Scuole ancora chiuse, maestri nel pc
   
   
Covid 19, stop prorogato all'8 marzo. Tocca alla teledidattica
Queste le piattaforme scelte per gli iscritti di Roncade e Monastier.
Il sistema creato da zero dagli insegnanti in pochi giorni

 
1 marzo 2020

 
Ancora una settimana con le scuole chiuse, dunque, e da lunedì anche l'istituto comprensivo Roncade-Monastier inizierà con la didattica a distanza per gli iscritti alle classi elementari e per gli studenti delle medie.
Per i primi è previsto un collegamento quotidiano via web attraverso la piattaforma “Weschool” che consentirà ai bambini di avere un contatto visivo diretto con l'insegnante utilizzando il pc di casa o dispositivi mobili (tablet e smartphone). Questo sarà possibile in ogni caso in presenza di un genitore e la durata del contatto sarà perciò condizionato dalla disponibilità di tempo di quest'ultimo.
Per quanto riguarda i ragazzi delle medie lo strumento utilizzato sarà invece “Nuvola”, cioè lo stesso con il quale viene gestito il registro elettronico. La relazione fra studenti e docenti consisterà in uno scambio di documenti che conterranno esercizi e verifiche.
  
Va fatto presente, a questo proposito, che l'organizzazione della teledidattica a Roncade è stata resa possibile grazie al lavoro compiuto in questi giorni da vari insegnanti i quali si sono coordinati senza potersi incontrare nei locali delle scuole, preclusi a chiunque.
  
La trasferta all'estero per gli studenti di terza media, infine, è stata definitivamente annullata anche per la “sorveglianza speciale” alla quale sono soggetti i viaggiatori italiani oltreconfine, la quale non decanterà in tempi brevi e che potrebbe trasformare in un problema complicato anche il minimo inconveniente di natura sanitaria nel corso della vacanza studio.
    
Roncade.it
   
Coronavirus: pediatri, scuole chiuse saggia decisione
"Contenere contagio e caos in studi pediatrici"

   (ANSA) - ROMA, 29 FEB - "In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna al momento è in cura il 93% di tutti gli 821 positivi al nuovo Coronavirus in Italia. Riteniamo pertanto saggia la decisione del Governo, inserita nel nuovo decreto sull'epidemia, di prorogare la chiusura delle scuole in queste Regioni per altri 8 giorni. Abbiamo bisogno di tempo per contenere il contagio, evitare il caos negli studi pediatrici e nei pronto soccorso e occuparci di chi ha bisogno di cure".
   Così Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri.
"Va evidenziato - prosegue Biasci - che il ritorno in classe determinerebbe anche un ulteriore fattore di possibile diffusione del virus favorito dall'utilizzo affollato di mezzi pubblici, nelle ore di punta di ingresso e uscita dalle lezioni e la frequentazione di luoghi di aggregazione". "Ci auguriamo - sottolinea - che questo tempo che abbiamo in più, prima della riapertura delle scuole, sia utile per correggere la norma contenuta nel DPCM del 25 febbraio che prevede il certificato medico obbligatorio per tutti, per le assenze superiori a 5 giorni. Ci confortano le parole del Commissario Straordinario Borrelli che ha parlato di un provvedimento univoco per tutte le regioni. Segnaliamo però che nelle Regioni in cui le scuole riapriranno, ovvero Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Marche, l'obbligo del certificato, che allo stato attuale delle conoscenze ha solo la funzione di certificare l'assenza dei sintomi e non quella dello stato di portatore di nCoV19, resta in vigore. Così si mettono in grande difficoltà i medici di cure primarie e le famiglie, con il rischio di affollare gli studi e in questo modo favorire il contatto dei sani e con i malati, come è accaduto ieri in alcuni studi pediatrici del Veneto dove si sono recati all'ultimo momento molti genitori alla notizia della possibile riapertura delle scuole e del ripristino dell'obbligo del certificato".
   "Ribadiamo - conclude Biasci - che occorre attenzione all'ambito della medicina del territorio sottoposta, nella gestione di questa epidemia, a incredibili pressioni, con strumenti spesso insufficienti. Auspichiamo un maggiore coordinamento regionale che permetta a tutti i pediatri di famiglia e ai medici di medicina generale di poter contare in tempi stretti sui necessari dispositivi di protezione individuale. Se si ammalano i medici delle cure primarie rischia di collassare l'intero sistema". (ANSA)
 
    
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