Una via alla partigiana Tina
   
   
La strada delle scuole e dello sport, fra via Vivaldi e via Pantiera, intitolata a Tina Anselmi, primo ministro donna in Italia
Cattolica, nata a Castelfranco Veneto, figura centrale della Dc, portò alla luce le trame eversive della loggia massonica P2

 
30 dicembre 2020
  
Sarà intitolata a Tina Anselmi la via che collega via Vivaldi a via Pantiera, la strada "della formazione e dello sport" sulla quale si affacciano gli istituti scolastici, le piscine, lo stadio e la principale palestra della città (a sua volta dedicata ad Aldo Moro).
Con il tributo alla "partigiana Gabriella", per la prima volta la Resistenza entra nella toponomastica roncadese.
Fra le pietre miliari della sua esperienza politica, va tenuto conto che a Tina Anselmi, da presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia P2, si deve il colossale lavoro di indagine su uno dei fenomeni più inquietanti per i rischi di eversione in chiave autoritaria del nostro paese, legato alla struttura segreta di Licio Gelli.

"Da tempo – rileva il sindaco, Pieranna Zottarelli – volevamo ricordare con un gesto concreto Tina Anselmi figura di altissimo e riconosciuto valore per l'impegno attivo come partigiana della Resistenza prima e come deputata e primo ministro donna in Italia".
Tina Anselmi, nata nel 1927, è mancata il 1 novembre 2016.


TINA ANSELMI
29 luglio 2016

Bisognava aver fatto da ragazza la staffetta partigiana per bloccare la salivazione, negli anni Ottanta, dei generali piduisti interrogati dalla commissione che lei presiedeva.
Tina Anselmi, nome di battaglia “Gabriella”, è stata anche questo oltre che primo ministro donna della storia della Repubblica italiana, nominata esattamente 40 anni fa alle politiche del Lavoro e della previdenza sociale da Giulio Andreotti.
Del resto, nel settembre del 1944 i nazifascisti la costrinsero ad uscire dalla sua classe di scuola magistrale, a Bassano del Grappa, per assistere all'impiccagione per rappresaglia di 31 civili. Figurarsi se gli sgherri di Licio Gelli potevano intimidirla.
  
Tina Anselmi non c'era, ieri, alla celebrazione che la Cisl del Veneto ha voluto riconoscerle nella sala del municipio di Castelfranco Veneto, la sua città. La malattia la tiene ormai lontana dalla gente da molti anni. Se c'è un vantaggio è che, fosse stata presente, data la sua sobrietà, non avrebbe lasciato che di lei si raccontassero i cento lati del suo saper essere donna al servizio di chiunque.
Da sindacalista, all'inizio, quando andava a spiegare i loro diritti alle “filandere con le mani lessate” dall'acqua per la lavorazione dei bachi da seta, o da attivista Dc che esortava i colleghi di partito a valutare attentamente anche le idee di Palmiro Togliatti, segretario comunista, “anche se non la pensava come noi”.
“Da giovane consigliere comunale del Pci – ha raccontato Floriana Casellato, oggi parlamentare Pd – le telefonai a casa una domenica mattina, tutta timorosa, per chiederle di portare a Maserada una sua testimonianza sulla Resistenza vissuta in prima persona. Lei, ministro Dc, mi disse di darle del tu e mi chiese se poteva richiamarmi di lì a poco perché ora la nipotina le stava mettendo i bigodini”.
  
Sul perché sia stata affidata a lei la gestione della delicatissima commissione d'indagine sui disegni golpisti della P2, durata dal 1981 al 1985 e capace di produrre una mole enorme di documenti, un'interpretazione è stata data da Maria Gomierato, ex e prima sindaco donna di Castelfranco. "C'era bisogno di una figura di garanzia istituzionale riconosciuta da tutte le parti e la scelta è andata su Anselmi per la sua statura morale. Teniamo presente che erano gli anni immediatamente successivi all'omicidio di Aldo Moro e delle molte strategie destabilizzanti che mettevano a rischio la nostra democrazia”.
“Quei 120 faldoni scritti dalla commissione – è il punto di vista di Laura Puppato, senatore Pd – al di là delle importanti verità storiche che contengono, hanno il merito di aver restituito valore al rapporto fra politica e cittadini che si era deteriorato”.
  
