Quattordici gru
   
   
Corsa contro il tempo per il Campus di H-Farm
Ok da assemblea a iniezione da otto milioni in Sfp sostenuta da Cattolica

 
15 dicembre 2019

 
Passa, con il consenso dei soci detentori del 95% del capitale la ricapitalizzazione di H-Farm con l’emissione di strumenti finanziari partecipativi per un valore massimo di 8 milioni di euro.
L’operazione, che risulta uno dei motivi di conflitto fra Paolo Bedoni, presidente di Cattolica (socia di H-Fam e che partecipa per il 56% al fondo immobiliare H-Campus per realizzare il grande polo formativo da tremila studenti), e l’ex amministratore delegato, Alberto Minali, è sostenuta dalla compagnia assicurativa per 7 milioni, mentre l’ultimo sarà sottoscritto dallo stesso Donadon.
 
Il motivo della manovra, spiega il Cda nella relazione illustrativa per l’assemblea dei soci tenutasi ieri a Roncade, dove si è registrato il voto contrario dei fondi d’investimento detentori del 2,4%, è di rafforzare patrimonio e circolante, in una fase non facile e in «condizioni di mercato che non consentirebbero il lancio di un aumento di capitale; in più gli Sfp «non hanno effetti diluitivi sull’azionariato».
  
Al di là dei tecnicismi, il senso della scelta si individua considerando lo scenario in cui H-Farm si sta muovendo in questi mesi. Da un lato sono al lavoro a pieno ritmo le maestranze del mega cantiere partito con un anno di ritardo nella tenuta di Ca’ Tron, a Roncade, nel Trevigiano, e che dovrà tassativamente aver ultimato, per settembre 2020, ogni palazzina scolastica, spazio ricettivo e impianto infrastrutturale, comprese le reti viarie, indicati dal progetto.
Impresa da 101 milioni di euro, gestita da Finint Sgr, arenatasi a lungo di fronte alle eccezioni sollevate dalla Commissione regionale per la valutazione d’impatto ambientale (Via) per i rischi di allagamento di un’area sotto il livello del mare, eventi già osservati in due casi nel mezzo secolo precedente.
  
Sul versante conti si fa intanto evidente l’erosione del patrimonio, sceso da 21 a 16 milioni soprattutto a causa di perdite non trascurabili e consecutive. «Rosso» di 4,8 milioni nel 2018, di 5,1 già nei primi sei mesi di quest’anno. Con la necessità di dover chiedere al Fisco la rateizzazione di una quota di imposte pregresse e con il valore di un titolo, infine, che dalla data dell’Ipo del 2015, ha perso due terzi del suo valore iniziale.
In questo contesto gli Sfp dovrebbero permettere il decollo del progetto, uno sforzo che si traduce sul piano pratico nello schieramento di 14 gru piantate nella campagna e nel dispiegamento senza sosta, da parte della società costruttrice, di uomini e mezzi. Per giugno alcuni edifici dovrebbero già essere praticabili, per il prossimo anno scolastico ogni studente ora dislocato in sedi provvisorie, e sono già 1.131, dai 3 ai 26 anni, dovrà avere spazi nuovi.
  
Una corsa contro il tempo che richiede, tuttavia, la lucidità di valutare in prospettiva la gestione della struttura, una macchina che si è ramificata in diverse città italiane e che conta oggi più di 600 dipendenti. Non è un mistero l’esistenza di ragionamenti volti ad individuare un modello amministrativo adeguato alla complessità che va assumendo l’azienda, essendo peraltro il suo core business - la formazione - qualcosa di profondamente diverso da un qualsiasi prodotto industriale.
E scelte nuove in questa direzione potrebbero essere assunte già prima di Natale.

Da Corriere del Veneto del 15 dicembre 2019 - Gianni Favero
    
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