Il culto ritrovato
   
   
Sant’Andrea di Riul riacquista il suo splendore
Il recupero della chiesetta di Biancade grazie alle attenzioni di un cittadino

 
28 dicembre 2017

 
E’ il 1994 quando, nella casa di Gilberto Netto in via Casaria a Biancade, fresca di benedizione, un seme cade su terreno molto fertile.
Succede che, dopo le aspersioni, Don Guerrino Santi butta là una frase con finta noncuranza.
“A’ gavaria bisogno de ‘na rinfrescadina…”
L’accenno è alla vicina e piuttosto trasandata chiesetta di Sant’Andrea di Riul (o San Andrea del Riul), che, in quel momento, dimostra tutti i suoi 110 anni.
   
Si tratta di un edificio religioso di origini antichissime, noto fin dagli inizi del XIII secolo, con all’attivo vicende alterne e ritenuto “miracoloso” perché attorno ad esso nel Seicento pare non crescesse erba. L’abbandono totale della chiesetta procura presto il crollo alla struttura, così prima viene edificato un semplice capitello e quindi, nel 1884, l’attuale oratorio dedicato all’apostolo Andrea. Secondo le testimonianze dell’epoca, da allora erba e fiori proliferano rigogliosi.
Gilberto Netto, guarda caso, è appassionato di restauri conservativi ed è titolare del colorificio Edilcolor di Roncade. Non si limita a concordare sulla battuta del sacerdote, ma si rimbocca le maniche e, da quel momento, inizia a dedicare tempo e risorse per i restauri alla cappella nei pressi del corso d’acqua Riul.
  
Non smette più. Anzi, il crescendo di dedizione raggiunge l’apice proprio a fine 2017.
“Quando l’ho vista per la prima volta sembrava un piccolo magazzino malconcio, ma me ne sono innamorato lo stesso” racconta l’imprenditore dopo l’impegno nei lavori che hanno previsto il ridisegno accurato di interni e facciata, la pulizia delle travature, l’arricchimento dei muri con bordature rosse (a rappresentare i martiri come sant’Andrea, che non volle essere crocifisso su una croce simile a quella di Gesù, ma su una croce a X, la famosa croce di sant’Andrea) e bordature dorate che simboleggiano le celebrazioni festive, i santi e gli angeli.
Gli intonaci esterni ed interni vengono eseguiti in prezioso marmorino, secondo antiche tradizioni, con impasti vegetali e minerali. All’interno, gli stucchi sono studiati e lavorati interamente a mano. Come a mano viene riqualificata l’arcata della porta d’uscita, sulla sommità della quale è realizzato un triangolo con oblò centrale (l’occhio di Dio) e al cui centro è raffigurato lo stemma di san Bernardino con la scritta JHS (Gesù Salvatore dell’Uomo).
“E’ bellissima” sorride oggi Gilberto, appagato.
Anche se glissa e non precisa il motivo più intimo della sua dedizione, tutta Roncade può essergli grata.
    
Aldina Vincenzi