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Un assessore allo struca struca
  

 27 giugno 2018


Amministrare è una cosa, spiegare ciò che si è fatto è la stessa cosa. Le cose se non le racconti quasi sempre è come non fossero state fatte.
Riportare sul sito del Comune le delibere e gli altri atti così come vengono scritti, e magari costringendo l’utente a prelevare file in .pdf dopo un percorso di quattro o cinque clic, non è affatto raccontare.
E’ un alibi di trasparenza, qualcosa che si fa per obbligo di legge e non perché si ritenga moralmente necessario spiegare le cose alla gente.
Non è la prima volta che intervengo su questo tema.
  
Una delibera per come viene prodotta è di fatto illeggibile anche perché, pure riuscendo con difficoltà a tradurla in italiano corrente, è una storia capovolta. Prima c’è un titolo inespressivo, poi una decina di premesse e solo alla fine l’eventuale elemento di novità. La notizia. 
Visto che il tema dell’inversione si è fatto spazio fra i creativi del Fle magari è il momento buono per provare ad estenderlo. Invertire gli atti pubblicati andando subito allo struca struca, insieme ad una efficace versione dall’avvocatese.
  
Lo schema da scuola è il seguente: immaginate di entrare in un panificio e di incontrare una persona a cui dovete dire qualcosa di importante.
Lei sta uscendo perché ha fretta ed ha parcheggiato male, voi state entrando mentre si sta servendo l’unico altro cliente che vi precede. Avete venti secondi per trasmettere quella cosa importante.
Poi di tempo non ce n’è più, l’attenzione muore.
Se ci riuscite avete fatto il vostro dovere, se no avete sbagliato, più o meno intenzionalmente.

L’obiezione, uguale a mille altre, sarà sempre che di personale in municipio ce n’è poco e non puoi certo impiegarlo a spiegare le delibere sul web. Chiaro.
Non c’è personale e non ci sono straordinari da poter pagare.
Però ci sono assessori, alcuni dei quali pure svelti di lingua.
Basterebbe introdurre il referato allo struca struca e affidarlo a uno di loro.

Per un sindaco – non fosse altro che per il consenso da riscuotere - sarebbe molto più efficace che non la produzione di riassunti enciclopedici delle attività svolte, una volta ogni sei mesi, che per la metà finiscono al Cerd ancora chiusi nel cellophane.

Gianni Favero


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