, il Tornio ghiacciato per «soccorrere» gli amici. L’organizzazione, ineccepibile, è italiana.
  
«Siamo fermi ma il lavoro di scrivania non manca. Studiare mappe, organizzare escursioni, trovare mezzi e strutture. Da fare ce n’è sempre – prosegue il trevigiano – ma fra pochi giorni mi scade il contratto. Durava due mesi e comunque non potrei rimanere più a lungo domiciliato in Svezia senza regolarizzare la mia posizione fiscale. Ci sto pensando, torno o non torno?» Problema serio.
Qui lo sconfinato Nord striato di aurore boreali, là una intorpidita quarantena nel giardino domestico.
In ogni caso la Panda ha bisogno di una sistemata e poi c’è un progetto da sviluppare con dei russi che amano i 4x4. «Mi sa che torno giù a Roncade, aspetto tre mesi e poi riparto per la Svezia. Con la Panda o in moto».

Gianni Favero - da "Corriere del Veneto" di domenica 5 aprile 2020
    
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