Oh Maria
   
   
I 115 grammi del 19enne dicono alcune cose
E' il momento di cambiare strategia, sul Parco del Musestre troppo laissez faire

 
1 settembre 2016

 
Non è il caso di enfatizzare ma su certi temi le riflessioni, con prudenza e a mente fredda, occorre affrontarle.
Il dato di fatto oggettivo è che nel Parco del Musestre non si registrano più solo danneggiamenti come scritte a spray, incendi e sradicamento di panchine o abbattimenti seriali di cestini della spazzatura ma circola anche dello stupefacente.
I 115 grammi di marijuana trovati tre sere fa dai carabinieri nello zainetto di un ragazzo di 19 anni, incensurato, roncadese d'origine e residente in una frazione, dichiarano alcune cose.
   
In primo luogo che quella sostanza doveva essere venduta e che avrebbe portato, frazionata in dosi per la cessione al minuto, a ricavi non lontani dal migliaio di euro. Cifra non invisibile se la porta a casa un figlio poco più che maggiorenne.
In seconda battuta che una simile quantità di droga circola normalmente in contesti in cui il flusso di acquirenti è collaudato. In altre parole, a meno che non fosse destinata all'ingrosso ad un unico compratore (ma il bilancino trovato in casa dell'indagato fa pensare a qualcosa di diverso) che lo spaccio nel Parco non è un fenomeno recente.
Il terzo ragionamento conseguente è che se non si fossero derubricati certi segnali osservati in quel giardino pubblico come bravate di gente annoiata magari lo shopping della canna si sarebbe interrotto prima.
  
Quest'ultima considerazione, è vero, è un po' azzardata perché non è certo se chi si occupa di marijuana appartenga anche alle bande di spaccapanche. Però in duecento metri di argine, di notte, non è che si possa pensare ad un perfetto isolamento fra i due fenomeni.
Certo la marijuana non è eroina (ce n'era parecchia 30 anni fa) e non è cocaina (bisogna cercare fra gente un po' più furba e adulta, poco lontano), ma non è il caso di discutere sul mai risolto confine fra droghe leggere e droghe pesanti.
  
Al di là delle conseguenze penali per il ragazzotto, che adesso paga per tutti, il segnale di un peggioramento del contesto nel Parco è arrivato e con esso il dovere di ammettere che la strategia soft di dialogo con le frange di gioventù borderline è stata volonterosa (valeva la pena di tentare, è sensato) ma insufficiente.
 
Roncade.it