L'Esprit de Anna Maria
   
   
"Serve ottimismo, all'Istituto comprensivo di Roncade e Monastier manca un'identità"
La nuova dirigente, Anna Maria Vecchio, lancia l'orientamento dalle materne, tablet sui banchi assieme ai libri e la "scuola senza zaino"

 
29 novembre 2019

 
Un percorso di orientamento scolastico che inizi alle materne.
Una classe di prima media sperimentale in cui il tablet si affianchi a libri, quaderni e biro, un'altra in cui si impari a suonare uno strumento musicale.
Quelle dell'infanzia trasformate in “scuole senza zaino”, con bambini di tutte le età riuniti in spazi comuni.
Il tutto in un unico contenitore di progetti che recuperi la frammentazione delle dieci sedi distribuite fra Roncade e Monastier indotta da cinque anni di reggenza provvisoria e restituisca compattezza ad un Istituto comprensivo composto da 10 scuole abitate da 1.700 iscritti e 200 insegnanti.
 
E' questo che immagina Anna Maria Vecchio, dirigente in carica da settembre alla sua prima esperienza in Veneto. Laurea in Scienze economiche e bancarie all'università di Siena, nata in Canada da genitori italiani, insegnante in scuole di vario grado dalla Calabria al Piemonte, Vecchio è uno dei 264 manager scolastici che in questa regione mancavano da anni e che sono stati nominati dopo il recente concorso.
Due mesi di acclimatamento per comprendere che “qui ci sono tante risorse ma manca un' identità. Occorre una spinta ottimistica, un senso di appartenenza sul quale strutturare una progettualità che trasformi l'istituto in un 'villaggio scuola'”.
  
Dottoressa Vecchio, il carnet dei disegni che ha in mente è piuttosto corposo, strada facendo gli schizzi prenderanno via via definizione. Da quale si comincia?
“Il primo obiettivo è un macroprogetto d'istituto sull'orientamento, sono convinta che cominciare a riflettere sul percorso scolastico superiore alla fine delle medie sia troppo tardi. A quel punto una decisione in qualche modo è già stata presa e ci si basa solo su consigli di insegnanti di quel segmento. E' un criterio che spesso non paga ed al quale si devono scelte sbagliate da cui discendono disaffezione e dispersione scolastica”.
  
Chi dovrebbe pensarci allora?
“Tutti gli insegnanti, dalle materne in poi. Un Istituto comprensivo, vissuto come identità unica, può farsi carico di seguire un progetto di vita di un bambino dai tre ai 14 anni. Passioni e inclinazioni si manifestano molto presto”.

In prima elementare si dovrebbe già capire quale lavoro dovrà fare un bambino da grande?
“No di certo, in questa società liquida il lavoro che farà chi oggi abbia quell'età ancora non esiste. Non c'è nulla di predicibile e prevedibile. Io sto parlando d'altro.
Faccio un passo indietro, chi lavora nella scuola è mosso dalla vera 'competenza cardine', l'Esprit de finesse, per dirla con Pascal, una saggezza intuitiva che ci porta a percepire la presenza, in ognuno di noi, di qualcosa che va disvelato. Ma bisogna essere aiutati e supportati, i ragazzi vivono a scuola un'altra quotidianità e fanno esperienza delle prime forme di cittadinanza”.
 
In pratica cosa accadrà a Roncade?
“Apriremo un 'fascicolo digitale' per ogni bambino, dai tre anni in su, in cui annotare tutto ciò che ha a che fare soprattutto con la componente emotiva. Interessi, tendenze, attitudini. Ce l'ha insegnato la scuola di Barbiana, di don Lorenzo Milani, che la scoperta di quanto di importante c'è in una persona deve avvenire in quegli anni. Il file passerà dagli insegnanti della materna a quelli delle elementari fino ai docenti delle medie. Tutto questo è stato approvato poche settimane fa dal Consiglio d'istituto”.
 