Ma il lavoro politico di Anselmi ha canali poco noti e che si radicano in modo fondamentale con la sua militanza sindacale. E' ai più sconosciuta ad esempio la battaglia per far ottenere le pensioni sociali a chiunque e quella per il riconoscimento di malattie invalidanti come la silicosi e la asbestosi. Le bestie nere per i minatori di cui si è cominciato a parlare a Vittorio Veneto, terra dalla quale sono partiti a migliaia per lavorare nelle gallerie del sottosuolo di mezza Europa, e per le quali non c'era una codificazione di legge tale da far ottenere a chi ne fosse colpito una adeguata assistenza pubblica.
A far sintesi del messaggio espresso dall'intera vita di Tina Anselmi è stata infine Maria Trentin, coordinatrice nazionale delle donne della Cisl. “Il dato centrale è che nessuna vittoria è irreversibile e, se non le difendi, c'è sempre il rischio di perdere le libertà conquistate. Dovremo fare uno sforzo in più per ricordare il passato non per nostalgia ma per l'esistenza ancora di molti diritti, rispetto ad esempio alle questioni di genere, che sono diritti scritti ma non ancora esigibili”.
 
da "Corriere del Veneto" - Gianni Favero

   
TINA ANSELMI
 
Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto nel 1927. A diciassette anni entra nella Resistenza come staffetta della Brigata autonoma “Cesare Battisti”; fa poi parte del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà. Si laurea in lettere all’Università Cattolica di Milano e insegna nella scuola elementare. Dal 1945 al 1948 è dirigente del Sindacato Tessili e dal 1948 al 1955 del Sindacato Maestre. Dal 1958 al 1964 è incaricata nazionale delle giovani della Democrazia Cristiana e in tale veste partecipa ai congressi mondiali dei giovani di tutto il mondo. Nel congresso di Monaco del 1963 è eletta membro del Comitato direttivo dell’Unione europea femminile, di cui diventa successivamente vicepresidente. È eletta per la prima volta come deputato il 19 maggio 1968 e riconfermata fino al 1992, nel Collegio di Venezia e Treviso. È sottosegretario al lavoro nel V governo Rumor e nel IV e V governo Moro.
  
Nel 1976 viene nominata Ministro del Lavoro: è la prima donna, in Italia, a diventare ministro. Nel 1978 è nominata Ministro della Sanità e nel 1981 presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985: è un capitolo essenziale della vita della Repubblica, una responsabilità che Anselmi assume pienamente e con forza, firmando l’importante relazione che analizza le gravi relazioni della loggia con apparati dello stato e con frange della criminalità organizzata, messe in campo per condizionare con ogni mezzo la vita democratica del Paese.
 
Successivamente è nominata Presidente della Commissione nazionale per le pari opportunità. Presiede il Comitato italiano per la FAO. Fa parte della Commissione di inchiesta sull’operato dei soldati italiani in Somalia. Ha presieduto la Commissione nazionale sulle conseguenze delle leggi razziali per la comunità ebraica italiana. La commissione ha terminato i suoi lavori nel mese di aprile 2001. È vicepresidente onoraria dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.
  
È stata più volte presa in considerazione da politici e società civile per la carica di Presidente della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale «Cuore» a sostenerne la candidatura, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l’ha sostenuta attraverso un tam tam mediatico che prende le mosse dal blog Tina Anselmi al Quirinale.
 
Nel 1998 è stata nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al merito della Repubblica italiana.

da "Enciclopedia delle donne" - Francesca Tosi
    
Roncade.it
   
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