Via le gru, ecco il Campus
   
   
Iniziano oggi le prime lezioni nel polo educativo di H-Farm
Il progetto da 101 milioni partito meno di un anno fa.
Ma produrrà utili sono nel 2023

 
8 settembre 2020

 
Ciò che dà il senso di quanto ogni spazio sia innervato di digitale sono le larghe canalette di griglia che scorrono appese ai soffitti e in cui viaggiano paralleli e ordinati centinaia di cavi colorati riempiti di fibra ottica.
Nel Campus di H-Farm, da oggi aperto ai primi 200 studenti - mille a fine anno e duemila nel 2024 - non è ammesso un solo centimetro cubo trascurato dagli oceani di Gigabyte che qui convogliano tutta la conoscenza del pianeta per restituire al pianeta stesso intelligenze, talenti e visioni.
I giochi sono fatti, la grande scommessa di Riccardo Donadon è da ieri in moto. I tabelloni con i pensieri degli innovatori, da Rita Levi Montalcini a Mark Zuckerberg, distribuiti agli incroci dei percorsi sul prato come capitelli laici, in realtà non nascondono del tutto qualche macchina per il movimento terra, una gru e i carrettini di strumenti per elettricisti e posatori che ancora si affannano nel cantiere.
 
Ma la prima pietra è stata posata un anno fa, ha piovuto poco ma di mezzo c'è stato il Covid. Il carattere internazionale della scuola impone l'apertura di anno scolastico per l'8 settembre e un po' di fango in certi angoli non fermerà certo l'entusiasta e quasi giocosa parlata inglese obbligatoria dei piccoli di sei anni, che diventerà presto asciutta, tecnica, californiana da Silicon Valley per gli iscritti più grandi, dalle medie all'università.
Come e se tutto questo ingranerà con il futuro economico-industriale di casa nostra è qualcosa che si scoprirà da qui in avanti. E comunque sia, oggi i numeri del Campus sono questi. Le aree coperte (scuola, ricettività, ristorazione, servizi vari) sono pari a 30 mila metri quadrati su un'estensione di 51 ettari in cui la cifra che di certo non sfugge è quella dello sport. Campi da calcio, basket, tennis e – poteva mancare? - il diamante del baseball.
  
Per costruirlo ci sono voluti 101 milioni di euro resi disponibili da un Fondo di investimento alternativo chiuso (Fia), il “Ca’ Tron H-Campus”, partecipato al 60% da Cattolica Assicurazioni – proprietaria dei 2 mila ettari che circondano l'area – e per il resto da Cassa depositi e prestiti.
H-Farm, che ha la titolarità dell'impresa, sarà legata per i prossimi 30 anni con un contratto d'affitto e conta su un piano industriale che vedrà il break-even nel 2023. Se lo scorso anno i ricavi sono stati di 12 milioni, nel 2024 si arriverà a 53.
Mettendo insieme l'”Education” con gli altri due rami d'azienda di H-Farm, cioè i servizi di cosulenza alle imprese (l' “Innovation”, 70 milioni di fatturato attesi fra tre anni dai 43 del 2019, e l'incubatore d'impresa, asset di esordio che però oggi pesamolto meno), la macchina di Donadon alla chiusura del business plan, approvato qualche giorno fa dal Cda, realizzerà ricavi per 126 milioni e un Ebitda di 12 (mentre quest'anno il margine lordo sarà negativo per 5 milioni).
“In un mondo sempre più digitale che corre e si evolve di continuo, dove i valori sono profondamente diversi – ha rilevato ieri Donadon - è anacronistico far nascere un luogo che pensi solo a formare, o solo a fare business, o solo a fare ricerca. Queste tre cose devono stare assieme ed ispirarsi l'una con l’altra. Noi ne siamo convinti e il nostro Campus è la risposta a questa nuova traiettoria.”
  
Fin qui il futuro.
Ma non è meno interessante il percorso affrontato per arrivarci. Il progetto ha avuto un ritardo di un anno per una procedura Via inizialmente sottovalutata e poi diventata invece necessaria. Poi è diventato il casus belli del divorzio fra Paolo Bedoni, presidente di Cattolica, e l'ex amministratore delegato, Alberto Minali. Ieri Bedoni ha minimizzato ma è cosa nota che l'aumento di capitale per otto milioni a favore di H-Farm dello scorso dicembre, 7 dei quali in capo alla compagnia veronese, sia stato avversato dal top manager di allora, che rispetto a Donadon&c è sempre stato scettico. Iniezione di denaro del resto insufficiente, perché il 14 settembre l'assemblea di H-Farm dovrà votare un'altra ripatrimonializzazione da 20 milioni, per metà da sostenere con l'emissione di un bond.
E nel frattempo se n'è andato red Circle (Renzo Rosso), il cui 11,42%, è passato a Donadon, oggi al 22,85%, mentre il 50,7% è sul mercato nel listino Aim.
    
Roncade.it
   
    
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