Due fratelli a tempo di jazz
   
   
Max e Marco Trabucco, batterista e contrabbassista, sono già un punto di riferimento nel panorama italiano
Dalla collaborazione con Lanfranco Malaguti all'apertura del concerto di Stefano Bollani

 
11 gennaio 2018

 
Due fratelli di Roncade e una grande passione: la musica, in particolare il jazz. Max e Marco Trabucco, batterista il primo, contrabbassista il secondo, entrambi anche compositori, seppur giovani (28 e 32 anni), sono già un punto di riferimento nel panorama jazzistico italiano, con tanto di “voce” dedicata nel dizionario del jazz e il privilegio di aver aperto il concerto di Stefano Bollani, un vero numero uno in questo campo.
I primi passi alla ribalta della scena nazionale i due fratelli trevigiani li muovono fin dal 2010, anno della collaborazione con il chitarrista Lanfranco Malaguti, sfociata poi nel primo disco “Trabucco Bros, Open - close”, che li ha fatti conoscere al grande pubblico, instaurare nuove collaborazioni e raccogliere consensi per poi finire nel “Dizionario del jazz italiano” edito da Feltrinelli a cura di Flavio Caprera. «La passione per la musica è arrivata in modo naturale – spiegano i fratelli Trabucco -, forse perché in casa abbiamo sempre avuto diversi strumenti musicali. Nessuno in famiglia suonava professionalmente solo nostro padre si dilettava da giovane con la chitarra. La nostra attitudine alla musica arriva probabilmente dalla continua presenza di dischi, ma la passione per il jazz ci è stata trasmessa inizialmente durante i corsi alla scuola di musica “Andrea Luchesi” di Silea che entrambi abbiamo frequentato e dove ora insegniamo, e successivamente grazie al chitarrista Lanfranco Malaguti che ci ha guidato come un mentore».
  
Contemporaneamente all’attività concertistica, i due fratelli hanno concluso a pieni voti gli studi al conservatorio di Trieste, dove è poi nata la collaborazione stabile con il pianista goriziano Giulio Scaramella, che ha dato luogo ad un trio che ha lasciato subito il segno aggiudicandosi il primo premio al concorso internazionale “Giovani musicisti” tenutosi a Treviso nel 2012. È tempo quindi di darsi un nome ed ecco che i tre si fanno chiamare “OIR trio”, e proprio loro presenteranno, il 22 marzo 2018 a Ca' dei Ricchi a Treviso, la nuova incisione "E penso a te", realizzata assieme ad Emanuele Grafitti alla chitarra e Rita Bincoletto alla voce, in cui rivisitano in chiave jazzistica le più belle canzoni italiane e internazionali della musica leggera. Strada facendo, e a seconda del tipo di concerto, il gruppo si allarga con il vibrafonista padovano Giovanni Perin e perciò in questi concerti il trio diventa quartetto e si presenta con il nome di “OIR quartett”. Si tratta di un’altra formazione che non è passa inosservata, tantomeno a Veneto jazz che li ha selezionati come “Giovani talenti del jazz italiano” concedendogli di aprire il concerto padovano della scorsa estate di Stefano Bollani.
   
E non è tutto, con il loro disco in quartetto si aggiudicano il primo premio al concorso Nazionale "Chicco Bettinardi" di piacenza. Ogni cd è stato registrato nello studio “Artesuono” di Udine da Stefano Amerio così come lo sarà anche il nuovo album di Max Trabucco dedicato all’amore, “Love Songs”, che sta per diventare realtà grazie al crowdfunding ancora aperto sulla piattaforma MusicRaiser. In questo progetto il batterista e compositore ha voluto dipingere un nuovo quadro musicale, proponendo insieme al suo recente piano-trio una serie di brani tratti dalla tradizione afroamericana reinterpretati in stile moderno. «Il titolo “Love Songs” -precisa il più giovane dei Trabucco - si riferisce al punto che accomuna la scelta dei brani contenuti nell’album. Ho voluto raggruppare le più belle canzoni d’amore composte tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni quaranta rileggendole in chiave moderna e originale». Il trio è composto oltre che da Max alla batteria, dal pianista Giulio Scaramella e dal contrabbassista Mattia Magatelli. «Creare emozioni attraverso la musica è da sempre la cosa che mi piace di più - conclude Max - per questo suono, scrivo e registro dischi. Raccontare la mia storia, quello che penso o che mi succede attraverso un linguaggio universale è davvero appagante. Il mio scopo è quello di dar vita ad un intreccio tra le persone che vivono con me quel momento e condividere con loro ciò che faccio».
   
Da "Il Gazzettino" del 10 gennaio 2018
    
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