Campus, le ultime manovre
   
   
A pochi giorni dall'inaugurazione un aumento di capitale
e un nuovo piano industriale

Atteso un fatturato 2024 per 126 milioni.
Donadon rileva l'intera quota di Renzo Rosso e sale al 22,85%

 
27 agosto 2020

 
A meno di due settimane dall'avvio delle lezioni nel Campus di H-Farm, a Ca' Tron di Roncade, la società licenzia un nuovo piano industriale da qui al 2024 e lancia una manovra di rafforzamento patrimoniale.
E intanto il presidente, Riccardo Donadon, con 4 milioni in due tranche, rileva del tutto l'11,42% prima appartenuto a Red Circle Investments (Renzo Rosso) e sale al 22,85%, dunque ad una salda posizione di maggioranza relativa, tenendo presente che la società è quotata nel segmento Aim di Borsa Italiana e che il 50,7% è sul mercato.
  
Sono le ultime novità che giungono dal lembo più meridionale della provincia di Treviso, ad un tiro di schioppo dalla laguna, sul quale il 7 settembre è previsto il taglio del nastro di un'opera edilizia che insiste su 30 mila metri quadrati e che ha sfidato il Covid ed il tempo per arrivare puntuale all'apertura dell'anno scolastico, l'8 settembre, trattandosi di un istituto classificato come internazionale.
  
Il Consiglio di amministrazione della società fondata e guidata da Donadon ha comunicato infatti di voler sottoporre a breve all'assemblea un progetto di ripatrimonializzazione del valore di 20 milioni di euro suddiviso in due parti di uguale importo.
La prima, con natura di puro aumento di capitale, è articolata in una componente fino a 6 milioni riservata ad investitori qualificati e una di 4 in opzione, dunque con una prelazione riconosciuta ai “vecchi” azionisti.
La seconda consiste in un prestito obbligazionario convertibile anche in questo caso articolato in un segmento fino a 4 milioni con precedenza a chi abbia sottoscritto l'aumento di capitale mentre la parte rimanente sarà sempre appannaggio dei “qualificati” di prima ma senza diritto di opzione.
Si tratta di una formula intricata ma solo in apparenza.
“In realtà è un modello abbastanza comune per operazioni simili in aziende della nostra dimensione – spiega l'amministratore delegato, Alberto Grignolo – e proporre una componente in equity e una di prestito convertibile di eguale peso è un criterio che consente di tutelare da un lato gli interessi dei soci attuali e rendere appetibili dall'altro le nostre condizioni al mercato”.
  
Per quanto riguarda il piano industriale 2020-2024, il Cda lo definisce scorporando le previsioni sulle tre diverse Business Unit e sulla gestione Corporate.
Il segmento “Innovation”, cioè i servizi di consulenza alle aziende nei percorsi di digitalizzazione, dovrebbe raggiungere a fine periodo ricavi per 70 milioni, contro i 43 registrati nel 2019.
Il fatturato della “Education”, cioè il ramo d'azienda che ruota sul Campus (rispetto al quale H-Farm non ha partecipazioni, essendo lo stesso in capo per il 60% a Cattolica e per il 40% a Cassa depositi e prestiti, ma è legata da un contratto d'affitto trentennale) nel 2024 è proiettato a 53 milioni che si confrontano con i 12 riferiti alle attività di formazione dello scorso anno. Più tiepido sarà invece l'andamento delle attività collegate all'acceleratore d'impresa, dunque il supporto per la crescita delle startup, mentre l'area Corporate non registrerà variazioni per la durata del piano (ricavi per 3 milioni, Ebitda a -10 milioni nel 2024).
Facendo le somme, a fine quinquennio H-Farm prevede di registrare ricavi per 126 milioni ed un margine operativo lordo di 12 (nel 2020 il dato è previsto a -5 milioni per diventare positivo solo nel 2022).
“Personalmente non guarderei al sistema H-Farm sotto la luce di business unit distinte – aggiunge ancora Grignolo - ma come ad un unico motore di sinergie fondamentali per rendere un servizio ad un paese che invecchia e che ha problemi di crescita e di carenza di imprenditorialità giovanile”.
  
A tirare un sospiro di sollievo è anche Donadon, il quale parla della chiusura definitiva di “un periodo molto difficile iniziato nei primi mesi del 2018. Allora H-Farm era nella fase di implementazione del proprio business plan e lo stop di due anni l’ha messa in grande difficoltà operativa e finanziaria”.
Il riferimento è alla sopraggiunta ed imprevista necessità di intraprendere una procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) per le potenziali ricadute del cantiere in un ecosistema particolare come quello di Ca' Tron. “Ora finalmente abbiamo messo la parola fine e possiamo guardare al futuro continuando a dedicarci alla nostra crescita”.

Gianni Favero - da "Corriere del Veneto" del 27 agosto 2020
    
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