Maschere
   
   
Salvalaggio, sicuro che la "forte squadra" fosse sua?
Se "Facciamo strada" significa avere in mente destinazioni diverse

 
19 giugno 2019

 
Gentile Aldo Salvalaggio,
premetto che apprezzo molto la scelta di esprimere la sua decisione attraverso una lettera aperta e articolata, per quanto sintetica, e di non aver scelto sbrigativi “post” su canali social con l’immancabile conseguente massacro di ogni tentativo di riflessione che sia più lungo di due righe.
Se accolgo quello che percepisco come un invito al ragionamento è perché il confronto si può svolgere su questo piano, e mi auguro fra lettori che non si stancano dopo venti secondi di lettura.
  
Rispetto alla campagna elettorale di Roncade, ammesso che ci sia stata e che quello che c’è stato fosse meritevole di interesse reale, qualcosa sono riuscito comunque a comprendere.
Non sui contenuti, pari a zero virgola qualcosa su entrambi i fronti, ma sui contenitori.
  
Qui parliamo del suo, di quella che lei chiama “forte squadra”.
La quale era sostanzialmente composta da tre categorie di soggetti.
  
I primi erano quelli davvero entusiasti, fieri di essere parte di un’avventura importante, portatori d’acqua che non si sono risparmiati in nulla di quanto loro richiesto. Dal volantinaggio alla presenza in qualsiasi luogo fosse necessario spendere pacche sulle spalle e applausi.

I terzi erano (sono) gli scafati. Pochi protagonisti con esperienze politiche di qualche spessore che hanno fatto, per così dire, i “dirigenti”, mantenendo le relazioni con le segreterie territoriali di partito e organizzando i momenti di maggiore visibilità. E, da scafati, non sono personaggi che non facciano calcoli sul dare-avere, l’entusiasmo genuino dei primi ce l’hanno solo di facciata.

Rimangono i secondi. La fascia intermedia che avrebbe anche voluto vincere ma in fin dei conti nemmeno troppo. Gli anfibi che non vogliono mai rischiare di guastare il clima di paese in cui devono comunque vivere. Per definirli i termini sono moltissimi e nessuno nuovo.
Hanno corso con il freno a mano, senza generosità, rendendo due volte più faticoso il lavoro dei primi.
 
Però veniamo a lei.
Poteva non essere consapevole di tutto questo?
Le cose anche qui sono tre: o dall’interno non ha visto ciò che era piuttosto leggibile anche da fuori – e allora meno male che non è stato eletto sindaco – o lo ha capito benissimo ma una manata sul tavolo per correggere il comportamento della sua “forte squadra” non l’ha mai data.
Oppure, la terza cosa, la “forte squadra” non era sua e all’elettorato ha (avete) mostrato solo maschere.
  
Potrei continuare ma credo che il senso sia abbastanza chiaro. Perdoni la schiettezza ma i ghirigori alla lunga avvelenano.
 
Cordialmente
    
Gianni Favero