FB.jpg (3148 byte)

   
Giovedì
14 aprile
2016

 

Salvataggio in piscina

Sconto comunale di 45 mila euro per Roncadenuoto
La società ne perde 90 mila l'anno. A rischio servizio, occupazione e rate di due mutui
  
Piscine in profondo rosso ma il Comune le “salva” riducendo dell'85% il canone che la società di gestione deve annualmente alla amministrazione roncadese.
Lo ha deciso ieri sera il Consiglio comunale approvando una bozza di accordo raggiunta nelle settimane scorse fra il municipio e l'Associazione temporanea di imprese “Roncadenuoto” che gestisce l'impianto dal 2002.
In sintesi, nel solo 2015 la società avrebbe perso circa 90 mila euro, i quali si sommano ad altri passivi accumulati a partire dal 2012 (in tutto qualcosa come 200 mila euro), facendo dunque sapere di non essere più in grado di versare alle casse pubbliche i 53 mila euro dell'offerta con cui si aggiudicò l'appalto ventennale in scadenza nel 2021.
  
Motivo? Probabilmente più di uno.
La causa “esogena” è individuata nella moltiplicazione di impianti natatori alla quale si è assistito negli ultimi anni nell'area di maggiore provenienza degli utenti. Dai tre fra Treviso e San Donà di Piave del 1997, anno in cui le piscine di Roncade entrarono in funzione, si è passati ai 12 di oggi, dunque la concorrenza si è fatta serrata. A questo, segnalano i gestori, andrebbe aggiunta la contrazione della capacità di spesa delle famiglie diventata più acuta dal 2009 in poi, perciò una minore frequenza dei clienti con punte di 3 mila presenza in meno su poco più di 8 mila in un solo anno.
Il problema interno, invece, secondo gli interventi di alcuni consiglieri di opposizione, sta invece in una incapacità imprenditoriale della Ati, la quale non avrebbe interpretato con sufficiente flessibilità le mutate abitudini dei frequentatori, irrigidendosi su schemi di orari incompatibili con la disponibilità di tempo di questi ultimi. La società non avrebbe poi cercato di evolvere il servizio con nuove prestazioni, senza mai investire, in ogni caso, in idonei canali di comunicazione pubblicitaria dell'offerta.
  
Dunque? Un parere legale chiesto per verificare la sussistenza della eccessiva onerosità del canone lamentata da Roncadenuoto ha dato un verdetto salomonico. Se hai perso 90 mila euro in un anno, dicono gli avvocati, la colpa è per metà tua e per metà di cause imprevedibili.
Così il Comune ha deciso di scontare quest'ultima componente, ossia 45 mila euro, dai 53 mila del contratto.
Il male minore, è stato calcolato.
Perché l'impianto altrimenti rischierebbe di chiudere almeno fino a quando non fosse trovato un nuovo gestore, perché in ogni caso anche al nuovo non potresti chiedere un canone del genere, perché così si prova almeno a salvare una trentina di posti di lavoro e perché, per dirla tutta, Roncadenuoto sta pagando le rate di due mutui per i lavori di ampliamento della struttura. Il primo direttamente ma con la fidejussione del Comune, il secondo in termini di rimborso delle rate di un finanziamento accordato al Comune stesso. Insomma, se Roncadenuoto chiudesse, le conseguenze per la cassaforte cittadina diventerebbero più pesanti rispetto ai 45 mila euro che si è scelto di condonare per i prossimi sei anni.
  
In dissenso rispetto a questo principio si sono espressi Ivano Sartor e Boris Mascia. Il primo, fra gli altri argomenti, segnala una possibile scorrettezza nei confronti dei concorrenti che nel 2002 persero la gara a causa della migliore offerta della Ati vincitrice, la quale, però, oggi può sopravvivere solo grazie alla ciambella di salvataggio dei soldi dei roncadesi.
Il secondo non gradisce invece l'atteggiamento di Roncadenuoto, società che avrebbe posto le condizioni per continuare ad operare come se il manico del coltello fosse dalla sua parte.
Tutti gli altri hanno votato a favore.
                        
  

Roncade.it

  

 
Condividi su Facebook