Questa è arroganza
   

 
25 febbraio 2017

 
Vorrei iniziare con la premessa “con il massimo rispetto”, ma l'espressione si limiterebbe solo a riconoscere, eventualmente, la correttezza formale della procedura.
Il che è insufficiente perché il rispetto delle norme tecniche non coincide affatto con il rispetto del senso comune e dell'intelligenza dei cittadini del 21° secolo in un civile paese occidentale, quale ritengo sia il nostro.
  
Perciò il percorso delineato dall'assessore per l'avvicinamento alla nuova piazza non saprei come chiamarlo se non come un forte segnale di arroganza.
Nel tono sembra quasi che la Pubblica Amministrazione abbia tranquillamente riesumato i modelli dei nostri sindaci della Prima Repubblica di cui onestamente non si avverte la mancanza. Quelli del “si fa e si tace” perché “quando le cose sono fatte la gente al massimo brontola un po' nei bar e poi si abitua”.
Ma questo oggi andrà bene per sistemare un marciapiede o una piccola opera complementare. Non per il centro del centro della città.
  
Lo capisce anche un bambino che prevedere un incontro pubblico con i cittadini “per recepire osservazioni e proposte” quando il progetto è già stato preparato, visionato dal sindaco, sottoposto a richieste “di integrazioni e modifiche” e quindi adeguatamente corretto – quando, cioè, il progettista ha già fatto tre quarti del suo lavoro e ha già pronta la parcella – è una presa in giro. Cosa puoi modificare, di sostanziale, dopo? Come puoi essere preparato a contestare qualcosa se, quella sera, è la prima volta che vedi il progetto. Da distante, con le tavole che ti vogliono far vedere, senza uno spaccato sui costi e sui conti e se la data tassativa della sua realizzazione è già stata stabilita?
Raccogliere alla fine un grumo di domande incoerenti da parte di gente per forza di cose impreparata è sempre stato il trucco storico per fingere di rispondere.
Così nessuno può controbattere, contestare, insistere perché altri devono parlare.
Cosa ne sappiamo, ad esempio, del progettista e del suo curriculum?
Sarà bravissimo, certo. Ma quali altre piazze ha disegnato? Si possono andare a vedere?
Lo si può andare a trovare in ufficio o è un conoscente privato e riservato del sindaco?
E' ovvio che due ore di pubblica assemblea, in una sola sera, non esauriscono affatto il livello di concertazione dovuto a chi si senta parte di una comunità moderna e colta come la nostra, e non sollevano il decisore pubblico dal dovere morale di condividere “democraticamente” un progetto pubblico di tale portata.
Un incontro così è uno zuccherino per cavalli scemi.
  
Le domande da porre sono invece decine ed altrettante le risposte che si ha il diritto di esigere.
Non conosciamo, ad esempio, la ragione per cui si opta – par di capire - per una ricopertura con materiale omogeneo di piazza e marciapiedi e non per una manutenzione del lastricato esistente. Non sappiamo la differenza fra i preventivi di almeno due o tre progetti alternativi. O ci si accontenta del primo perché basta applicare un qualche regolamento di stampo asburgico per sentirsi in pace verso gli abitanti attuali e futuri?
Per interventi minori questo Comune, in passato, ha lanciato concorsi di idee.
Per quale folle ragione deve procedere, oggi, come un treno, dopo anni di indifferenza, sulla vera opera che incide sui connotati del centro cittadino? Ha forse fatto proprio il modello operativo – legittimo perché privato – del grande azionista di Ca' Tron, dimenticandosi che un Comune non è un soggetto privato?
  
Da qualche tempo un gruppo di residenti, e non solo del centro storico, si sta riunendo, a cadenza settimanale, per ragionare sulla piazza ed il confronto avviene con grande pacatezza e razionalità. A proposito, chi si voglia aggregare lo faccia sapere con una e-mail a questo sito. Sono stati elaborati finora giudizi molto moderati appunto per la non conoscenza degli elementi. L'intenzione di chiedere un incontro per avviare un confronto serio e puntuale con la Giunta c'è tutta e ci sono tutti gli ingredienti perché questo sia costruttivo.
  
Di fronte ad uno schiaffo come quello appena letto, però, della serie “facciamo noi, vi chiamiamo quando tutto è pronto e scritto”, la percezione che matura è quella di una regressione di questa classe politica locale – nel senso anche minimo del dovere delle buone maniere che si conviene fra concittadini – che trasuda il timore palpabile di un confronto schietto in cui dover replicare a domande chiare.
E se per la piazza del centro si adotta un decisionismo tanto pacchiano, oltre che antistorico, figuriamoci per il resto.
E' una cosa brutta e deludente.
Parlo per me, sono incredulo.
    
Gianni Favero