Kakke di kane
   
   
 La sciatteria che contagia anche i distinti insospettabili 
Nei tempi di crisi si diventa più maleducati perché "c'è di peggio".
Ma deve essere proprio così?

 
25 dicembre 2020

 
Cacche di cane non raccolte, un armadietto nuovo con le prese elettriche mezzo abbattuto e usato come un cestino rifiuti, un altro per posarci una lattina schiacciata, una mascherina usata su un'aiuola.
 
Niente di grave, con tutti i problemi che ci sono.
La cosa drammatica – triste, decadente – è ragionare così.
 
Sono gesti comuni, che si compiono per distrazione, sciatteria, ottusità, e che si moltiplicano da qualche tempo a questa parte anche perché nella graduatoria delle brutte cose si sono rimpiccioliti.
Che senso ha, cioè, preoccuparsi di simili dettagli quando anche la bacheca delle epigrafi riporta quasi ogni settimana nomi di concittadini uccisi dal Covid?
Che censura potrà mai ricadere su di noi per aver lasciato sul marciapiede gli escrementi del cane (per inciso, le foto di alcuni insospettabili padroni “distratti”, catturate da alcune videocamere private nel deserto sottoportico notturno, circolano da giorni negli inafferrabili gruppi di Whatsapp) con tutte le preoccupazioni per l'epidemia che ci stanno attorno o che magari qualcuno ha direttamente in casa?
  
Il meccanismo logico è perfettamente sovrapponibile a quello che, nel linguaggio politico, è stato battezzato “benaltrismo”. Ossia la denigrazione verso chi tenti di migliorare una cosa che appare marginale perché c'è “ben altro” su cui sarebbe meglio lavorare (e sul quale, tuttavia, il benaltrista si guarda bene dall'impegnarsi in prima persona).
Non tenendo minimamente conto che ogni questione può essere sempre raffrontata con una più grande e che, dunque, alla fine, estendendo il ragionamento a catena, non rimane nulla su cui abbia senso spendere energie.
  
A non essere considerato, soprattutto, per tornare alle deiezioni canine e alle lattine disperse, è il fatto che nella conservazione del decoro, nella protezione dall'abbruttimento, non c'è nulla di marginale.
L'abitudine alla perdita di bellezza è un virus latente e sempre vivo, di grande potenza di contagio nei tempi di crisi. Fortunatamente per questo abbiamo tutti anticorpi naturali che basta (aver voglia di) attivare.
    
Roncade.it
   
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