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Lunedì
2 maggio
2016

 

Orlando, Toni e Tano

Quando la pensione è il momento di tornare in trincea
Il dottor Schiappa, classe 1938, lasciato l'ambulatorio otto anni fa, oggi cura i suoi romanzi ed opere teatrali
  
Dopo una vita di lavoro, finalmente il tempo di approfondire una grande passione. Sembra banale, lo fanno tutti i fortunati, quelli che godono di una salute discreta e di una pensione decente.
Ma il caso del dottor Orlando Schiappa è a parte, perché il suo mestiere coincideva col cercar di far star meglio la gente e adesso si concentra sul far star meglio se stesso.
  
Da otto anni, quindi, scrive. Scrive con regolarità, s’intende, prima riusciva a farlo solo saltuariamente. Ha cinque romanzi nel cassetto, già a buon punto se non ultimati. Altri lavori, tra romanzi, poesie e opuscoli divulgativi, sono già stati pubblicati. E poi le opere teatrali, tante.
Una delle sue sceneggiature ha visto il palcoscenico dell’antica chiesa di San Cipriano il 16 aprile scorso, “Toni e Tano in trincea”.
L’intento è stato quello di commemorare la prima guerra mondiale. “Centodieci sedie, tutte coperte. Una soddisfazione.” Probabilmente anche Silea e Quarto d’Altino ospiteranno la performance in un futuro prossimo.
  
Il dottore racconta con quel sorriso umile ma sicuro che lo contraddistingue. “Ho un piccolo grande rimpianto - puntualizza in sordina - ed è quello di non aver iniziato prima a scrivere. Molti ormai lo fanno, uno su due credo - e ride ma pochi lo sanno far bene. Avessi iniziato prima, magari adesso avrei imparato il mestiere decentemente.”
   
Classe 1938, dal 2008 in pensione, il dottore arriva a Roncade solo dopo aver esercitato la professione tra Italia e Svizzera. Mai fermo.

Nasce a Baia Domizia e ci rimane solo per far felice mammà fino all’incirca a trent’anni.
A 22, però, il padre lo spedisce in un monastero a Napoli. La sua colpa? Quella di essere un socialista a casa di un ex gerarca fascista. Il sangue caldo va domato subito, avrà pensato l’ardito genitore, vedendo che il figlio non organizzava solo i balli in spiaggia con l’elezione della miss del momento, ma agitava gli animi con idee poco consone al gene paterno.
  
Dopo la laurea Orlando Schiappa approda a Zurigo e a Basilea, assorbendo le innovazioni in campo medico che fanno della Svizzera un Paese avanti un decennio rispetto all’Italia. E poi Bergamo, Genova, Roma, San Donà di Piave, Monastier e Treviso.
  
Il Veneto gli è fatale. A San Donà incontra la moglie Gabriella, caposala nell’ospedale locale, e nel Veneto rimane per far contenta lei che non ne vuole sapere di lasciare la sua terra. Ci fa due figli, Giada e Matteo.
Così, dopo essersi occupato a Treviso di fisiokinesiterapia, massoterapia e agopuntura - allora qui pressoché inesistenti - inizia a fare il medico di base prima a Vallio e a San Cipriano, e poi prende il posto del dottor Totera.
 
Ma, di nuovo e sempre, il ritornello. “Avrei potuto fermarmi prima”.
  
La grande passione sviluppata solo dopo la quiescenza gli lascia il piccolo grande rammarico che gli fa dire persino “penso agli esodati. Coloro che perdono il lavoro, certo, affrontano un periodo difficile. Ma una riflessione personale mi porta a consigliare loro di esaminare bene la propria situazione, e di seguire le proprie passioni. Possono ancora cambiare vita, ne hanno l’opportunità, la freschezza mentale e l’instancabilità. Possono farcela”.
                        
  

Aldina Vincenzi

  

 
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