Le rive mutilate
   
   
Dal Contratto di fiume un censimento delle barriere
Problema trascurato per anni. Ma i margini di recupero ci sono

 
13 aprile 2017

 
Sul tema degli argini preclusi al passaggio pedonale in effetti, come è stato fatto notare, la questione non è semplice ed il limite sta in larga misura sulle opere fisse autorizzate in anni in cui le regole erano blande e l'attore pubblico ha optato per il lasciar correre.
In questo modo sono sorte situazioni che hanno fatto nascere la convinzione, nei proprietari che si sono "impadroniti" di aree demaniali, di aver maturato una specie di diritto. Anche perché, come evidenziato dallo stralcio di intervento che riportiamo, contenuto in un interessante rapporto pubblicato nel sito del Contratto di Fiume "Meolo Vallio Musestre" (prelevabile integralmente cliccando qui), in casi analoghi a volte si è riscontrato come la costruzione di recinzioni e fabbricati in luoghi impropri sia stata autorizzata dagli stessi Comuni.
Non è noto se in questo caso vi sia un placet formale del Municipio di Roncade, come già detto attendiamo lumi.
  
Nello stesso documento realizzato dal Contratto di Fiume nel 2014, in ogni caso, risulta che a Roncade siano stati riscontrati sbarramenti anche sugli argini del fiume Vallio e, per quanto riguarda il Musestre, sembra sia in programma un'indagine capillare dalle sorgenti allo sbocco nel Sile per i prossimi mesi.
Ottenuto un censimento delle occlusioni si tratterà poi di verificare quali siano fisicamente sanabili attraverso la rimozione degli ostacoli e con quali strumenti fare in modo che i responsabili privati degli sbarramenti provvedano a rimediare.
  
  
(...) Partendo dal presupposto che, soprattutto in ambito urbano, le sponde e gli argini fluviali risultano catastalmente privati, il Codice Civile stabilisce che “Il proprietario può chiudere in qualunque tempo il fondo” (art. 841), ma anche che “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità.
Per l’esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo” (art.842). Ad una prima e superficiale analisi, parrebbe quindi che tali opere siano regolari. Ciò però contrasta con quanto stabilito dal R.D. 368/1904 che, all’articolo 133, recita: “Sono lavori, atti o fatti vietati in modo assoluto rispetto ai sopraindicati corsi d'acqua, strade, argini ed altre opere d'una bonificazione: a) le piantagioni di alberi e siepi, le fabbriche, e lo smovimento del terreno dal piede interno ed esterno degli argini e loro accessori o dal ciglio delle sponde dei canali non muniti di argini o dalle scarpate delle strade, a distanza minore di metri 2 per le piantagioni, di metri 1 a 2 per le siepi e smovimento del terreno, e di metri 4 a 10 per i fabbricati, secondo l'importanza del corso d'acqua; ….”. Come si può notare, in tale articolo non viene fatta menzione del diritto di proprietà, in quanto la normativa tende a tutelare l’opera idraulica nel suo complesso, indipendentemente dal fatto che il sedime su cui insiste risulta pubblico o privato.
  
Il problema sta ora nella definizione di “fabbricato”, ovvero il cancello, piuttosto che la recinzione, possono essere considerati “fabbricati”?
Se si intende, come probabile, immaginare che il legislatore intendesse preservare i corsi d’acqua e le sponde dalla realizzazione di “corpi di fabbrica” infissi stabilmente sul terreno, allora anche i cancelli e le recinzioni possono essere ricompresi in questa definizione. Esistono a tal proposito diverse sentenze della Corte di Cassazione (20 maggio 1991 nr. 5670; 5 novembre 1990 n. 10608; 21 giugno 1985 n. 3727; 11 marzo 1981 n. 1981; 2 febbraio 1980 n. 735) le quali stabiliscono che col termine “fabbricato” è da intendersi un qualsiasi manufatto che possieda i caratteri della solidità, della stabilità e dell’immobilizzazione rispetto al suolo.
Inoltre, le stesse Amministrazioni, nella redazione dei propri Piani Urbanistici, hanno spesso omesso l’indicazione delle fasce di rispetto fluviale e dei “vincoli” stabiliti dalle normative sopra richiamate (R.D.368/1904 e R.D. 523/1904) ignorando, di fatto, la valenza dei corsi d’acqua.
Il problema principale risulta, tuttavia, riuscire a porre rimedio a situazioni ormai consolidate da anni. Temi così complessi che vanno a mettere in discussione opere concernenti la diretta proprietà dei cittadini, dei loro beni, sono sempre delicati e non facilmente risolvibili coercitivamente. Molte delle suddette opere (recinzioni, cancelli, fabbricati…) potrebbero essere state realizzate in forza di una Concessione Edilizia rilasciata dall’Amministrazione Comunale.

  
 
    
Roncade.it