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Martedì
21 giugno
2016

 

Ma quanti bei Pinocchi

Sulla presunta archeologia alla fine si edifica
Nel 2011 era solo sistemazione agraria, oggi fra chiesa e Fabbrica, a San Cipriano, sorgono villette
  
"I lavori in atto non riguardano attività edilizia propedeutica alla realizzazione di nuove costruzioni né, del resto, sarebbe possibile lì edificare visto che l’attuale strumento urbanistico la destina quale “zona agricola non integra comprendente, in parte, ambiti territoriali cui attribuire i corrispondenti di tutela, riqualificazione e valorizzazione”.
 
E' la risposta che il 14 aprile 2011 il vicesindaco, Giorgio Favero, diede ad un interrogativo posto il 5 aprile precedente da Ivano Sartor, all'epoca privo di cariche politiche comunali, in merito alla natura di "lavori di movimento terra sull’area compresa tra la storica 'Fabbrica' e la chiesa vecchia di San Cipriano", la quale, sempre secondo Sartor, avrebbe avuto un potenziale interesse archeologico.
  
La stessa area, tuttavia, come documentato dalla foto a fine pagina, è oggi soggetta ad una lottizzazione con la previsione di realizzare una serie di cinque villette singole o bifamiliari, in base a quanto precisa l'agenzia incaricata della vendita dei lotti.
Il dibattito sul destino di quella superficie in tempi recenti fu oggetto di scambi di messaggi che nel 2006 coinvolsero altri oggi ex consiglieri (Paolo Giacometti, Silvana Crozzolin, e altri), e, soprattutto, fu il tema di un consiglio comunale, il 28 dicembre 2005, in cui venne, pur faticosamente respinta, la proposta della immobiliare "Duemme" di edificare su quell'area. La vicenda era condensata nell'Osservazione n.69 al Piano regolatore di allora.
Cioè la stessa società di San Biagio di Callalta che oggi, al contrario, può edificare liberamente.
  
Le domande sono: quanti Pinocchi esistono in questa vicenda? L'archeologia e la storia sono concetti seri oppure fantasiose stratificazioni di congetture da impugnare più o meno vigorosamente a seconda di opportunità di altra natura?
  
Se allora fu sollevata tutta quella discussione, cioè, come mai in questo caso, ad esempio per Ivano Sartor e per gli altri nomi qui riassunti, il tema può filare via liscio?
In sostanza, è stato perso tempo in chiacchiere inutili e infondate allora o delle possibili testimonianze storiche sepolte là sotto - e sono bastati dieci anni - non importa più niente a nessuno?
  
Infine - e il pensiero qui va a quella schiera di giovani consiglieri di tutti i gruppi sui quali gli elettori, nel 2014, riposero aspettative quantomeno di novità e di trasparenza rispetto al passato - avete un'idea di quanto un cittadino normale, di intelligenza normale e di attenzione normale verso l'amministrazione del suo paese, in assenza di spiegazioni su casi come questo, si possa sentire come al solito in balìa di personaggi ai quali, a prescindere, non debba più prestare fiducia?
                              
  

Roncade.it

 
21 giugno 2016
  
Confermo in modo perentorio che da quell'area proviene uno dei più importanti reperti paleoveneti: l'unica iscrizione su pietra in venetico trovata fuori degli ambiti cittadini. Il reperto, pubblicato da eminenti studiosi come Pellegrini e Prosdocimi, è ancora in possesso del suo rinvenitore, il prof. Galliazzo, eminente docente universitario emerito di archeologia. Lo chiamai a Roncade per tenere una conferenza in merito (al Centro Diurno per Anziani). Stamane passando del tutto casualmente per via Trento Trieste ho visto il cantiere di sterramento. Mi sono fermato, ho dato un'occhiata dall'esterno e fatto fotografie. Sto interessando un Ispettore onorario della Soprintendenza.
Certo che i pinocchi di questa vicenda sono tanti, anche quelli che nel 2004-2005 dicevano che comunque le operazioni di scavo sarebbero state assistite dalla presenza di un rappresentante della Soprintendenza Archeologica. Infatti: lì non c'era nessuno. Tranne l'operatore della scavatrice!
Ma siamo proprio destinati a perdere tutto?
  
Ivano Sartor

  
  

 
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