Bici e pedoni. Eccetera
   
   
Sulle piste viaggeranno anche monopattini, Segway, cicli elettrici...
La mobilità di questo secolo esige spazi regolati e tanta buona educazione

 
3 febbraio 2020

 
E' piuttosto sorprendente come un argomento minimo - il posizionamento di nuova segnaletica su una pista ciclabile -abbia generato un confronto di punti di vista che in genere non si registra su altri temi di interesse locale.
 
L'occasione è buona per provare a spingere un ragionamento al di là del caso specifico e oltre le categorie del bello/brutto.
  
Una possibile chiave nasce dalla constatazione, qui e ovunque, della moltiplicazione dei mezzi con cui la gente si sposta e, in generale, di come sia cambiato in poco tempo lo scenario della mobilità, e non solo delle persone.
Il Novecento è finito e con la nostalgia non si fa strada.
Sono ad esempio state introdotte norme severe per i droni, che erano poco più che giocattoli ma che ora, si è visto, possono sorvolare spazi di privacy prima inviolabili e addirittura disturbare l'aviazione civile.
Nuove regole sono in arrivo anche per la micromobilità di monopattini elettrici, monoruote, Segway eccetera, evoluzione anche questi di oggetti che inizialmente ci sembravano giocattoli. In base alla loro velocità (massimo 6 km/ora in ambito cittadino e solo in piste ciclabili o a percorso misto) saranno incanalati in spazi precisi, con obbligo o meno di assicurazione, patentino e targa, e con una segnaletica dedicata.
 
In sostanza, il mondo si è complicato e tutti, dalle auto in giù, fino alle due ruote (o una) di ogni tipo e ai pedoni, si trovano a dover condividere gli stessi affollati spazi urbani.
Sfide non banali per chi sia responsabile della sicurezza pubblica, tenuto ad individuare sistemi che proteggano ciascun utente da chi abbia un mezzo più grosso e più veloce del suo.
Se la parola d'ordine della nostra epoca è sostenibilità questa è una delle sue diverse facce.
  
Con le piste ciclabili, in molti punti di Roncade, i velocipedi sono stati separati dai mezzi a motore a quattro e due ruote, ed è un primo doveroso passo avanti.
Allo stesso modo, però, anche i pedoni devono potersi muoversi in tranquillità senza il pericolo di contatti con le biciclette.
E occorre infine tutelare i ciclisti “lenti” da chi abbia la pedalata allegra (o gli entusiasti di quella assistita, che giovanissimi non sono) e interpreti la pista ciclabile come uno spazio franco, immune da regole, da occupare da destra a sinistra a luci spente e senza campanello ed in cui siano ammesse impennate ed acrobazie in piena libertà.
E non sono fantasie, in via Roma si vede questo ed altro.
  
Certo, la nuova segnaletica sulla pista ciclopedonale di Roncade che costringe allo slalom sarebbe probabilmente inutile in presenza di una adeguata educazione di questo genere di ciclisti.
Come attenuante si deve ricordare che si può andare in bicicletta senza aver frequentato una scuola guida e senza avere almeno 14 anni (come è previsto per i monopattini), dunque non si può pretendere che tutti, in modo naturale, abbiano la consapevolezza del rischio di una guida spensierata e baldanzosa.
 
E' in quest'ottica, perciò, che vanno letti i nuovi cartelli.  Un richiamo all'importanza di una convivenza rispettosa in spazi comuni in cui ognuno ha diritto di spostarsi in tranquillità come meglio crede ma sapendo di non essere solo.
 
I segnali sono appena infilati a terra, si possono rimuovere. Il giorno in cui la coscienza civile dei gesti minimi sarà maturata anche fra gli esuberanti della pedalata probabilmente diventeranno superflui.
Ci vorrà del tempo ma in quella direzione bisogna andare.
    
Roncade.it