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Stand gastronomico (fornitissimo)
  

 25 luglio 2017


Se chi ha usato per primo la definizione "Stand gastronomico" avesse depositato il marchio oggi sarebbe forse l'italiano pił ricco.
Basta fare un giro, in questa stagione, in qualsiasi luogo in cui siano affissi dei manifesti oppure fra i social network in cui si parli di sagre.
Sono decenni che nessuno si azzarda a chiamare il tendone o il capannnone in cui si mangia in modo diverso. E' un rischio, magari non si capisce che si parla di una sagra.
  
Il fenomeno, comunque, č in sč misterioso.
Una sagra o festa di paese in senso lato, č uno dei momenti pił acuti di celebrazione di un'identitą super locale. Il patrono č una cosa di parrocchia, riguarda al massimo poche migliaia di persone che di solito si riconoscono al primo sguardo. Parlano dialetto con le sottili sfumature che caratterizzano una frazione e non quella vicina, hanno abitudini alimentari di fatto identiche.
Eppure, per parlare di cibo, occorreva il termine global: "Stand". Chissą se viene usato nelle sagre americane.
  
Come se, del resto, per una sagra fosse necessario precisare, a caratteri grossi, che c'č un "fornitissimo Stand gastronomico".
Una sagra č una grande mensa all'aperto - rumorosa, squadranatiche e quasi mai a buon mercato - attorno alla quale (ma sono dettagli) si possono svolgere una processione, un torneo di calcetto, una serata danzante Romagna mia.
Pesca di beneficenza con lo scolapasta da portare a casa e fuochi d'artificio che si bruciano metą degli utili.
  
Meno male che non ci sono royalty da pagare per scrivere "Stand gastronomico".

Gianni Favero


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