La Roncade di Franca Dall'Acqua
   
   
"Questo universo che per tutta la vita ho tanto
amato, protetto, difeso"

Cosima Scheggi ricorda la madre, scomparsa la scorsa primavera

 
26 settembre 2020

 
Sono trascorsi già sei mesi da quando, in una notte di primavera di questo 2020 così strano e singolare, ci lasciava mia mamma, Franca Dall’Acqua Scheggi.
  
A chi sente il suo nome per la prima volta posso raccontare che fu la moglie di un importante artista degli anni ’60, Paolo Scheggi, fiorentino di origine ma milanese di adozione, che conobbe agli inizi degli anni ’60 nell’effervescente clima culturale della Milano cosmopolita e internazionale che vide come protagonisti artisti del calibro di Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, solo per citarne alcuni.
Ma lei era anche la figlia di Virgilio Dall’Acqua, a cui a Roncade è intitolata una strada.
Virgilio Dall’Acqua, roncadese doc, era il figlio di Giovanni Dall’Acqua, il veterinario di Roncade che aveva acquistato la casa accanto alle mura del Castello, che un tempo era stata il Municipio del paese.
  
Virgilio studia medicina a Padova e dopo un periodo in Germania si trasferisce a Milano dove inizia a lavorare al Policlinico, diventando in poco tempo uno tra i più importanti pionieri della radiologia italiana. 
  
A Milano conosce Ada Sartori, la figlia del direttore del Corriere della Sera di Milano, che ben presto diventerà sua moglie.
 
 
A sinistra: Franca Dall’Acqua nella sua casa milanese nel giorno del suo diciottesimo compleanno
  
A Milano conducono una vita sociale molto intensa e mio nonno è anche un grande appassionato d’arte, passione che trasmette fin da subito a sua figlia Franca. Mio nonno Virgilio sentiva fortemente il legame con le sue radici e non appena gli era possibile trascorreva con la famiglia del tempo a Roncade, dove viveva ancora la sorella Iginia.

Era la maestra elementare, molto amata, di tutti quei bambini che si erano scolarizzati nella prima metà del ‘900. Fin da bambina, quindi, mia mamma inizia a conoscere e ad amare Roncade che ben presto diventa per lei il luogo del cuore.
  
Iginia, alla morte di suo fratello Virgilio, avvenuta prematuramente nel 1953, quando mia mamma aveva solo 11 anni, decide di lasciarle quella casa che era la casa delle radici della sua famiglia.

A destra: Iginia e Franca Dall’Acqua nel giardino della casa di Roncade
 
 

 
Ho ritrovato una lettera dove mia mamma racconta in un modo molto intenso ed emozionante quello che per lei rappresentava Roncade e la “sua casa” e ne riporto qui la parte più significativa:
 
“…Sono molto felice che tu sia giunto proprio a Roncade, nella mia casa, in questo universo che per tutta la vita ho tanto amato, protetto, difeso, il mio approdo sicuro dove ogni volta ricompongo le delusioni, le gioie, le amarezze, i dolori della vita. 'La mia Africa' la chiama ironizzando Cosima e non posso darle torto. Ci sono case che sono degli esercizi più o meno esteticamente riusciti di arredo e ci sono dei 'luoghi' che religiosamente (in senso etimologico re-ligare) uniscono il percorso di tante vite che lì sono transitate lasciandovi impressa l’orma indelebile del loro essere sulla terra. 'Culto dei Mani' lo chiamavano i Romani ed essa costituiva il nucleo primario, l’opus caementicium della loro religiosità.
Qui, in questa casa, ho tenuto presenti i sentimenti tanto dimenticati della Patria, della carità, della dignità, della gratitudine, di un’operosità intesa come fare e fare bene le piccole cose di ogni giorno perché in esse si manifesta il segno di un valore profondo.
Questo brevemente per dirti di Roncade, ma poi tante cose ancora, messaggi che ponendovi orecchio, rivelano poco a poco il loro significato, scansioni nel tempo come da sempre il rintocco delle campane".
  
Mia mamma è stata una donna molto colta, molto sensibile, una grande conoscitrice e appassionata di arte che per lei è stata la ragione di vita, decidendo di sposare un giovane artista al quale, nonostante la prematura scomparsa a soli 31 anni ha deciso di dedicare tutte le energie per portarne avanti il nome.
  
Le sue radici roncadesi erano per lei tanto forti quanto quel profondo legame con l’arte che ne ha scandito tutta l’esistenza.
  
Ora le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di Roncade, dove da sempre mi aveva espresso il desiderio di riposare accanto a suo padre Virgilio e alla sua amata zia Iginia.
 
 
 


A sinistra: Franca Dall’Acqua con un abito optical di Getulio Alviani
 
 
 



Cosima Ondosa Serenissima Elisabetta
Teresa Maria Scheggi - Merlini

  
   
    
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