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MAYDAY

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La rivolta dei gilet arancioni
  

 3 dicembre 2018


Sogno la rivolta dei gilet arancioni.
Non fosse altro che per una questione estetica.
  
La vedo ogni mattina, una cordata di bimbi trasformati in grossi scarafaggi ingobbiti e con zampette minuscole, zaini da astronauta sotto casacche exltralarge. Fendere in fila la folla minacciosa della Roncade delle otto del mattino - nella quale senz’altro si mimetizzano soggetti violenti, maniaci, pedofili, spacciatori di Mdma, sequestratori e jiadisti - per sfidare sequenze di linee zebrate, bianche e parallele come zanne di felini predatori nella giungla.
Forse hanno in tasca degli smartphone con il gps attivato. I genitori a casa o al lavoro possono controllare su Google il procedere del percorso, trepidando ad ogni intervallo superiore alla media. Che potrà essere successo?
   
La missione quotidiana è quella di raggiungere l’obiettivo – una scuola - presidiata all’ingresso da professori altrettanto in ansia per l’eventualità di dover rendere conto a qualche implacabile consiglio interno di ogni minimo inconveniente.
A leggere i messaggi dei gruppi Whatsapp dei genitori il livello del conflitto in corso spicca evidente.
Provate: è un urlo.
   
Forse l’annullamento della grammatica è solo un codice per celare messaggi segreti.
Forse l’uso di un vocabolario da curva Sud nasconde significati accessibili ai pochi privilegiati.
Forse le raffiche di punti esclamativi e la successione delle faccine cattive risponde ad un cifrario riservato, una specie di Morse evoluto.
Forse anche i nomi femminili dei partecipanti alle chat sono una copertura, in realtà, si racconta, sono bande di black bloc.
L’aggressività a malapena celata, infatti, per il controspionaggio è un indizio.
   
Signori, è la guerra.
La partenza della cordata di scarafaggi arancione è solo la prima mossa tattica di un quotidiano risiko.
Del resto, se non hai una battaglia da affrontare tutti i giorni come puoi esercitare il muscolo malato della paura?
E se non hai la tua dose si paura tutti i giorni di cosa puoi parlare quando alzi la voce?
La serenità è noiosa, il tempo non passa mai.
  
Sogno la rivolta dei gilet arancioni.
Sogno che una mattina, d'un tratto, dagli zaini, spuntino monopattini e biciclette pieghevoli e che i bimbi abbandonino a terra la corda per andare a scuola da soli o a piccoli gruppi spontanei.
Per vie e stradine che sceglieranno loro, ridendo.
Ma non accadrà mai.

Gianni Favero


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