Lacrime nella pioggia
   
   
Muore la memoria delle parole dei roncadesi che sanno pensare
Così, in un rumore indistinto, i social network hanno cancellato il suono di una comunità

 
4 novembre 2019

 
Vent'anni fa, nei primi giorni di novembre del 1999, sul web si affacciava Roncade.it.
I cittadini collegati alla Rete erano pochissimi, usavano modem analogici da 28,8kb, l'Adsl non c'era, bisognava stare attenti a contenere la dimensione di ogni singola fotografia per non rendere troppo lungo il caricamento di una pagina.
Dieci anni fa la dotazione tecnologica domestica era cambiata un po' per tutti, il portale diventò luogo di confronto e negli anni a cavallo fra il primo e secondo decennio degli anni Duemila la quantità di osservazioni, interventi, ragionamenti, riflessioni, confronti raggiunse il massimo. A titolo di esempio riproponiamo il link delle voci che hanno animato il confronto cittadino nel 2009, quasi tutte garbate, profonde, impegnate e impegnative.
I social network ancora non esistevano o erano agli esordi.
  
Poi arrivò Facebook. Chi inviava delle e-mail aspettando la loro diffusione l'indomani su Roncade.it con titolo, foto, collegamento a interventi precedenti, in attesa di una nuova replica – sempre il giorno successivo – non ebbe più questa pazienza.
La necessità di vedere pubblicato in tempo reale ciò che si aveva in mente in quel preciso istante divenne impellente, una risposta da chiunque nell'arco di pochi minuti, fosse anche con una emoticon, si trasformò in un bisogno. Ossigeno senza il quale non poter sopravvivere.
  
Le piattaforme si moltiplicarono, a Facebook si aggiunsero Twitter, Instagram, i gruppi di Whatsapp e altri strumenti che ebbero minore fortuna.
Le menti pensanti di dieci anni fa si dispersero in cento gruppi scollegati o con reciproche relazioni occasionali.
Gli invitati alla festa dal salotto si distribuirono nelle altre stanze della casa, chi li osservava perse la visione d'insieme.
Quello che hanno fatto e detto da allora in poi è irrecuperabile, scritto sulla sabbia. Confuso nella merce di un ipermercato scosso da un terremoto che ha fatto cadere gli scaffali e mescolato tra loro tutti gli articoli, rendendo impossibile distinguere i prodotti di prima qualità da quelli mediocri o scadenti.
C'è troppo e di tutto ma è come non ci fosse più nulla.

Nel 1982 uscì Blade Runner, film epocale ambientato in un mondo immaginato nel 2019. Citiamone un passaggio, anche questo entrato nella storia (il monologo finale del replicante Roy Batty), e che visto da qui sembra incredibilmente profetico. “Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”.
    
Roncade.it