L'orientamento, secondo questa sua lettura, è alla base del successo nella vita. Il successo però quasi sempre viene interpretato come affermazione sul piano professionale e oggi le categorie economiche di questo territorio chiedono insistentemente alla scuola di formare figure di alto profilo tecnico per le quali, sostengono, non mancheranno lavoro e carriera. La sua visione di orientamento tiene conto di questo?
“E' vero che ultimamente la scuola ha puntato molto sui saperi tecnologici e scientifici. Ma è anche vero che da alcuni anni dall'Unione Europea giunge un altro messaggio, quello di recuperare il saper essere, il mondo della creatività. Non ci può essere un tecnico completo se non ha investito anche in questo. Nella nostra cassetta degli attrezzi ci devono essere arti, musica, suoni, immagini, percezioni. Le competenze digitali sono monche se non accompagnate dalla consapevolezza della cittadinanza, dello stare insieme. E' un po' difficile da conciliare ma è necessario”.
 
Comunque sia, il secondo progetto nella sua agenda è quello di una classe sperimentale, a cominciare dal prossimo anno, con tablet e libri sullo stesso banco
“Si chiama Bring your own device, cioè porta il tuo dispositivo da casa, così da creare una 'classe 3.0', cioè un ambiente di apprendimento che dia la possibilità di lavorare con una logica digitale integrata. Vuol dire non solo tablet ma anche libri, laboratori, la penna biro. Il fascino della carta sarà eterno. L'obiettivo è educare il ragazzo all'uso consapevole dello strumento digitale inteso come un mezzo per finalità didattiche”.
 
Gli insegnanti sono pronti a questo?
“C'è un gruppo che non vede l'ora di iniziare. Questo richiede che i docenti si trasformino in tutor perché l'approccio alla lezione diventerà costruttivistico, nel senso che ci sarà una specie di inversione dei ruoli fra cattedra e banchi. Il punto chiave non è quello di ottenere dalla rete un certo materiale per un certo argomento ma di insegnare a come utilizzare quelle informazioni. E' questo che i ragazzi non sanno fare”.
 
Questo solo a Roncade?
“Per ora si, vedremo quante saranno le iscrizioni a settembre 2020. Per Monastier stiamo invece pensando ad un'altra 'specializzazione', quella della musica. Siamo in fase di progettazione, il percorso sarà un po' più lungo perché l'indirizzo musicale è una materia che va rimessa a decisori superiori, regionali e provinciali. Comunque le delibere degli organi collegiali interne ci sono, come la piena adesione del Comune”.
 
Più nel dettaglio?
“Penso allo studio di uno strumento musicale a livello specialistico, tre ore la settimana di cui una d'insieme. In questo caso non creeremo una classe speciale ma saranno convogliati in un corso pomeridiano gli studenti con maggiore attitudine di tutte tre le classi”.
 
Se un roncadese avesse inclinazioni per la musica o un ragazzo di Monastier fosse attratto dalla classe digitale?
“Non ci saranno problemi nell'incrociare le frequenze. Un Istituto comprensivo va concepito come una rete unitaria”.
 
Infine le scuole dell'infanzia
“Intendiamo far aderire alcuni plessi di Roncade alla rete di 'Scuola senza zaino', nata in Toscana e che sposa l'impostazione di Maria Montessori. In questo modello la scuola è una comunità unica, scompaiono le sezioni dei tre, quattro e cinque anni, tutti i bambini vivono insieme, i più grandi fanno da tutor ai minori all'interno di spazi attrezzati diversi. Quello della logica matematica, quello creativo, della linguistica espressiva eccetera. Stiamo aspettando la visita dei fondatori di questa rete per avere consigli sull'organizzazione degli spazi e sugli arredi”.
 
Ultima domanda: chi la aiuterà in tutto questo? Ha pensato a come strutturare la 'governance' della nuova stagione che intende avviare a Roncade?
“Sono fortunata, ho capito di essere supportata da persone a me vicine. Un dirigente scolastico deve essere un esperto di processi amministrativi, contabili, di tipo negoziale e normativi ma, dall'altro, anche un leader educativo e in una realtà complessa come Roncade non si può fare tutto da soli.
Il mio sogno è quello di creare un'unica rete per la scuola dove le due amministrazioni comunali e i comitati dei genitori, divengano i protagonisti anche di politiche attive in grado di lanciare un unico messaggio all'interno del territorio. E' un obiettivo ambizioso, so che richiederà degli anni. Ma stiamo parlando di diritto all'apprendimento che è costituzionalmente garantito. E quando si parla di diritti garantiti e di successo formativo degli alunni tutto il resto deve passare in secondo piano”.
  
    
Roncade.it