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La mala educaci˛n
  

 15 novembre 2017


Rifacendomi all’intervento del concittadino sulla carenza di buona educazione da parte di un assessore, indiziato di non aver comunicato alla popolazione le ragioni del ritardo dell’inizio degli attesissimi lavori su via Roma dopo aver fornito garanzie sul loro completamento prima di Natale, penso si debba portare il ragionamento su un piano vicino.
  
Non parlerei di assenza di educazione nel senso doloso del termine ma di una negligenza che riflette la mancata consapevolezza delle responsabilitÓ della rappresentanza in un epoca diventata irrevocabilmente digitale.
Il mandato popolare oggi esige questo: circolazione a doppio senso di informazioni puntuali e tempestive.
Il Comune ha un proprio sito web, si Ŕ dotato da anni di newsletter e canali tipo Whatsapp.
Inserire quattro righe per spiegare costa trenta secondi di buona volontÓ, non farlo costa la perdita di tonnellate di credibilitÓ. Se un amministratore non lo ha ancora capito vuol dire che ha limiti oggettivi nella capacitÓ di leggere il reale attuale, oppure solidissime ma incomprensibili ragioni di non sganciarsi dal secolo scorso. Oppure Ŕ deliberatamente maleducato ma questo non mi piace pensarlo.
C’Ŕ per˛ anche una simmetrica assenza di consapevolezza del limite entro il quale i cittadini, in modo singolo o associato, possono muoversi nei confronti di chi amministra.
Chiedere ed ottenere confronti Ŕ ottima cosa che denota attenzione e attaccamento alla propria comunitÓ.
Elaborare proposte e suggerimenti da portare ad un tavolo Ŕ un ambito di pura democrazia che eleva il percorso e lo strappa dall’inutile se non dannoso livello del brontolamento fine a se stesso, quello dei bar o, peggio, dei “leoni da tastiera” di Facebook.
Quando tutto questo avviene e si ottengono dei riscontri (per via Roma e piazza I maggio la conservazione del porfido Ŕ stata centrata, e questo era lo scopo principe) e quando un progetto Ŕ stato illustrato pubblicamente (il 29 settembre) senza riscuotere contrarietÓ, a meno di dettagli, occorre considerare la fase superata.
Ora tocca solo agli esecutori.
  
E’ vero che dai partiti politici arrivano tutti i giorni esempi di percorsi ondivaghi in cui mille volte si rimette in discussione ogni cosa, ma dovrebbe essere chiaro che questo avvicina solo alla paralisi.

Gianni Favero


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