De Poli, il fa e disfa roncadese
   
   
Ciò che Cassamarca ha avviato e chiuso senza un perché a Ca' Tron
Per una dozzina d'anni la Fondazione gestì la tenuta ma, alla fine,
senza lasciare cose e memoria

 
24 lugliio
2020

 
Dino De Poli è morto e su chi fosse, cosa abbia fatto e cosa abbia detto si potrebbe scrivere a lungo.
Si è comunque già scritto a sufficienza.
La valutazione delle operazioni compiute in qualità di presidente della Fondazione Cassamarca sono in larga misura originate da giudizi su di esse espressi dallo stesso De Poli che centinaia di suoi amici - evaporati rapidamente dopo la sua uscita di scena - hanno confermato di default e propagato nel mondo.
  
Limitiamoci perciò a Roncade, che con il presidente di Cassamarca ha avuto più di un legame.
Escludiamo gli interventi di restauro e recupero di questo o quell'elemento, e di supporto a questa o quella iniziativa culturale perché si tratta semplicemente di operazioni che fanno parte del mandato statutario di una fondazione bancaria.
Semmai ci sarebbe da discutere sulla discrezionalità nel preferire un intervento anziché un altro, ma anche questo risale all'autonomia dell'ente.
 
Parliamo qui soltanto di tre cose.
La prima è l'acquisto, nel 2000, da parte di Fondazione Cassamarca dei 1040 ettari della tenuta di Ca' Tron, ceduta dall'allora azienda sanitaria locale Ulss n.9. L'operazione fu salutata come una scelta che, conservando integro uno dei pochi latifondi italiani di simili dimensioni, avrebbe protetto il territorio da appetiti di aziende estrattive. Cavatori, cioè, in cerca di buona argilla di cui il sottosuolo dell'area è ricco.
  
Il secondo tema da considerare è la campagna di scavi avviata poco più tardi per riportare alla luce i resti della via romana Annia, nel tratto che da Altino, dopo aver superato il Sile, si dirigeva verso Aquileia.
Tracce importanti vennero scoperte lungo una linea che grosso modo passa sotto la vecchia base militare, un quadrante che ora rientra nel grande progetto del campus di H-Farm.
Ma le indagini ad un certo punto non proseguirono più, tutto tornò sotto terra.
Eppure eravamo nel 2001, per anni ancora la Fondazione sarebbe stata nelle condizioni di investire in attività archeologiche.
Oggi ovviamente le ricerche non potrebbero più essere riprese, visto quanto si è costruito sopra. E comunque il recupero di pietre romane concettualmente diverge molto dalla Cupertino way of life del polo digitale che conosciamo.
 
Terzo impegno, anch'esso abortito dopo pochi anni, è stata nel 2003 la scelta di Cassamarca di stabilire a Ca' Tron un polo di ricerca sulle biotecnologie affidando il progetto all'istituto triestino Icgeb. Non senza contestazioni da parte di componenti no-global, fu realizzata una serra molto particolare, ad alto isolamento, per condurre esperimenti sugli Organismi geneticamente modificati. Anche questo capitolo però venne chiuso nel 2009.
Di lì ad un paio di anni Cassamarca si trovò a fronteggiare una crisi finanziaria ormai conclamata per le note ragioni e la tenuta fu ceduta a pezzi a Cattolica Assicurazioni. Di Cassamarca, e dei riservatissimi e dorati soggiorni di De Poli nella “Casa degli Armeni”, dove riceveva illustrissimi ospiti della grande politica e della grande industria nazionali, nessuno (o pochissimi) si ricorda già più.
    
Roncade.it