Soldi pubblici a chi ne ha
   
   
M5s: "Genitori agiati, non chiedete borse di studio"
Respinta la proposta dei grillini di riservare i premi comunali ai ragazzi meritevoli delle scuole pubbliche

 
11 novembre 2016

 
Come a volte ci capita, su segnalazione di cittadini, abbiamo affrontato un tema da loro proposto.
Il tema, questa volta, riguardava le "borse di studio": nello specifico veniva lamentato il fatto che a Roncade queste fossero state assolutamente stravolte dal loro originario proposito e significato per divenire un premio in denaro a studenti meritevoli indifferentemente se iscritti a scuole pubbliche o private e indifferentemente se coinvolti in difficoltà economiche presenti all'interno della famiglia di appartenenza.
  
Ci siamo quindi posti delle domande: "Cos'è una borsa di studio?"; "Cosa dice la Costituzione in merito?".
Dopo varie ricerche siamo giunti a questa sintesi condivisa: una borsa di studio è un finanziamento agli studi che viene concesso a studenti meritevoli nel caso che non dispongano di adeguato sostegno economico da parte della propria famiglia.
Inoltre, nell'art. 34 della Costituzione si legge: (...) " I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso."
Abbiamo recepito poi come l'eliminazione delle disuguaglianze economiche che impediscono di fatto l'accesso ai più alti gradi dell'istruzione sia compito della Repubblica, che deve attivarsi per garantire effettivamente il diritto allo studio con una serie di provvidenze, elargizioni ed aiuti finanziari alle famiglie degli studenti bisognosi, e poiché lo Stato non può garantire provvidenze per tutti gli studenti, sono stati stabiliti dei criteri oggettivi (reddito, numero dei componenti la famiglia, meriti studente ecc.) per formare graduatorie degli aventi diritto.
  
All'art. 33 della Costituzione leggiamo: "(...) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato (...)".
Quando l'obbligo scolastico viene assolto lo Stato interviene, a garantire l'uguaglianza di cui all' art. 3 della Costituzione, ma solo se ricorrono entrambi i presupposti del merito e dell'assenza di mezzi.
  
In sintesi: una borsa di studio, legata al merito, non può essere elargita se non legata anche ad una difficoltà di reddito e se qualcuno decide l'iscrizione ad una scuola privata deve sapere che non può avere elargizioni dal pubblico che comporti un aggravio del bilancio.
Abbiamo quindi prima inviato ai vari comitati genitori la nostra proposta di modifica del regolamento per l'assegnazione delle borse di studio che fosse più in aderenza con i principi originari delle stesse e con quanto tutelato ed espresso nella Costituzione, e poi abbiamo fatto la proposta di modifica in Commissione 3ª che è stata discussa il 27 Ottobre.
Purtroppo, senza alcuna sorpresa, TUTTO è stato rigettato, nulla accolto nonostante avessimo spiegato in quella sede che il merito, svincolato dal reddito, poteva e anzi doveva comunque venire premiato con altre formule (attestato, medaglia...), ma le borse di studio dovevano venire attribuite ai meritevoli, iscritti nella scuola pubblica e con difficoltà economiche.
  
A questo punto non ci resta che fare un accorato appello ai genitori sensibili e che fortunatamente non vivono una situazione di difficoltà economica i quali, con un gesto di  civiltà, potrebbero decidere di non richiedere la borsa di studio per il figlio meritevole e "liberarla" a favore di chi ne ha maggior bisogno.
Si renderebbe anche necessario, inoltre, che l'amministrazione cambi la dicitura "Borse di studio" con qualcosa di più aderente al loro concetto di elargizione pecuniaria in contesto scolastico, tipo "Premio in denaro per studenti meritevoli".
   
Movimento 5 Stelle