Una storia da Basso Impero
   
   
Scuola, esposto al Miur dietro le dimissioni di Patuzzo
In luglio un'inutile ispezione ministeriale. Lei: "Sto bene, non ho chiesto aspettative o prepensionamenti".
Solidarietà da sindaco Monastier

 
22 ottobre 2016
 
Il giallo della preside. L’ispezione del Miur dietro le dimissioni
  
Un’ispezione ministeriale. Si infittisce il giallo sulle dimissioni della preside dell’istituto comprensivo di Roncade, Monica Patuzzo. Pare che una famiglia avesse chiesto che il proprio figlio, con disabilità cognitive, potesse frequentare un altro anno di scuola materna prima di passare alle elementari e che la dirigente, consultatasi con l’ufficio scolastico regionale, avesse ritenuto che non vi fossero le condizioni. La famiglia però, insoddisfatta, si sarebbe rivolta al Comune di Roncade che aveva suggerito alla preside di rivedere la sua decisione. La dirigente avrebbe nuovamente motivato il suo no ed ecco gli ispettori del Ministero arrivati a Roncade nel mese di luglio (di solito questa procedura avviene solo per casi molto gravi). Ad agosto sono arrivate le dimissioni di Patuzzo, nonostante il Miur avesse dato ragione alla preside. La dirigente ieri era a scuola. Nessun commento, solo una precisazione: «Non sono malata, non ho chiesto un’aspettativa e non ho chiesto il prepensionamento», smentendo di fatto la dirigente regionale Beltrame. A Patuzzo arriva la solidarietà del sindaco di Monastier Paola Moro: «Sono rimasta molto colpita dalle dimissioni e mi dispiace, abbiamo sempre lavorato in ottima sintonia, è una persona capace e di grande sensibilità».
 
Silvia Madiotto - da "Corriere del Veneto"
 

 
21 ottobre 2016

 
Ci sarebbe anche un'ispezione del Ministero dell'istruzione (Miur) eseguita lo scorso luglio nell'istituto comprensivo di Roncade-Monastier alla base della scelta di Monica Patuzzo, dirigente della scuola, di presentare le sue dimissioni.
Le quali risultano firmate ufficialmente il 25 agosto nonostante l'esito del controllo ministeriale disposto nei confronti del suo operato abbia riconosciuto in toto la validità delle sue ragioni rispetto al fatto che le era stato contestato.
  
Ma andiamo con ordine, ad iniziare dalle dichiarazioni di Patuzzo rese oggi: “Non sono malata, non ho chiesto aspettativa, non ho chiesto il prepensionamento” afferma la preside, facendo luce innanzitutto sulla quantità di inesattezze espresse anche da fonti normalmente autorevoli per interpretare la sua scelta.
Sulle ragioni autentiche la dirigente si riserva di fornire spiegazioni formali nei prossimi giorni, rimandando la ricostruzione di quanto avvenuto alle testimonianze di altri rappresentanti del corpo docente il quale appare piuttosto compatto nel difendere la sua posizione.
  
E' l'agosto del 2014 quando Patuzzo, 48 anni, insegnante di matematica e fisica al liceo “Leonardo da Vinci”, di Treviso, città in cui risiede, dopo il superamento di un concorso, assume la carica di dirigente a Roncade. Il suo modo di operare, di algebrica essenzialità, si distingue subito dalla preside precedente, Annamaria Pietrobon, nel frattempo andata in pensione, in particolare per i rapporti con l'Amministrazione comunale.
Patuzzo evita di partecipare a cerimonie ed eventi pubblici e mantiene una linea di autonomia anche nei rapporti interpersonali con sindaco e assessore alle politiche scolastiche, Sergio Leonardi, quasi a voler ribadire l'importanza di quel solco che garantisce l'indipendenza della formazione rispetto ad ogni ambiente politico. La paratoia ermetica che pone fra scuola e municipio, ricordano i collaboratori più stretti, arriva ad esempio a farle decretare l'assoluta libertà delle famiglie di procurarsi i testi scolastici dal fornitore che preferiscono, saltando dunque una specie di “convenzione” istituita dal Comune con particolari centrali di acquisto.
Per motivi analoghi, Patuzzo si dimostra sostanzialmente indifferente a pratiche come le riunioni del Consiglio comunale dei ragazzi nella scuola media o analoghi momenti di sinapsi fra il mondo dell'istruzione e quello del municipio, anche perché, in simili contesti, non manca mai la presenza di soggetti a vario titolo collegati al palazzo comunale.
  
La preside, insomma, difende il criterio di una netta separazione di ruoli e funzioni e questo, a quanto pare, è poco gradito a chi interpreta il fare amministrazione come un meccanismo che avvolge a sé con rapporti organici (e dunque controllabili) i centri di aggregazione sociale sul territorio quale, appunto, una scuola è.
“Quello che mancava era solo il casus belli – spiega oggi una professoressa – e questo è arrivato la scorsa primavera”.
Cosa succede? I genitori di un soggetto portatore di handicap, residenti in una frazione, chiedono la possibilità di trattenere il minore alla scuola materna un anno in più. La posizione è vagliata dalla preside e dai collaboratori titolati a valutare la questione, ed un parere è richiesto anche all'ufficio scolastico territoriale (il vecchio Provveditorato). L'esito è negativo da tutte le parti per una semplice applicazione delle normative in materia, ma questo pare non bastare alla famiglia. Così, è sempre il racconto dei colleghi della ormai ex dirigente, i genitori si rivolgono all'amministrazione comunale la quale assicura il proprio interessamento cercando di far cambiare idea alla dirigenza scolastica. Ma ancora con un nulla di fatto: niente di personale, se non si può non si può.
  
La faccenda sembra conclusa ma ecco che (sorprendentemente, dato lo spessore minimo del caso rispetto agli episodi di solito più seri per i quali si scomodano gli uffici governativi) si muove l'Ufficio scolastico regionale del Veneto, braccio operativo del Miur, e la conseguenza è un'ispezione, che arriva a luglio. Nel documento scritto con cui Patuzzo spiega ai commissari ministeriali il perché della sua posizione sulla questione ci sono, in appoggio, le firme di 143 insegnanti su 148 in servizio. Alla fine anche gli ispettori concordano con la scelta e riconoscono le ragioni di Patuzzo, “assolvendola” da ogni accusa ma è troppo tardi per riaggiustare il clima.
  
“La percezione di una battaglia aperta nei suoi confronti – spiegano ancora al civico 24 di via Vivaldi – aveva reso insostenibile per lei la prospettiva di una continuazione del servizio. E si tratta di un clima già assaporato quando, un paio di anni fa, si dimise in blocco e senza spiegazioni ufficiali, il precedente Consiglio di Istituto”.
Patuzzo dunque ha deciso di licenziarsi e, per tornare a fare la professoressa, di ricominciare da capo, il prossimo anno, mettendosi in lista fra i supplenti.
  
Naturalmente questa è la versione ottenuta in una piccola indagine di poche ore nell'ambiente della scuola. Se gli altri soggetti chiamati in causa ritengono che il racconto della vicenda sia  diverso da quello qui tratteggiato, è sottinteso che siamo sempre disponibili a raccogliere integralmente le loro versioni.
 
Roncade.it