Rio Sartor, giudicherà la storia
   
   
Erbacce e piastrelle divelte nell'opera-icona dello spreco roncadese
Il corso d'acqua artificiale è dimenticato, le proposte alternative sono ignorate e il simbolo è potente

 
3 settembre 2019

 
Rio Sartor. Per le nuove generazioni è bene ricordare che lungo i lati Nord e Ovest della piazza del municipio, a Roncade, un tempo – ma fu per un periodo molto ristretto – scorreva un'acqua trasparente che una pompa sotterranea rimetteva in circolo.
L'opera è conosciuta come Rio Sartor dal nome di un sindaco in carica fino al 2004 il quale, nel contrattare un ampliamento dei volumi da edificare nell'area dell'ex Consorzio agrario (oggi piazza Ziliotto), ottenne dalla società costruttrice (Soveim, la stessa impegnata attualmente nel recupero di una parte di ala porticata su via Roma) anche il rifacimento del piazzale di fronte la Casa comunale.
Il progetto comprendeva, appunto, la realizzazione del Rio Sartor.
 
Il fiume artificiale fatto a L funzionò pochissimo per una serie di ragioni che mai le forze politiche, di maggioranza quanto di opposizione, vollero davvero affrontare per delicati equilibri diplomatici fra le parti.
Pure l'ex sindaco, divenuto in seguito consigiere di minoranza, preferì non ripolverare mai quel dossier che la storia ha ormai saldato al suo nome (anche perché un nome ufficiale non c'è mai stato).
  
Inizialmente si riferì che quando il sistema attingeva dalla rete pubblica l'acqua per compensare periodicamente quella dispersa per evaporazione la pressione scendesse fino a mettere all'asciutto i rubinetti del municipio. Poi si disse che la pompa era sottodimensionata; il costruttore ancora oggi sostiene che invece la macchina andava bene ma che poi si è bloccata perché nessuno si è mai preoccupato della manutenzione e dunque non è colpa sua. I sindaci successivi si giustificarono affermando che le spese per la pulizia dell'alveo, per quanto lastricato, erano eccessive quindi era meglio chiudere le saracinesche.
  
Lo stato dei fatti ora è questo.
Sedici anni dopo (la nuova piazza fu inaugurata nel novembre del 2003), secondo uno schema sprecone che più italiano non si può, le piastrelle si staccano e crescono erbe selvatiche.
Già nel 2005, intuendo che non ci sarebbe mai stata l'intenzione seria di aggiustare il sistema, qualcuno propose l'interramento (Rio Terà Sartor per dirlo alla veneziana) con la messa a dimora di piante decorative.
Non se ne fece nulla, ovviamente. L'idea era di una forza di opposizione e dunque, per naturale sillogismo, non poteva che essere respinta.
Di proposte migliori, intanto, non ne sono venute. Le abbiamo sollecitate da questo sito cento volte ma siamo qua.
Con il salotto buono trasandato e con l'inevitabile effetto riflettente della qualità dei padroni di casa che l'immagine si porta dietro.
    
Roncade.it