I dubbi sul Campus
   
   
Criticità ambientali, la Regione dispone una Vas
Rischi idrogeologici, troppo consumo di suolo, viabilità fragile. La relazione in 17 pagine

 
4 marzo 2017

 
Giovedì 16 febbraio la presentazione dell'H-Campus in tutti i suoi dettagli e tempi di realizzazione la mattina a Milano, il pomeriggio nel quartier generale di Ca' Tron di Roncade. Cinque giorni più tardi un parere della Regione Veneto che, in 17 pagine, elenca almeno una ventina di ragioni per le quali il piano così come presentato non va bene e deve essere sottoposto a Valutazione ambientale e strategica (Vas).
  
Il parere motivato n.16 del 21 febbraio dell'Autorità per la Vas, cioè, esaminando quelli espressi dall'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpav), dalle Soprintendenze archeologiche Belle Arti e Paesaggio, dal Genio Civile e dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, rileva che l'Accordo di programma per la realizzazione del grande polo formativo firmato dai Comuni di Roncade e di Quarto D'Altino non è tale da poter “escludere effetti significativi sull'ambiente”.
Le criticità e le incongruenze messe in fila toccano diversi aspetti fra i quali la componente più meritevole di attenzione appare quella idrogeologica. Il “Piano di assetto idrogeologico del Sile e della pianura tra Piave e Livenza” classifica infatti l'area del Campus come di pericolosità in parte moderata e in parte media, mentre il Genio Civile di Treviso fa notare come nelle analisi dei progettisti non vi sia un riferimento adeguato a quanto accadde nell'alluvione del novembre del 1966. In un'area che si trova alcuni metri al di sotto del livello del vicino Sile ed in cui, in futuro, dovrebbero pernottare centinaia di studenti, insegnanti ed altro personale, infine, pare non sia stato previsto un piano di evacuazione di emergenza.
  
Obiezioni in materia di consumo del suolo giungono poi dall'Arpav. L'agenzia osserva che con i dati indicati nell'Accordo fra H-Campus e Comune di Roncade non verrebbe affatto rispettato il criterio del saldo zero fra l'abbattimento di immobili esistenti e nuova edificazione (legge regionale n. 11 del 2004) dato che la demolizione della vecchia base militare e di alcune case coloniche in disuso restituirebbe alla superficie agricola appena 6,2 ettari a fronte di occupazione con nuovi edifici e spazi di pertinenza per 24,8. Il conto, insomma, è per tre quarti fuori bersaglio e potenzialmente produttore di “effetti ambientali significativi”. L'Amministrazione comunale, dice l'Arpav, deve intervenire anche per non esaurire con le manovre di Ca' Tron “tutta la superficie agraria trasformabile definita dal Piano di assetto del territorio" (Pat), privando così dell'opportunità soggetti privati in altre parti del comune.
  
In tema di tutela di beni paesaggistici e storici, peraltro, è lo stesso Pat roncadese a definire le aree del Campus “non idonee” anche perché spesso “sotto il livello del mare”, evidenziando la presenza di centuriazioni e paleoalvei. In più, fa notare la Regione, il progetto insiste su una fascia vincolata da due diverse leggi per la presenza dei resti del tracciato romano della Via Annia.
Ancora, le altezze degli edifici proposti, per il loro impatto sul paesaggio, sono giudicate “incoerenti”, il numero di popolazione a regime è valutata in modo incerto ora in 2 mila ora in 3 mila unità, le superfici per le attività ballano fra 27 e 28 mila metri quadrati, le strutture viarie da realizzare sono calibrate su vecchi dati di traffico risalenti al 2012 e manca uno studio acquedottistico e fognario dimensionato su una popolazione di 3 mila persone, tenendo presente che tutta Ca' Tron è priva di fognature. Visto che si intendono utilizzare sonde per il prelievo di acqua sotterranea ad uso geotermico, mancano studi sulle conseguenze nel sottosuolo e nell'ambiente esterno. Per parcheggio, bacino di laminazione e passerella sul Sile previsti a Quarto D'Altino non si può poi prescindere da “una variante al piano ambientale del Parco del Fiume Sile”. Non bastasse, tutta la zona sarà presto inserita in un “Piano paesaggistico regionale dell'arco costiero adriatico dal Po al Piave” di prossima adozione, con tutto ciò che questo comporterà.
  
L'elenco degli elementi per i quali la Regione ha deciso di assoggettare al Vas il progetto H-Campus potrebbe continuare. Si tratta ora di capire quanto tempo sarà necessario ai proponenti per individuare opportune soluzioni e, dunque, se vi saranno ritardi per la società nel divenire pienamente operativa rispetto al piano industriale comunicato agli investitori.

Gianni Favero

da Corriere del Veneto - sabato 4 marzo 2017
   
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