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Martedì
19 luglio
2016

 

Addio Biancade ingrata

Sartor: "Tanta disistima non è sopportabile"
L'ex sindaco risponde a chi lo accusa di segnalazioni archeologiche fantasma: "non sono così stupido"
  
La sospensiva dei lavori appena avviati per il Centro Polivalente “Beato Enrico da Bolzano” nella Parrocchia di Biancade, disposta dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto, richiedendo un’indagine archeologica, è stata da me oggi chiarita nei termini che di seguito esporrò.
Premetto che in giornata mi sono interessato alla problematica muovendomi su più fronti, innanzitutto per capire la dinamica dei fatti e poi per contrastare la disinformazione sparsa a piene mani da non pochi Biancadesi, secondo i quali sarei io il promotore dell’intervento della Soprintendenza.
Cosa del tutto infondata.
  
Oggi mi sono recato all’Ufficio Tecnico Comunale, poi ho contattato l’archeologo che sabato ha eseguito l’indagine con quattro carotaggi, quindi ho contattato l’Ispettrice di Zona della Soprintendenza di Padova dottoressa Bressan, infine ho avuto un confronto diretto col parroco di Biancade, col quale ieri avevo avuto già un colloquio telefonico.
Sulla scorta dei contatti avuti sono pervenuto alle seguenti conclusioni:
  
1. Non c’è stato nessun malinteso, come qualcuno sospettava, di scambio con un’altra località interessata da problematiche archeologiche, tipo S. Cipriano Vecchio o Castello di Biancade.
  
2. A muoversi è stata per prima la Soprintendenza Archeologica, la quale si è attivata su Biancade perché le è stato inviato il progetto del Centro Parrocchiale (invio disposto da un ente pubblico, di certo, non so se dal Comune o più probabilmente dalla Soprintendenza ai Monumenti, alla quale l’elaborato è stato trasmesso direttamente dalla Parrocchia).
  
3. Soprintendenza e Comune mi hanno spiegato che si tratta di una prassi comune e che non c’è tanto da meravigliarsi, tanto che anche alla parrocchia di Roncade è stata data analoga prescrizione per l’ex Cinema “Vittoria” accanto alla chiesa.
  
4. A fronte della mia osservazione che sul sito di Biancade mai sono stati però rinvenuti oggetti di natura archeologica, la funzionaria della Soprintendenza mi ha spiegato che la valutazione sul “rischio archeologico” viene da loro fatta anche in assenza di reperti, in base a una valutazione generale del sito e della zona in cui esso si colloca. Nel caso di Biancade (e anche di Roncade) – dicono – si è a ridosso di un insediamento antico come la chiesa e in un contesto che ha già restituito reperti di epoca romana (e questo è messo per iscritto nella comunicazione della Soprintendenza alla Parrocchia).
  
5. Quali siano questi reperti romani nessuno di noi lo sa di preciso, ad oggi. Si scrive pure che in Soprintendenza esiste una scheda, della quale i progettisti della Parrocchia hanno richiesto copia. Vedremo a cosa si riferiscono.
  
6. Ritengo che tali reperti possano essere quelli rinvenuti nel 1983 in via Darj, tra casa Busato e le Scuole Elementari attuali: una canaletta di scolo in laterizio romano da me scoperta e scavata dalla Soprintendenza, attualmente custodita entro una cassa nella saletta adiacente la Sala Consiliare di Roncade. Il sito di via Darj è abbastanza lontano dall’area feste della Parrocchia, ma probabilmente la valutazione fatta dalla Soprintendenza, su base cartografica, non la vede lontana. Questione di punti di vista.
  
7. Questi sono gli elementi in base ai quali la Soprintendenza si è mossa. Nessun si è attivato con segnalazioni di cose del tutto inesistenti.
  
8. Si sa bene, infatti, che il sito interessato dal progetto era posto ai margini di un’ansa del fiume Musestre rettificata nell’Ottocento e che la Vallesella era molto bassa, semi-paludosa, tanto che negli anni Sessanta vi fu riportato molto terreno, per bonificarla. Io stesso ricordo di averci fatto gimkane con la bicilettina, come tanti bambini biancadesi dell’epoca. Motivo per cui io per primo so bene che lì è altamente improbabile possa esserci stato uno stanziamento umano.
  
Personalmente mi ha molto colpito che il paese, quasi all’unisono, abbia ritenuto che a “bloccare i lavori” sia stato Ivano Sartor.
E questo senza che nessuno abbia sentito il bisogno di contattarmi, di domandarmelo direttamente. Insomma, una condanna senza processo.
Solo un vero amico mi ha informato, quando le “voci” erano ormai generalizzate.
Evidentemente è questo il livello di stima che mi riserva il mio paese.
Chi poteva silenziare il chiacchiericcio non si è posto il problema di evitare che una persona del tutto ignara di quanto stava avvenendo alle sue spalle venisse offesa con sospetti del tutto gratuiti.
  
Mi offende la patente di “stupido” che in questo modo il paese mi appioppa. Cosa mai è, infatti, uno che segnala rinvenimenti archeologici del tutto inesistenti e fantasiosi?
Ormai il danno è fatto e altro non mi resta da fare che “scuotere la polvere dai calzari”, come dice Paolo, e andarmene.
Sono convinto che non riuscirò a convincere tutti sulla mia estraneità. E mentre la ribadisco con vigore, pur tuttavia ho consapevolezza che la denigrazione lascia comunque il segno.
Con quale faccia potrei presentarmi in paese sapendo che rimane sempre qualcuno che dubita che l’autore della spregevole segnalazione alla Soprintendenza sia stato io?
Per di più si è detto in giro che avrei fatto perfino rimuovere le strutture provvisorie della sagra, quando nemmeno mi sarei sognato una cosa del genere (qualcuno in qualche riunione in Comune l’ha accennato, senza cattiveria, ma non ero io).
  
Se tanta è la disistima che godo in Biancade, allora mi resta che decidere di concludere ogni mia collaborazione culturale col paese.
Ritengo di dover in questo modo difendere la mia onorabilità e perfino, se si vuole, la memoria storica di quanto ho fatto per la parrocchia da storico e da pubblico amministratore, dai restauri dei dipinti, all’impegno del restauro della chiesa di Castello (con finanziamenti mossi in Cassamarca e in Soprintendenza), all’edificabilità dell’ex campo di calcio in via Collalto, grazie alla quale si è potuto realizzare l’Asilo Nido Integrato, fino all’impegno del 2015 per il centenario del Beato Erico.
Per la serietà che ho sempre cercato di osservare, onorerò gli impegni già assunti, con le Scuole per il 40°, con gli Alpini per il centenario della Grande Guerra e con gli Amici dei Musei che verranno in visita.
Poi mi dedicherò ad altro.
  
Mi spiace per i molti amici che mi stimano o che in questi giorni non mi hanno condannato preventivamente. Per loro ci sarò sempre, a livello personale.
                                  
  

Ivano Sartor

  

 
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